Blue Parrot Fishes

Blue Parrot Fishes

Pubblicato il: 22 luglio 2018

La nuova produzione dei Blue Parrot Fishes, per la BENG DISCHI! di Nicola Barghi, è stata subito presentata al pubblico evidenziando “la svolta stilistica” della band electro rock toscana, e difatti già l’idea di un “concept EP” fa pensare ad cambiamento di direzione, almeno rispetto al precedente Cd “Totani su Totem”. Se le canzoni pubblicate nel 2016 mostravano una band che innanzitutto si sbizzarriva divertita in una sorta cabaret musicale, spirito demenziale, surreale, anarchico, col supporto di una importante strumentazione elettronica, nel “BPF” del 2018 qualcosa sicuramente è cambiato. La stessa formula del concept album sappiamo che è stata un segno distintivo del  cosiddetto art rock, fermo restando spesso i generi musicali, col conseguente inquadramento di strumentisti, cantanti e band, rappresentano pur sempre delle convenzioni, tra l’altro non sempre molto persuasive.

In ogni caso se in “Totani” Ravi di Tuccio, Gianni Capecchi e Francesco Marino ci davano dentro con “Porcelli”, “L’inno della banana”, “Lo straordinario dugongo”, ed altre che – ripetiamolo – si segnalavano per la loro scatenata goliardia, oltretutto supportate da un suono particolarmente energico, con “BPF” la band si è data obiettivi più ambiziosi. L’EP è costituito da 8 tracce – di fatto 4 brevi intro e 4 composizioni di ampio respiro – che vogliono rappresentare “il viaggio che ognuno di noi è destinato a compiere”: in particolare la nascita e la partenza (Le Grand Bleu), la crescita e la scoperta (Fuoco), la rassegnazione (Rakatabum) e la morte (Terra). Un percorso di vita in musica quindi, ma trasfigurato, grazie ad un alternarsi di suoni acustici ed elettronici, con atmosfere sinistre e psicotiche. Intento in qualche modo preannunciato dalla copertina – ricordiamo l’illustrazione di Agnese Pieri ed Erika Guiraud come graphic design – che ci mostra una sorta fauno, forse nell’ombra, o che forse emerge dalla terra. Di sicuro quello rappresentato dai Blue Parrot Fishes non è un percorso di vita ordinario. Non è un caso infatti se al trio di musicisti questa volta ufficialmente si è unita “l’intelligenza artificiale” di Albert: magari rispetto ai primi lavori il tentativo di circoscrivere l’intensità del suono, virare su un effetto più meditativo, peraltro non estraneo a contesti fantascientifici e quindi di per sé più inquietanti. Da questo punto di vista la coesistenza di una vocalità ben intonata, spesso contenuta su toni sottili, brevissime allusioni più classiche (“Preludio”) e la presenza importante di “Albert”, rende giustizia alla definizione di “band electro rock”e, nel caso specifico, di “concept album”. Ad esempio “Le Grand Bleu” viene presentato esplicitamente come “una metafora del viaggio della vita, di un’eterna lotta per risalire in superficie e riprendere finalmente fiato dopo una lunga e travagliata sofferenza”, avendo voluto rappresentare un senso di vertigine, mentre le  tastiere” richiamano il rumore del vento e delle maree che sembrano trascinarci pian piano sott’acqua fino ad immergerci in un immenso e soffocante” mare. Se poi “Rakatabum” intende raccontare “l’accettazione e la rassegnazione ad un’esistenza priva di significato, perpetuata unicamente dall’attesa di un qualcosa di ciclico (il ritornello) in cui sentirsi al sicuro e ballare fin quasi a perdere le forze, condannati a trascinarsi eternamente all’interno di un loop angosciante” (citazione tratta dal “concept”) i BPF, malgrado la dichiarata idea di “attesa”, qui mostrano spirito anarcoide e momenti in cui prevalgono sonorità energiche, molto “rock”. Poi i timbri rarefatti, lunari, chiaramente elettronici di “Brezza”, lasciano spazio a “Terra”, quello che viene definito lo “step finale”, ovvero il brano che fonde ancora una volta suoni acustici ed elettronici per dare sostanza al lamento di chi è al termine del suo racconto: “una creatura giunge in una terra sconosciuta e si accorge di essere fine del suo cammino. Scruta gli alberi e la natura attorno a sé cercando un luogo adatto alla sua morte, assaporando gli ultimi istanti di vita e contemplando l’immobilità del silenzio, spezzato unicamente dai rumori del bosco”.

Parole che indicano aspirazioni importanti ma il fatto di aver abbandonato (temporaneamente?) i porcelli, le banane e i dugonghi non implica necessariamente una “svolta stilistica” artisticamente più apprezzabile. Certo rock demenziale, o surreale che dir si voglia, spesso ha molta più dignità di quella musica pop, che si dice “impegnata” ma di fatto risulta un assemblaggio di banalità. Non ci pare il caso dei BPF che, con questo nuovo album, effettivamente ha mostrato quelle qualità che forse in “Totani su Totem” ancora non si erano del tutto manifestate. Innanzitutto l’aver saputo contenere lo spirito anarchico, pur senza abbandonarlo del tutto, ed averci proposto dei brani caratterizzati da sperimentalismo ed essenzialità, che recuperano suggestioni di diversi generi musicali e che nel contempo non mortificano la facilità di ascolto.

Tracklist
1. Porto (0:20)
2. Le Grand Bleu (4:47)
3. Fumo (0:15)
4. Fuoco (3:41)
5. Preludio (0:39)
6. Rakatabum (4:13)
7. Brezza (0:49)
8. Terra (4:17)

I Blue Parrot Fishes sono:
Francesco Marino – Voce, Tastiera e Cori
Gianni Capecchi – Chitarre e Cori
Ravi di Tuccio – Batteria e Cori
Albert (live) – Intelligenza Artificiale

Edizione esaminata e brevi note

Prodotto da Blue Parrot Fishes
Etichetta e Uff. Stampa – BENG! DISCHI.
Registrato e Mixato da Alessandro Moscatelli presso LABELLA STUDIO (FI).
Mastering di Tommy Bianchi presso il WHITE RABBIT SOUND MASTERING STUDIO (FI).

Illustrazione di Agnese Pieri
Graphic Design di Erika Guiraud

Blue Parrot Fishes, “BPF”, EP BENG! DISCHI, 2018.

Luca Menichetti. Lankenauta, luglio 2018