  {"id":24546,"date":"2024-02-05T12:06:13","date_gmt":"2024-02-05T11:06:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=24546"},"modified":"2024-02-05T16:11:32","modified_gmt":"2024-02-05T15:11:32","slug":"il-colpo-di-spugna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=24546","title":{"rendered":"Il colpo di spugna"},"content":{"rendered":"<p>Qualcuno di voi ritiene credibile che, quando nel corso del 1993 furono compiuti gli attentati mafiosi, nessuno degli esponenti del governo avesse consapevolezza del ricatto mafioso a suon di bombe? Se s\u00ec, allora farete bene a non avvicinarvi nemmeno di striscio al nuovo libro di Saverio Lodato e Nino Di Matteo; perch\u00e9 con il loro <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/colpo-di-spugna-trattativa-stato-libro-nino-di-matteo-saverio-lodato\/e\/9791222500164?inventoryId=595709357&amp;queryId=5aed4cb71233e066b414b249a2feef11\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201ccolpo di spugna\u201d<\/a> criticano senza alcuna remora la sentenza di Cassazione che ha mandato assolti \u201cper non aver commesso il fatto\u201d tutti gli imputati nel processo sulla trattativa Stato-Mafia. Critiche pi\u00f9 che legittime \u2013 principio peraltro ribadito anche dalla sentenza del 9 marzo della Corte europea dei diritti dell\u2019Uomo di Strasburgo &#8211; ma che dalle nostre parti, dai nostri media spesso vengono interpretate in maniera particolare: incriticabili quando si assolve un potente, criticabili quando si condanna un potente. L\u2019abbiamo gi\u00e0 visto con le vicissitudini giudiziarie di un celeberrimo imprenditore sceso trent\u2019anni fa in politica.<\/p>\n<p>Ma quello che pi\u00f9 interessa del libro intervista di Lodato- Di Matteo, oltre al vademecum sull\u2019intera vicenda della trattativa, sono le motivazioni alla base del dissenso di Di Matteo (e di Lodato), che fino ad ora sono state coperte dal quasi unanime plauso della grande stampa sull\u2019esito della vicenda, con tanto di insulti nei confronti dei pubblici ministeri come appunto Di Matteo. Plauso che viene interpretato come vizio ormai secolare dell\u2019informazione <em>mainstream<\/em> \u201ccapace di rappresentare e consolidare nell\u2019opinione pubblica una verit\u00e0 preconfezionata che falsifica o ignora quella reale. \u00c8 accaduto con il processo Andreotti e, in modo diverso ma ugualmente subdolo, con le vicende giudiziarie che hanno riguardato Marcello Dell\u2019Utri\u201d (pp.24). In pratica, una sorta di autodifesa collettiva di tutta la classe politica, ben supportata dai giornalisti di riferimento. Il punto centrale del \u201ccolpo di spugna\u201d rimane, a prescindere da tutte le necessarie denunce nei confronti di tutti i denigratori (\u201cIl Foglio\u201d, Giuliano Ferrara, il prof. Costantino Visconti che si augura che Di Matteo e Lodato non vengano pi\u00f9 invitati a parlare nelle scuole) la contestazione, in punta di diritto e di logica, della sentenza della Cassazione che ha mandato definitivamente assolti Mori, Subranni, De Donno e Dell\u2019Utri.<\/p>\n<p>Innanzitutto si osserva, a differenza di quanto riferito dai media (\u201cLa trattativa Stato-mafia non \u00e8 mai esistita\u201d), che fin dalla sentenza di appello, pur assolvendo gli imputati, \u00e8 scritto che la trattativa fu effettivamente portata avanti, ma senza dolo, in quanto \u201cmossi da intenzioni bonarie\u201d (pp.85). Sentenza di secondo grado che, come ricorda Lodato, pur trattando con parole dure Mori e De Donno come \u201cdue ragazzacci che hanno strafatto\u201d, giunge a mettere nero su bianco che non fu ordinata \u201cla perquisizione del covo di Riina in via Bernini per lanciare un segnale di pace con Bernardo Provenzano che in quel momento era latitante\u201d (pp.91).<\/p>\n<p>La Cassazione invece \u00e8 andata oltre. Anzich\u00e9 limitarsi a un rigoroso controllo di legittimit\u00e0 della sentenza di Palermo, rigettando anche la richiesta di ulteriori approfondimenti, ignorando addirittura il contributo di conoscenza offerto da Napolitano, riconducendo \u201cl\u2019operazione Ciancimino\u201d ad una normale attivit\u00e0 di polizia giudiziaria, ricostruisce letteralmente fatti gi\u00e0 accertati, arrivando \u201ca sostenere che non c\u2019\u00e8 prova che il governo, anche uno solo della compagine governativa, abbia avuto consapevolezza del ricatto mafioso a suon di bombe e attentati\u201d (pp.41). In sostanza, come nel caso dell\u2019assoluzione di Dell\u2019Utri, oltretutto si sarebbe assistito ad una parcellizzazione delle valutazioni, isolando i fatti gli uni dagli altri, \u201cprassi diffusa quando non si vogliano assumere decisioni delicate che rischiano di diventare dirompenti\u201d (pp.58). Proprio la prassi osteggiata da Falcone e Borsellino, i primi a capire \u201ccon il maxiprocesso, che spezzettare e atomizzare le indagini su singoli fatti criminosi aveva da sempre costituito un metodo fallimentare, favorendo l\u2019impunit\u00e0 di mafiosi e loro complici\u201d (pp.59).<\/p>\n<p>Invece un approccio di questo tipo, con l\u2019accettazione del dialogo tra Ciancimino e Mori, secondo Di Matteo, rappresenterebbe un vero e\u00a0 proprio riconoscimento dell\u2019autorit\u00e0 mafiosa da parte dello Stato. Opinione peraltro condivisa da tutti quei cittadini che fino ad ora non si sono fatti influenzare da quelle gogne mediatiche che hanno colpito per anni i pubblici ministeri del processo e che soprattutto, come ci ricorda Lodato, sono pi\u00f9 che consapevoli del monito sottostante l\u2019operato dei cortigiani: \u201cIl Potere non si tocca, i potenti, anche se colpevoli, hanno da restare impuniti; i magistrati non possono spingersi oltre la cattura dei ladri di galline\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcuno di voi ritiene credibile che, quando nel corso del 1993 furono compiuti gli attentati mafiosi, nessuno degli esponenti del governo avesse consapevolezza del ricatto mafioso a suon di bombe? 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