  {"id":25544,"date":"2025-12-18T12:47:49","date_gmt":"2025-12-18T11:47:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=25544"},"modified":"2025-12-18T12:47:49","modified_gmt":"2025-12-18T11:47:49","slug":"il-cartone-di-mio-padre-storia-e-critica-di-uneredita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=25544","title":{"rendered":"Il cartone di mio padre. Storia e critica di un\u2019eredit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p class=\"p2\"><a href=\"https:\/\/www.lormaeditore.it\/libro\/9791254761281\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><i>Il cartone di mio padre. Storia e critica di un\u2019eredit\u00e0 <\/i><\/a>(L\u2019Orma Editore, pp. 108, traduzione di Margherita Carbonaro) di Lukas B\u00e4rfuss colpisce subito per la sproporzione apparente tra l\u2019oggetto e la materia che ne viene estratta. Un cartone \u2013 letteralmente: una scatola di documenti appartenuti al padre \u2013 diventa il detonatore di una riflessione che riguarda l\u2019eredit\u00e0 (cos\u00ec come l\u2019origine, la famiglia, il diritto) in senso forte, quella che non si deposita nei notai ma nei corpi, nel linguaggio, nei silenzi.<\/p>\n<p class=\"p2\">B\u00e4rfuss non cerca una riconciliazione n\u00e9 un atto d\u2019accusa. Piuttosto, seziona. E lo fa distinguendo con nettezza \u2013 pur senza mai trasformarla in schema teorico \u2013 l\u2019eredit\u00e0 biologica da quella culturale e simbolica. La prima \u00e8 un dato ineludibile: il corpo del figlio che porta tracce del padre, una continuit\u00e0 muta che non ha bisogno di parole. La seconda \u00e8 invece instabile, contraddittoria, addirittura sdilinquente in certi aspetti: fatta di idee politiche, posture morali, rimozioni.<\/p>\n<p class=\"p2\">\u00c8 qui che il libro diventa interessante e necessario. L\u2019eredit\u00e0 biologica non chiede consenso: accade. Quella culturale, invece, si impone attraverso persuasione e retorica, attraverso il racconto che una generazione fa di s\u00e9 alla successiva. Il padre del narratore \u2013 figura opaca, autoritaria, ideologicamente segnata \u2013 non trasmette solo un patrimonio genetico, ma un sistema di convinzioni che il figlio \u00e8 costretto a interrogare, smontare, respingere.<\/p>\n<p class=\"p2\">B\u00e4rfuss descrive l\u2019esitazione cos\u00ec che arriva con il cartone, con la comprensione che raccontare significa sottoporsi a una trasformazione:<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p2\">Certi scatoloni non si possono semplicemente aprire come niente fosse, e mi invase un\u2019avversione contro l\u2019origine, non contro la mia, no, contro l\u2019idea stessa di un\u2019origine, l\u2019ossessione di volersi definire attraverso i propri antenati. Dovevo buttare via il cartone? Sarebbe stato saggio. Non lo guardavo da venticinque anni.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"p2\">L\u2019eredit\u00e0 culturale, nel libro, \u00e8 sempre una forma di retorica postuma: il padre continua a parlare anche da morto, attraverso documenti, appunti, scelte mai spiegate. E il figlio, che di mestiere fa lo scrittore e il drammaturgo, sa bene che ogni parola ereditata \u00e8 anche un tentativo di persuasione. Accettarla significa lasciarsi convincere, rifiutarla richiede un lavoro attivo di smontaggio.<\/p>\n<p class=\"p2\"><i>Il cartone di mio padre<\/i> \u00e8 cos\u00ec anche un libro sulla resistenza alla retorica, nell\u2019illusione di persuasione, nel senso di Carlo Michelstaedter. B\u00e4rfuss non sostituisce una narrazione con un\u2019altra pi\u00f9 rassicurante. Non \u201criabilita\u201d il padre. Ne espone piuttosto la costruzione ideologica, mostrando come l\u2019eredit\u00e0 culturale non sia mai neutra, ma sempre orientata, interessata, persuasiva. E in questo percorso tocca il pensiero di Charles Darwin con una lunga digressione, quello di L\u00e9vi-Strauss, la filosofia del diritto europeo.<\/p>\n<p class=\"p2\">Qui sta forse la differenza decisiva tra le due eredit\u00e0. Da quella biologica non ci si sottrae. Da quella culturale s\u00ec, ma solo pagando un prezzo: l\u2019isolamento, la fatica del pensiero autonomo, la rottura del legame simbolico. B\u00e4rfuss sceglie questa strada, e lo fa senza eroismi, con una prosa che ricorda da vicino il tono di altre sue opere pubblicate sempre da L\u2019Orma Editore. Come spesso accade nei libri che funzionano davvero, il cartone non viene mai svuotato del tutto. Resta qualcosa che non si lascia archiviare. E forse \u00e8 proprio questo un punto vacillante e saldo al contempo: l\u2019eredit\u00e0 culturale non si eredita come un gene, ma come una domanda aperta. Accettarla o rifiutarla \u00e8 gi\u00e0 un atto retorico. Smontarla, come fa B\u00e4rfuss in questo libro che nasce da una conferenza tenuta all\u2019Universit\u00e0 di Zurigo nel 2021, \u00e8 un atto etico. Il libro \u00e8 breve, densissimo, e nel <em>terrain vague<\/em> tra archivio e testimonianza, che fonda la scrittura poetica e drammaturgica, interroga non solo il rapporto padre\u2013figlio, ma il modo in cui le idee si trasmettono, si mascherano da destino e chiedono di essere riconosciute per quello che sono: tentativi di persuasione che arrivano da chi non pu\u00f2 pi\u00f9 difendersi, ma nemmeno essere contraddetto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cartone di mio padre. Storia e critica di un\u2019eredit\u00e0 (L\u2019Orma Editore, pp. 108, traduzione di Margherita Carbonaro) di Lukas B\u00e4rfuss colpisce subito per la sproporzione apparente tra l\u2019oggetto e la materia che ne viene estratta. 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