Dawson Jill

Il talento del crimine

Ad un certo punto la Patricia Highsmith di “The Crime Writer” se ne esce con un’affermazione  che ci dice qualcosa sia di come effettivamente la scrittrice americana intendeva la sua opera, sia dello stesso romanzo di Jill Dawson: “Uno dei libri che sto scrivendo s’intitola proprio ‘Teoria e pratica della suspense’. Non del giallo, non del poliziesco. Come le ho detto quando abbiamo parlato al telefono, non amo il termine ‘giallista’. Dostoevskij ha scritto storie di suspense – vale a dire storie in cui è tangibile un senso di minaccia, di pericolo, di violenza imminente. Non mi vergogno di appartenere a questa categoria” (pp.16). Il “giallo”, come lo intendiamo noi, si caratterizza per alcuni...CONTINUA...

FERRAZZI RICCARDO

N.B. UN TEPPISTA DI SUCCESSO

Un ottimo libro, N.B. Un teppista di successo di Riccardo Ferrazzi. Ottimo prima di tutto perché scritto molto bene. Inoltre, spiazzante a livello di definizione di “genere”: è infatti un romanzo storico, sì, ma in senso molto particolare. Racconta gli anni giovanili di Napoleone Buonaparte (solo molto tempo dopo divenuto “Bonaparte”), dall’infanzia alla vigilia della Campagna d’Italia, passando attraverso il periodo della Rivoluzione Francese, con le sue battaglie e i suoi orrori. Ma fa tutto questo con un taglio stilistico che ha l’obiettività del saggio storico. Solo che si tratta...CONTINUA...

Aime Marco

Fuori dal tunnel. Viaggio antropologico nella Val di Susa

Da molti anni la cosiddetta “grande stampa” dipinge i “No Tav” della Val di Susa come una banda di cavernicoli pecorai, affetti da evidente sindrome Nimby: in altri termini personaggi ingenui, associati ad estremisti violenti che non sanno cosa vuol dire progresso e modernità. Un’immagine che la santificazione mediatica delle “madamine” ha rilanciato prepotentemente. Ben diverso quanto emerge invece in “Fuori dal tunnel” dell’antropologo Marco Aime: una ricerca, che tra l’altro si legge speditamente e risulta ben strutturata, “per capire meglio i difficili cambiamenti di una valle che ha deciso di non accettare le decisioni calate dall'alto” e che in etnografia si chiama “osservazione partecipante”...CONTINUA...

Terragni Marina

Gli uomini ci rubano tutto. Riprendersi il corpo, il femminismo, il mondo: un manifesto

“Gli uomini ci rubano tutto: il nostro tempo, i nostri soldi, il nostro spazio, le nostre idee. Il nostro corpo”.  Se questa vi sembra un’affermazione forte, dovete sapere che non è la più radicale nel campionario di idee radicali che costellano il libro di Marina Terragni, intitolato — per l’appunto — Gli uomini ci rubano tutto e edito da Sonzogno. Gli uomini ci rubano tutto, dunque, e si prendono anche il femminismo: questa la ruberia più beffarda. Il femminismo al fianco degli uomini diventa presto degli uomini, che...CONTINUA...

McGrath Patrick

Il morbo di Haggard

Va detto, fin da subito, che McGrath ha scritto di meglio. "Il morbo di Haggard" non è di certo il suo romanzo più riuscito o penetrante. Fin dal titolo, il libro mette in campo la presenza di un "morbo" e quindi va ad animare nel lettore la previsione di un qualcosa di anomalo, malato, ossessivo, pericoloso. E, conoscendo il talento dello scrittore inglese, non era escluso un visionario viaggio psicologico in una sostanza tanto oscura e ineffabile come la mente umana. Sia chiaro: il viaggio in questione viene pur sempre compiuto ma non nella maniera che, personalmente, mi sarei aspettata. Sembra che McGrath con "Il morbo di Haggard" abbia preferito rimanere un po' più in superficie scegliendo...CONTINUA...

Ricapito Francesco

Mamma Li Turchi (e Li Greci) – Parte 3

Martedì 17 luglio Selim è già sveglio quando entro in salotto: è seduto sul divano e legge la sua pagina quotidiana del Corano. Lo fa da molti anni e mi ha detto che ogni volta ci trova qualcosa di nuovo. Com’era prevedibile, la colazione a casa della nonna si rivela impegnativa: protagonista è il simit, ciambella di pane cotta al forno e coperta di semi di sesamo, croccante fuori e soffice dentro. Mangiarla in casa vorrà dire lasciare una scia di semi di sesamo ed incorrere quindi nelle...CONTINUA...

Dalena Matteo

Puttane antifasciste nelle carte di polizia

Non sono partigiane, non fanno resistenza, non minacciano la vita di nessuno. Sono donne che praticano il meretricio, donne per lo più poco istruite e poco fortunate. Donne che la storia avrebbe serenamente perso per strada se non fosse stato per le registrazioni di solerti funzionari dello Stato fascista pronti a segnalarle, fotografarle e schedarle. Sono tracce minime, segni comunque rintracciabili di esistenze passate, testimonianze reali di un pezzo di storia italiana che in tanti ritengono quanto meno trascurabile. Non Matteo Dalena, evidentemente. Il giornalista e storico calabrese, infatti, ha deciso di andare a scavare tra le carte del Casellario Politico Centrale dell'Archivio Centrale...CONTINUA...

Dawan Daniela

Qual è la via del vento

"Un'infinità di persone, quante saranno? Decine di migliaia. Armate di bastoni, scimitarre, coltelli, spranghe, pietre, sciamano a ondate dalla città vecchia. Sotto i loro passi la terra sussulta. Grida tuonano nell'aria tiepida, inneggiano alla guerra santa, a Nasser, il rais egiziano. Avanzano inarrestabili, neppure la polizia riesce a contenerle. Alcune automobili precedono le colonne umane e dai finestrini aperti, dritti in piedi sui cofani, sui tetti, uomini col megafono scandiscono, con voce ormai rauca, parole che la folla fa sue: «Morte ai cani ebrei»". Una scena letta già mille volte e mille volte da leggere. Una folla inferocita e incontrollata che cerca i "cani ebrei". Siamo...CONTINUA...

Fuks Julián

Storie di letteratura e cecità

Uno dei pregi delle edizioni Wordbridge – edizioni digitali e non solo – è quello di aver sdoganato per il lettore italiano questa piccola/grande perla ch’è Storie di letteratura e cecità. Il suo autore, Julián Fuks, è uno dei più celebri scrittori brasiliani della nuova generazione, ahimé ancora poco noto in Italia. L’ultimo dei suoi quattro romanzi pubblicati, A resistência, sulla dittatura militare in Argentina e la fuga di molti intellettuali dal regime, ha vinto il premio Jabuti, il più importante riconoscimento letterario brasiliano....CONTINUA...

Grossi Paolo

Una Costituzione da vivere

Le prime pagine dei più noti manuali di diritto costituzionale e di diritto pubblico difficilmente si caratterizzano per originalità: le vicende del costituzionalismo moderno, il significato di costituzione rigida e non “ottriata” sono per lo più trattate in maniera molto schematica, il necessario sguardo d’insieme, che contempli diritto, storia e società, spesso risulta carente e tutto scorre via frettolosamente, magari con qualche breve accenno alle prospettive politiche ed economiche del secondo dopoguerra. Decisamente altro approccio quello di Paolo Grossi, presidente emerito della Corte costituzionale, che col suo saggio “Una Costituzione da vivere” – poco meno di 80 pagine dedicate a “Giuseppe...CONTINUA...