Moffo Anna

Recital

Pubblicato il: 13 luglio 2008

Probabile che il nome dell’americana Anna Moffo  non risulterà del tutto sconosciuto: non soltanto una celebre soprano, ma,  grazie ad una presenza fisica che non passava inosservata, fu attrice cinematografica ed inquieta protagonista delle cronache rosa.
Meglio però fare un passo indietro e dare qualche dritta biografica e soprattutto artistica.

Nata a Wayne – Pennsylvania nel 1935, si dedicò precocemente allo studio della musica sotto la guida di Eufemia Giannini Gregory: un diploma in violoncello dimostra una preparazione musicale inconsueta in gran parte dei cantanti del tempo, almeno in rapporto agli anni in cui calcava il palcoscenico, rigogliosi di voci, ma con preparazione teorica spesso approssimativa.La Moffo aveva voce di bel colore anche se di non eccessiva consistenza: le caratteristiche erano idonee ai ruoli di Zerlina, Susanna, Despina. Le si aprirono però strade diverse, non del tutto idonee alla sua vocalità: quasi 1,80 di statura e “un’anatomia di estremo interesse” hanno avuto un peso non indifferente nella sua folgorante carriera, ma l’hanno indotta a ruoli non sempre adatti al suo essere soprano.

Quello che ancora fa discutere i melomani, gli ammiratori ed i detrattori della nostra soprano è appunto questo: si giovò, a volte suo malgrado, di un’orchestrazione pubblicitaria che se da un lato le aprì le porte di un meritato successo, dall’altro la condizionò nella scelta del repertorio.
Il debutto fu a Spoleto come Norina nel Don Pasquale, ma la precoce fama non fu raggiunta grazie al palcoscenico. In Italia divenne da subito un volto noto, grazie al nuovo mezzo televisivo (siamo negli anni 1954-1955): la sua Cio Cio San (accanto ad Afro Poli e Renato Cioni) divenne popolarissima anche presso coloro che di lirica non sapevano nulla. Non a caso si diceva allora “andiamo a vedere la Moffo”, spesso ignorando la cantante.
Secondo i critici più severi la Moffo guadagnava fans grazie alla sua bellezza, ma dal punto di vista propriamente musicale, almeno in certi ruoli, le sue chanches artistiche non erano sempre pari al suo fascino di donna.
Se gli anni ’60 furono il periodo vocale più felice, quale efficace stilista nel repertorio mozartiano, per mantenersi sulla cresta dell’onda si dedicò ad un cinema piuttosto discutibile, quello che oggi possiamo definire di serie B. Con i nostri occhi, ben più smaliziati, dopo 30 anni, seppur consapevoli che non è robina da oratorio, non troveremmo motivi di scandalo in opere come “Una storia d’amore” (1969), definito “erotico”, “Una ragazza di nome Giulio” (molto apprezzata l’accoppiata con Silvia Dionisio!), “Il Divorzio”, “Concerto per pistola solista”. Intanto l’attività lirica proseguiva a pieno ritmo: a prestazioni positive in Traviata, Manon, La rondine, Butterfy, Rigoletto, Le nozze di Figaro, Don Giovanni, si affiancarono risultati meno convincenti in Carmen, Thais e nel repertorio d’agilità, quando si accostò a Sonnambula, Puritani, Lucia, Lakmè, lasciando intravedere difficoltà nel virtuosismo ed una cronica inconsistenza nel registro basso.
Il suo declino, o quanto meno i primi segni di una usura vocale, a detta di molti cominciarono a partire dai primi anni ’70, proprio quando furono incisi i brani di questo “Recital”.

Onestamente mi pare che ancora la voce in “Anna Moffo recital” ci sia tutta e non vi siano autentiche avvisaglie di una parabola discendente: i limiti si sentono, ma sono intrinsechi da sempre della sua natura di soprano leggero.

Probabile pochi anni dopo le vicissitudini familiari come il divorzio dal pigmalione Lanfranchi e soprattutto la lunga malattia che la tenne lontano dal palcoscenico fino al 1978 abbiano dato il colpo di grazia al già fragile organo vocale: nelle ultime performances ascoltate pareva avesse le pile completamente scariche. L’ombra della famosa cantante che fu.

Come anticipavo altro discorso per “Anna Moffo recital” della Eurodisc: i brani sono stati incisi fra il 1970 e il 1972 con la Muncher Rundfunkorchester diretta da Kurt Eichorn, quelli tratti da operette e musical con l’Orchestra di Hagen Galatis diretta dallo stesso Galatis, e con i Berliner Symphoniker diretti da Werner Eisbrenner.
Delle direzioni senza infamia e senza lode per una Anna Moffo elegante, che dimostra una certa duttilità, seppure forse con qualche difficoltà nelle agilità, ma anche una dizione efficace, una grande padronanza di italiano e tedesco nel passare da interpretazioni particolarmente drammatiche, al verismo dei Pagliacci, alla brillantezza di Lehar.

Questo il recital in dettaglio:
1) Donizetti “Linda di Chamounix” – Ah tardai troppo. O luce di quest’anima – 5:30
2) Gounoud “Romeo et Juliette” – Je veux vivre dans le reve – 3:35
3) Verdi “I Lombardi alla prima crociata” – Qual prodigio – Non fu sogno – 3:23
4) Verdi “La Traviata” – E’ strano …. Sempre libera… – 6:55
5) Leoncavallo “I Pagliacci” – Qual fiamma avea nel guardo – 4:45
6) Charpentier “Louise” – Dupuis le jour – 4:54
7) Puccini “Tosca” – Vissi d’arte – 2:56
8) Puccini “Suor Angelica” – Senza Mamma: 4:32
9) Puccini “Madame Butterfly” – Un bel dì vedremo: 3:54
10) Lehar “Der Zarrewitsch” – Einer wird kommen – 3:34
11) Lehar “Die Lustige Witwe” – Gar oft hab’ich gehort – 2:34
12) Strauss J. “Die Fledermaus” – Mein Herr Marquis – 2:15
13) Stolz “ Der Favorit” – Du sollst der Kaiser meiner Seele sein – 3:27
14) Brown M.H. “Il bacio del bandito”- Love is where you find it….- 2:23

Pur con tutti i difetti cui ho accennato il CD merita (lo troviamo solo su amazon): non è soltanto un documento ad uso dei melomani onnivori, collezionisti in cerca di “perle nere” (qui poco presenti).

Edizione esaminata e brevi note

Anna Moffo recital – Eurodisc – 1990 BMG Classic – GD 69113.

Recensione originariamente pubblicata su ciao.it il 25 giugno 2004 e qui parzialmente modificata

Lankelot. Luca Menichetti, luglio 2008