Mehldau Brad, Fleming Renee

Love sublime

Pubblicato il: 13 maggio 2007

E’ stato definito da autorevoli critici come un disco “importante”. Affermazione sicuramente impegnativa ma a cui sentiamo di poterci associare, pur nella nostra modestia di ascoltatori non professionali: ci potranno pure sfuggire particolari raffinatezze poetiche e musicali, ma non tanto da non cogliere quando ci troviamo di fronte ad un’opera tutt’altro che ordinaria. Del resto non potrebbe essere altrimenti: un disco i cui unici protagonisti sono un famoso jazzista, compositore e pianista, Brad Mehldau, e uno dei più celebrati soprani oggi in attività, l’americana Reneè Fleming, per forza di cose non può passare inosservato; al di là del giudizio sul risultato qualitativo di questa apparente fusione generi. Un incontro che non deve sorprendere.
Brad Mehldau, sulla scena che conta da circa dodici anni, fino ad ora non è stato particolarmente prolifico (mi risultano 13 dischi, che per un musicista jazz, tendenzialmente predisposto a registrazioni estemporanee “molto pensate ma pochissimo ripensate”, sono una media di produzione piuttosto bassa), ma si è costruito una meritata fama grazie alla sua vocazione per l’espressione in trio (con Larry Granadier al contrabbasso e Jorge Rossy alla batteria) ed alle prestigiose collaborazioni con big della musica afroamericana (Joshua Redman, Charlie Haden, Lee Konitz, Wayne Shorter, John Scofield e Charles Lloyd). Le sue composizioni sono state utilizzate anche in film come “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick e “Million Dollar Hotel” di Wim Wenders.
Un successo che ancora non sembra aver convinto tutti, sia dal versante della critica che del pubblico: c’è chi gli riconosce effettivamente un talento fuori dal comune, e chi, dato che il nostro Mehldau non ha realizzato fino ad ora un capolavoro tale da mettere tutti d’accordo, ed in virtù di un suo eccessivo intellettualismo, nonostante le sue frequenti incursioni nel campo del pop, lo considera invece un musicista incompiuto ed al momento sopravvalutato.
Opinioni che, anche dopo l’uscita di “Love sublime”, non credo potranno cambiare di molto, non fosse altro per le caratteristiche ben poco jazzistiche dell’album (non a caso ho parlato di “apparente” fusione di generi). “Elegiac Cycle”, precedente opera di Mehldau per piano solo, proprio a causa dell’evidente tributo del musicista al pianismo classico, romantico per dirla in termini quanto mai vaghi, non è stato accolto con particolare entusiasmo dai fans dell’improvvisazione afroamericana: ennesima dimostrazione di come le maggiori barriere tra i generi musicali nascano spesso più a causa di una critica poco interessata ad avventurarsi al di là dei propri confini e competenze, piuttosto che a causa degli stessi musicisti, spesso più colti ed aperti di quanto si possa pensare.
“Love sublime” è costituito da 11 brani, più precisamente definibili come 11 lieder per canto e pianoforte, composti tutti da un Mehldau qui più che mai debitore nei confronti della musica cosiddetta “accademica”: ad un primo ascolto sembra proprio di immergersi nelle atmosfere armoniche di Berg e Strauss e ci si dimentica del Mehldau jazzista, seppur autore ed interprete sempre a suo agio con dissonanze e ritmi cantilenanti.
Un virtuoso compromesso tra la sempre viva vocazione al canto del nostro compositore – pianista e le invenzioni armoniche di sicura matrice “colta”, per lo più rarefatte, sommesse, sicuramente di non facilissimo ascolto, almeno come primo impatto, e che sono l’ideale completamento ai testi dei lieder (sette poesie giovanili di Rilke, tre liriche della poetessa americana Louise Bogan ed una di Fleurine, la cantante olandese moglie di Mehldau):
Songs from The Book of Hours – Love Poems to God (Mehldau/Parole di Rainer Maria Rilke):
– 01. Your first word was light – 5:28;
– 02. The hour is striking so close above me – 5:00;
– 03. I love the dark hours of my being – 4:35;
– 04. I love you, gentlest of Ways – 7:02;
– 05. No one lives his life – 2:36;
– 06. His caring is a nightmare to us – 2:31;
– 07. Extinguish my eyes, I’ll go on seeing you – 6:13;
Songs from The Blue Estuaries (Mehldau/Parole di Louise Bogan):
– 08. Tears in Sleep – 2:31;
– 09. Memory – 3:25;
– 10. A Tale – 4:28;
– 11. Love Sublime (Mehldau/Fleurine) – 4:20;

Per lo più tutta musica scritta, non improvvisata, pochi ritmi sincopati, tanto che qui potremo dire di jazzistico c’è solo il nome di Mehldau.
Unica vera eccezione “Love sublime”, l’ultimo lied, o forse in questo caso proprio “canzone”, quella che dà il nome alla raccolta, rielaborazione di una composizione jazz (Paris) apparsa in uno dei più noti album (Placet) del Brad Mehldau Trio, ed in cui la cantante, in virtù di una notazione scritta meno stringente, è stata in grado di eseguire il brano con maggiore libertà .
Renée Fleming, che ben conosciamo come soprano dalla bella voce, dotata di una tecnica degna della sua fama, e che da brava americana non è nuova a collaborazioni con musicisti jazz (ha partecipato all’album “Haunted Heart ” con Bill Frisell e Fred Hersch), grazie anche all’accompagnamento sommesso del pianista e all’attenzione del compositore, risolve il suo compito senza sforzo apparente ed anzi pare aderire con efficacia alla musica di Mehldau; per quanto sia non siamo in presenza di una cantante impegnata in campo straniero, il jazz, ma siamo pur sempre dalle parti di composizioni classiche, al più caratterizzate da qualche meticciamento che non cambia di molto la sostanza delle cose.
Ripeto, non è un album che i neofiti della musica classica-contemporanea e tanto più del jazz potranno apprezzare al primo ascolto; è un’opera che, al di là del volerla apprezzare oltre misura, dimostra come il venir meno del confine tra generi musicali, o almeno tra alcuni di essi, o in questo caso, la collaborazione tra artisti provenienti da esperienze molto diverse e poco propensi a svendersi, possa produrre risultati quanto meno sorprendenti.
Il CD, peraltro elegante anche per quanto riguarda la grafica e la copertina, è corredato da note dello stesso Mehldau.

Edizione esaminata e brevi note

Musicisti: Brad Mehldau (piano); Renée Fleming (soprano)

Registrazione effettuata a New York, 10-11 gennaio 2006

Love sublime – 1 CD Nonesuch 7559-79952-2 – € 19,90
T.T.: 48′ 03”

Riferimenti web:

http://www.renee-fleming.com/

http://www.bradmehldau.com/

http://it.wikipedia.org/wiki/Brad_Mehldau

Recensione già pubblicata il 19 dicembre 2006 su ciao.it e qui parzialmente modificata.

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2007.