Domingo Placido

Canciones de Amor

Pubblicato il: 27 luglio 2008

Operazioni discografiche come “Canciones de Amor” sono molto più difficili da recensire di quanto si possa pensare. Dove si tratta di crossover o di incursioni di lirici nel pop (e sciaguratamente anche l’inverso) capita che non sia soltanto il prodotto musicale ad essere sconfortante.  Sconfortanti lo sono anche le cosiddette analisi dei commentatori: ognuno ha il suo campo d’azione e gli sconfinamenti sono spesso motivo di grandi cantonate. Basti l’espressione “possente” scritta da Luzzato Fegiz riguardo il pur bravo e vocalmente esile Bocelli (nel suo campo melodico meticciato) per capire che spesso si va fuori strada.
Motivo per cui starò sulle generali riguardo “Canciones de amor”, raccolta di canzoni interpretate da Placido Domingo: gli espertoni di musica latina saranno sicuramente più ferrati nell’analizzare ad uno ad uno brani contenuti nell’album. Mi limiterò ad un discorso più generico, ma spero non del tutto banale. Come anticipavo l’ibrido musicale ha dato spesso luogo a risultati quanto meno particolari, a volte curiosi seppur stilisticamente improponibili: pensiamo al Del Monaco cantante pop; pareva stesse cantando Wagner o l’Esultate dall’Otello ed invece magari era solo “Via del Giglio 43”. Oppure ben peggio il Pavarotti, con esse sibilante molto modenese, che canta i classici napoletani. Con Domingo è altro discorso: il cantante, prima che tenore, è musicista e si sente.
Forte di un repertorio sterminato, da vero decatleta del melodramma, pare cavarsela bene anche in un campo teoricamente non suo. Dico “teoricamente” senza dimenticare i suoi esordi baritonali come corista nelle zarzuelas; forse una palestra per future incursioni in un repertorio meno impegnativo.
Un Domingo quello di “Canciones de Amor” che ha saputo evitare da una lato il rischio di interpretazione muscolare, dall’altro di cadere in svenevolezze che potevano fare molto Iglesias.
Pur forte di un materiale vocale ancora solido, brunito, dal volume ampio e timbrato, la sua intelligenza di vero musicista ci ha risparmiato un risultato circense alla maniera dei Tre Tenori.

Certamente non si parla di un cantante pop e qua e là il compiacimento per il suo bel vocione impostato si coglie; senza però giungere a debacle stilistiche come ci aveva abituato il grande Del Monaco. Probabilmente anche in virtù dei brani proposti in “Canciones de Amor”, che, salvo l’inflazionato “O sole mio”, unico brano made in Italy, poco si prestano a inopportuni tenorismi.
“Canciones” rappresenta la versione spagnola di “Love Songs” (due CD per due mercati diversi, uno per i paesi latini, uno “internazionale”) priva di Jealousy Tango, Love be my guiding star, Somewhere My love (elaborazione dal tema del Dottor Zivago), Somewere over the rainbow, Love Story (dal tema omonimo del film) ed invece arricchita da altre performances, tratte tutte dai precendenti “Be My Love”, “De mi alma latina I”, “De mi alma latina II”.
In particolare i brani della nostra versione sono:

1. Be My Love (Brodszky/Cahn)
2. Aquellos ojos verdes (Utrera/Mernendez)
3. Sabrás que te quieto (Fregoso)
4. Maria Elena / Corazón, corazón / Fina estampa (Barcelata)
5. En Aranjuez con tu amor (Rodrigo/Segura)
6. Nosotros / Contigo / Sin tí – con Ana Gabriel (Junco jr)
7. Sabrá Dios / Un minuto de amor / Sabor a mí (Carrillo)
8. De México a Buenos Aires (Gregory/Placido F. Domingo)
9. Alfonsina y el mar / Gracias a la vida con Patricia Sosa (Luna/Ramirez)
10. El condor pasa (Robles/Milchberg)
11. Capullito de alhelí / Cuando calienta el sol / Guantanamera (Marin/Carlos, Mario, Pedro)
12. Bahía / Copacabana (Barros/Ribeiro, de Barro)
13. Alma latina (Placido Domingo jr)
14. O Sole Mio (Di Capua/Capurro)

A parte un molto convenzionale “O sole mio”, un po’ tirato via, le altre canzoni si fanno ascoltare, consapevoli delle differenze qualitative tra brano e brano, complessivamente tendenti al mediocre (“Un minuto de amor”, “Copacabana”, “Gacias a la vida”); musica senza grandi pretese (i fan della musica latina non me ne vogliano), sottofondo senza grandi velleità di ascolto impegnato.
Pensiamo a “En Aranjuez con tu amor” che, sulla base del omonimo concerto per chitarra di Rodrigo, conduce l’ascoltatore sul crinale stretto di un kitsch tutt’altro che strepitoso.
Altro livello ma qualcuno potrebbe cogliere affinità con recenti perfomance di Al Bano: famosi temi classici, come il primo concerto per piano di Caikovskij, spolpati in canzone. Ripeto: nonostante non si sia affatto dalle parti di un capolavoro (diciamo pure distanti anni luce) Domingo salva in corner, malgrado talvolta l’orchestrazione sia un po’ pesante, funzionale forse per la vocalità del tenore, meno per le canzoni in quanto tali.

Ulteriori informazioni le troverete su http://www.songs-of-love.com/ il sito dedicato ai due Cd (versione internazionale e spagnola), con estratti da Be My Love, Sabor a mí, En Aranjuez con tu Amor. Altre sezioni: “Biografia”, “Tracklisting”, “Press release”, “30 Years with EMI” (la presentazione dei 32 CD), “Intervista” (anche in versione sonora), “Video” di Sabra Dios (con Quick Time),
Unica avvertenza: non si capisce il motivo di una tale cialtroneria ma, in rete, i riferimenti agli autori dei brani spesso errati.

Edizione esaminata e brevi note

http://it.wikipedia.org/wiki/Plácido_Domingo

http://www.placidodomingo.com/196/intro.php
http://it.youtube.com/watch?v=tG-PfsRpI4U

Recensione già pubblicata su ciao.it il 30 maggio 2004 e qui modificata

Luca Menichetti. Lankelot, luglio 2005