Gamba Giuliana

La cintura

Pubblicato il: 16 settembre 2006

Sulla scorta della coppia di strumentisti classici “lei suona il piano e lui la tromba”, avrei potuto titolare “lui la suona e poi la tromba”. La vicenda prende spunto da una commedia di Alberto Moravia, a cui spetta ormai di diritto la palma dello scrittore più sputtanato al mondo. Vittorio De Simone, un improbabile James Russo nelle vesti di sofferto intellettuale, è un assistente universitario di nazionalità americana che lavora a Roma alla mercé del professor Biondelli.
Quest’ultimo, ammogliato e con prole, ha una relazione poco impegnativa con Bianca Ravelli (Eleonora Brigliadori), una splendida mora inquieta e disillusa dagli uomini: inevitabile tra il giovane assistente e la ragazza nasca un’attrazione morbosa, che sfocerà presto in una tormentata storia fatta di incomprensioni e ripicche. Una relazione che, nonostante tutto, proseguirà malgrado i veti della madre di lei (Giuliana Calandra) ed i consigli disinvolti della cameriera Nora; fino a quando Vittorio e Bianca decideranno di andare a vivere insieme.

Una scelta azzardata: i due per un nonnulla continuano a litigare violentemente, complici le frustrazioni di Vittorio, scrittore in cerca di fortuna ed i traumi infantili di Bianca.
Il menage conoscerà una svolta nel momento in cui cominceranno a volare le prime labbrate: gli stonfi fitti fitti che Vittorio riserva a Bianca condurranno la coppia in un godurioso tunnel sadomaso; gli sganassoni e le frustate con la cintura (da qui il titolo del film) saranno la scintilla per i loro rapporti sessuali.
Anche la relazione pare ricevere una nuova ventata di serenità grazie al nuovo ruolo di Vittorio, il pugile della coppia, e di Bianca sempre più arrapata all’atto delle zifonate sul viso.
La reciproca attrazione però non impedisce che la coppia si separi dopo l’insuccesso di un’apparizione televisiva dell’uomo, motivo di un’ulteriore incupimento del suo carattere. Ma poco dopo, grazie ai buoni uffici di Nora, Vittorio e Bianca si rivedono e decidono di sposarsi.
I problemi tra i due rimangono, anche più di prima, ma le consuete intense dosi di legnate prima dell’amore salvano il rapporto.
Tutto pare proseguire in un particolarissimo menage familiare tra sganassoni e kamasutra, finchè una mattina, dopo la consueta notte di zifonate, Bianca si sente male. In ospedale, di fronte ad un medico che le chiede spiegazioni e le intima di denunciare il responsabile di tanto scempio, la donna viene a conoscenza che ha perso il figlio che aspettava.
Sconvolta (ma non troppo) Bianca denuncia Vittorio.
Si arriva al processo di fronte ad una giudice più psicologa che magistrato (Anna Bonaiuto) e, con una procedura mai vista in Italia, Vittorio viene assolto sulla base del fatto che la moglie era consenziente.
La separazione pare essere ormai destino inevitabile per i due coniugi; ma all’ultimo momento, quando lui è in procinto di tornare a New York e lei a Milano, ci ripensano e si lanciano in una corsa sfrenata per incontrarsi ancora.
Qui la vicenda si chiude, senza che lo spettatore sappia se veramente Vittorio e Bianca saranno ancora insieme, magari senza il contorno di quel sadomaso che tanto li aveva condizionati.

