  {"id":3403,"date":"2014-12-30T08:39:30","date_gmt":"2014-12-30T07:39:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lankenauta.it\/?p=3403"},"modified":"2016-05-21T08:48:51","modified_gmt":"2016-05-21T06:48:51","slug":"dostoevskij","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=3403","title":{"rendered":"Dostoevskij"},"content":{"rendered":"<p>Ho letto &#8220;Magellano&#8221;. Ho letto &#8220;Erasmo da Rotterdam&#8221;. Ho letto &#8220;Maria Stuarda&#8221;. Tre delle numerose biografie scritte da Zweig. Lavori complessi, affascinanti, storicamente dettagliati in cui la vita, le gesta e le opere di ogni personaggio vengono celebrate, analizzate e raccontate con la maestria che solo un autore acuto e penetrante come Stefan Zweig possiede. Eppure devo ammettere che con &#8220;Dostoevskij&#8221; lo scrittore austriaco \u00e8 andato oltre. Questo libro, infatti, non \u00e8 propriamente una biografia ma un vero e proprio studio delle vicende esistenziali, e per questo anche artistiche, di F\u00ebdor Michajlovi\u010d Dostoevskij. La sensazione immediata \u00e8 che Zweig abbia amato Dostoevskij in maniera viscerale e che, proprio grazie a tale sterminata passione, sia riuscito ad analizzare e rappresentare la sua vita, il suo stile, i suoi personaggi, le sue sofferenze, la sua religiosit\u00e0 e, soprattutto, i processi creativi che hanno portato Dostoevskij a divenire uno degli scrittori pi\u00f9 amati e letti di sempre.<\/p>\n<p>Non ci sono riferimenti cronologici puntuali e dettagliati, non ci sono descrizioni minuziose di aneddoti ed accadimenti, non c&#8217;\u00e8, in sostanza, l&#8217;impianto nozionistico tipico di una biografia. In &#8220;Dostoevskij&#8221; Zweig ha scelto un approccio decisamente diverso dal solito perch\u00e9, come scrive fin dal principio, &#8220;<i>E&#8217; cosa ardua e piena di responsabilit\u00e0 parlare degnamente di F\u00ebdor Michajlovi\u010d Dostoevskij e della sua importanza per il nostro mondo interiore, perch\u00e9 la grandezza e la potenza di quest&#8217;uomo unico richiedono una misura nuova<\/i>&#8220;. Il principio che anima Zweig si regge sul concetto di intima conoscenza dell&#8217;autore russo, una conoscenza che prevede una totale immersione in se stessi perch\u00e9 \u00e8 solo conoscendo certi abissi e certe solitudini si pu\u00f2 sperare di avvicinarsi in maniera appropriata all&#8217;opera dello scrittore russo cos\u00ec da poterne percepire l&#8217;autentica essenza. &#8220;<i>E questo cammino attraverso la sua opera conduce per tutti i purgatori della passione, per l&#8217;inferno dei vizi, passa per tutti i gradini del martirio terreno dell&#8217;artista e il martirio ultimo, il pi\u00f9 crudele, il martirio di Dio<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Il viaggio di Zweig in Dostoevskij inizia dal suo volto. E&#8217; da questa geometria di gote raggrinzite, di pelle asciutta e zigomi slavi che Zweig intraprende il suo percorso. Un volto di contadino, dice. Un terreno senza bellezza, un pezzo di steppa russa che neppure gli occhi sanno illuminare o ammorbidire. Eppure in quel volto si riconoscono le impronte di un&#8217;esistenza che \u00e8 nutrita da una perenne tragedia. Dostoevskij vittima di un destino sempre troppo capriccioso o troppo infido. &#8220;<i>Non gli \u00e8 mai concesso di essere rassicurato, di riposare, deve sentire sempre il Dio che lo castiga proprio perch\u00e9 lo ama. Non pu\u00f2 sostare un minuto felice, poich\u00e9 la sua via deve condurre all&#8217;eternit\u00e0<\/i>&#8220;. Ogni volta che la vita sembra offrirgli un impercettibile sollievo, immediatamente qualche evento lo riporta nel