  {"id":25723,"date":"2026-07-11T21:15:54","date_gmt":"2026-07-11T19:15:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=25723"},"modified":"2026-07-11T21:15:54","modified_gmt":"2026-07-11T19:15:54","slug":"il-giardino-dei-fiori-infelici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=25723","title":{"rendered":"Il giardino dei fiori infelici"},"content":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019idea era di sperimentare un personaggio che, contro ogni logica, non creasse empatia nel lettore. Lucas non ride, non piange, pare non provare emozioni. Vive secondo una rigida legge interiore ed \u00e8 difficile riuscire a trovare uno spiraglio, un elemento al quale aggrapparsi per immedesimarsi. Volevo fabbricare un personaggio in grado di commettere atti atroci, qualcosa di imperdonabile, ma volevo allo stesso tempo che il lettore riuscisse in qualche modo a comprenderlo\u201d. Le parole di Nicola Lucchi, intervistato da Antonio Benforte, ci raccontano non soltanto Lucas, il protagonista de \u201cIl giardino dei fiori infelici, quanto l\u2019atmosfera \u201cestrema\u201d \u2013 del resto confessata dallo stesso autore \u2013 che pervade tutto il romanzo.<\/p>\n<p>Atmosfera \u201cestrema\u201d ben coerente per una vicenda che descrive povert\u00e0, isolamento sociale e conseguente violenza, ma che in sostanza viene raccontata dalla madre del protagonista \u2013 il giovane assassino \u2013 quel tanto che contribuisce a rendere la lettura, almeno di primo acchito, meno angosciante di quanto potrebbe risultare una storia di omicidi di bambini senza un apparente perch\u00e9.<\/p>\n<p>In questo senso sembra corretta la definizione di \u201copera gotica misteriosa\u201d, perch\u00e9 accanto all\u2019inevitabile \u201cgotico\u201d dettato dalla cupezza di una famiglia disfunzionale, i misteri non mancano,\u00a0 a cominciare dal movente dell\u2019omicida. Movente che lentamente, molto lentamente si inizier\u00e0 a comprendere, con tutto il seguito di disperazione che non risparmier\u00e0 nessuno.<\/p>\n<p>Dicevamo dell\u2019atmosfera estrema ma che potremmo anche definire tetra. Definizione un po\u2019scontata se andiamo a leggere l\u2019incipit del romanzo: \u201cMio padre si appese al ciliegio. Lo fece anche il suo, ma scelse un ramo pi\u00f9 alto\u201d. Chi racconta \u00e8 sempre Olga, la madre di Lucas, un ragazzo di ventidue anni, che ritroveremo poche pagine dopo, scortato dai carabinieri, accusato di avere ucciso dei bambini, tutti figli di personaggi noti del luogo, zona rurale\u00a0 di una vallata alpina, apparentemente nel secondo dopoguerra: \u201cNon rividi mio figlio per tre giorni. Il quarto, torn\u00f2 insieme al maresciallo e altri quattro carabinieri. Gli avevano promesso uno sconto di pena se avesse permesso di recuperare i corpi. Lucas aveva risposto che non aveva bisogno di sconti. L\u2019unica cosa che aveva chiesto era la presenza di Don Raffaele\u201d (p.13).\u00a0 Come scopriremo sar\u00e0 una scelta tutt\u2019altro che casuale, proprio per comprendere le motivazioni di tutti gli omicidi.<\/p>\n<p>Poi inizia il lungo percorso lungo sentieri montani impervi per ritrovare i cadaveri, narrato da Olga ed inframmezzato dai ricordi del difficile passato di madre e figlio, in una famiglia che, vittima sia dei tedeschi sia dei partigiani, sembra aver ereditato un destino di emarginazione da tempi immemori. Destino che sembra essersi riprodotto anche nell\u2019aspetto fisico di Lucas, un \u201cfiglio di nessuno\u201d a tutti gli effetti, nato senza piangere e che mai e poi mai ha mai sorriso in vita sua. Salvo fingere al bisogno una sorta di ghigno, muovendo le labbra, secondo gli insegnamenti di suo nonno.<\/p>\n<p>In sostanza Lucas appare veramente come una persona totalmente priva di emozioni e di empatia, e questa sua incapacit\u00e0 viene continuamente ribadita durante i colloqui con Don Raffaele. Persona talmente impassibile di fronte a quello che ha fatto, al punto da non sembrare nemmeno un assassino seriale motivato dal piacere di uccidere. E\u2019 proprio su questa caratteristica di Lucas che Nicola Lucchi ha costruito il suo cupissimo romanzo e soprattutto il suo obiettivo: raccontare la complessit\u00e0 della colpa.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista sono chiarissime le parole di Lucchi, intervistato da Gianluca Garrapa di Satisfaction: \u201cAlla fine della storia, per\u00f2, intendevo permettere al lettore di riconoscere nella logica perversa di Lucas un senso. Lucas non pu\u00f2 essere perdonato, ma in qualche modo pu\u00f2 essere capito. Se, malgrado tutto, il lettore riuscir\u00e0 ad affezionarsi a lui, allora avr\u00f2 fatto un buon lavoro\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 probabilmente pochi lettori si affezioneranno al Lucas glaciale e senza rimorsi, ma altrettanto probabilmente penseranno che Lucchi abbia fatto un ottimo lavoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019idea era di sperimentare un personaggio che, contro ogni logica, non creasse empatia nel lettore. Lucas non ride, non piange, pare non provare emozioni. Vive secondo una rigida legge interiore ed \u00e8 difficile riuscire a trovare uno spiraglio, un elemento al quale aggrapparsi per immedesimarsi. 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