baratro della disperazione. Zweig lo descrive come un martire, un martire consapevole ed illuminato. La gloria appena scoperta, a 23 anni, si tramuta in arresto per cospirazione, l&#8217;arresto diviene condanna a morte, la condanna a morte \u00e8 commutata in prigionia: quattro anni in Siberia. L\u00ec Dostoevskij impara a morire: epilessia. Quel famoso &#8220;<i>mal caduco<\/i>&#8221; che, da quel momento in poi, non lo lascer\u00e0 pi\u00f9. Cos\u00ec come non verr\u00e0 pi\u00f9 abbandonato dai debiti, dai fallimenti, dalla nostalgia, dai lutti.<\/p>\n<p>La forza interiore di Dostoevskij si origina dalla potenza tragica del suo destino. Amor fati, &#8220;<i>amore del destino che Nietzsche chiama la pi\u00f9 feconda legge della vita, fa s\u00ec che lui consideri ogni avversit\u00e0 come pienezza, ogni disgrazia come felicit\u00e0<\/i>&#8220;. I tormenti che hanno reso la sua vita un autentico inferno, hanno saputo per\u00f2 rendere pi\u00f9 profonde e tenaci le sue certezze interiori. Ed \u00e8 di questa stessa granitica energia interiore che nutre i suoi personaggi. Tutti. Non c&#8217;\u00e8 alcuna perfezione nelle sue creature, le fa soffrire come lui soffre, le fa consumare, le fa sbagliare, le fa contraddire. Sono spesso identit\u00e0 confuse e discordanti. In loro, spiega Zweig, c&#8217;\u00e8 l&#8217;anima della Russia: &#8220;<i>Sono sempre spauriti e intimiditi, si sentono umiliati e offesi, e tutto questo per quell&#8217;unico sentimento elementare della nazione: il non sapere chi essi siano, il non sapere se siano molto o poco. Stanno sempre sul limite tra l&#8217;orgoglio e la contrizione, tra la presunzione e il disprezzo di se stessi\u2026<\/i>&#8220;. Tutti i suoi personaggi, qualunque personaggio siano, qualunque mito stiano incarnando, vivono un unico avvenimento: divenire uomo. Dostoevskij scrive sempre dell&#8217;uomo nell&#8217;uomo, mira all&#8217;astrazione assoluta, ad afferrare e descrivere un io universale, ultimo, puro, eterno.<\/p>\n<p>Dostoevskij \u00e8 un trasgressore. Non riconosce i limiti della letteratura per questo li calpesta e li supera. Il suo merito pi\u00f9 prezioso, secondo Zweig, \u00e8 nell&#8217;averci arricchito della conoscenza di noi stessi. &#8220;<i>Dostoevskij \u00e8 il psicologo degli psicologi<\/i>&#8220;, scrive. E&#8217; lui, l&#8217;immenso scrittore russo, a sondare i territori pi\u00f9 impenetrabili della coscienza, \u00e8 lui che sa analizzare scientificamente i sentimenti pi\u00f9 remoti, il &#8220;<i>sacro caos<\/i>&#8221; dell&#8217;anima. Eppure nelle opere di Dostoevskij il problema che, pi\u00f9 di ogni altro, pulsa e scintilla \u00e8 legato alla questione di Dio, questione alla quale, in un modo o nell&#8217;altro, approdano tutti i suoi personaggi pi\u00f9 grandi. Stefan Zweig si sofferma, in uno degli ultimi, intensi capitoli di questa sua opera, sul tormento di Dio. Il segreto di Dostoevskij \u00e8 e rimane sempre lo stesso per lui e per la maggior parte degli uomini: ha bisogno di Dio e non lo trova. &#8220;<i>Dio mi \u00e8 necessario perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico essere che si pu\u00f2 amare sempre<\/i>&#8220;, ha scritto. Dostoevskij tender\u00e0 eternamente verso Dio, vorrebbe abbandonarsi a Lui con la fede semplice e totale dei contadini. Desidera credere, lo desidera con tutto il cuore eppure sa perfettamente di non saperlo fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto &#8220;Magellano&#8221;. Ho letto &#8220;Erasmo da Rotterdam&#8221;. Ho letto &#8220;Maria Stuarda&#8221;. Tre delle numerose biografie scritte da Zweig. 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