Il film in quanto tale, una delle tante pellicole dimenticabili e nemmeno con caratteristiche tali da assurgere all’olimpo del trash più trucido, si ricorda ancora per le vicende che hanno coinvolto la protagonista e la regista: Moravia, già sputtanato in maniera devastante, pare abbia lanciato dalla tomba una fatwa e coinvolto nel vortice le artefici di tale abominio cinematografico.
Giuliana Gamba, la regista, dopo aver girato l’altrettanto leggendario “Profumo”, film erotico soft con Florence Guerin, ed un passato di collaborazione col mitico Joe D’Amato (alias Aristide Massaccesi), indimenticato guru del trash di serie Z, del porno-soft e del porno-hard italiano, effettivamente si prestava a facili illazioni.
In realtà “La cintura” di erotico ha ben poco; e non lo dico soltanto come spettatore abituato a ben altre maialate o su input di una critica unanimemente attestata su valutazioni negative.
E’ un dato oggettivo che il film, nonostante l’argomento su di un tema impegnativo come quello delle nevrosi di coppia con tendenze sadomaso, di scene scabrose ne contenga veramente poche.
Le velleità intellettuali non solo non elevano la qualità dell’opera (film appartenente al genere “né carne né pesce” ovvero non è né porno soft e neanche un film da educande); soltanto viene amplificato oltre misura l’involontario umorismo della vicenda.
Scrivevo prima delle artefici; stupisce che, coinvolta quale sceneggiatrice di questo indefinibile pippone, si trovi il nome di Francesca Archibugi, che pure rammentavo autrice di tutto rispetto: forse sarà stata l’inesperienza oppure l’incontro con Giuliana Gamba, già donna militante ed impegnata, che ha dato la stura ad un revival tipico di certi sterili intellettualismi del recente passato.
Stupore che potrà in parte essere ridimensionato nel conoscere l’infelice furbata pubblicitaria che ha accompagnato l’uscita del film.
“La cintura” in realtà fu prodotto dalla Finivest inizialmente per la televisione e soltanto in seguito distribuito nelle sale cinematografiche, presentato come film erotico e vietato ai minori di quattordici anni; inevitabile che le aspettative degli spettatori onanisti venissero deluse.
Il presunto scandalo nacque in virtù di un servizio di Playmen dove Eleonora Brigliadori era fotografata nelle scene post-legnate, discinta ed in fase di inteso arrapamento: la notizia delle foto giunse poco prima che la “fatina” si apprestasse a presentare lo Zecchino d’Oro.
La povera Eleonora, pare a causa di un’ingerenza vaticana, fu subito rimandata a casa senza tanti complimenti, ipotizzando avesse combinato chissà quali maialate.

Scontato che la notizia di una Brigliadori, non più dolce fatina, bensì assatanata (e nuda) erotomane, sollecitasse le fantasie di molti: la pubblicità era garantita; tanto più che prima di allora soltanto Sergio Corbucci in “Rimini Rimini” era riuscito, e con fatica, a scoprire le nudità posteriori della ragazza; per non parlare dei servizi fotografici su di riviste come Bliz, destinate a giovani onanisti, dove l’Eleonora si mostrava pur sempre in un due pezzi.
Nel caso de “La cintura”, Playmen ebbe invece gioco facile nel pubblicare le foto dell’unica scena realmente intensa, dove, sotto la pioggia e dopo le legnate di rito, Bianca, con dietro un allupatissimo Vittorio, mostra brevemente anatomie anteriori molto molto apprezzabili.
Fin qui gli aspetti teoricamente scandalosi.
Lo scandalo vero, per gli spettatori meno smaliziati, è stato semmai tutto il resto; ovvero, visto l’erotismo sostanzialmente più latitante che latente, tutto il film: recitazione, sceneggiatura, montaggio.
Gli attori, protagonisti e comprimari, che pure in altre pellicole hanno offerto prove tutt’altro che disprezzabili (la Brigliadori in teatro ha saputo affrancarsi bene dall’immagine di dolce fatina), qui vengono coinvolti nell’atmosfera monotona imbastita dagli autori (televisivi) e sembrano come intorpiditi in una vicenda che non li riguarda.
James Russo, già conosciuto al pubblico italiano per i ruoli di macho (“Occhi di Serpente”), non sembra affatto a suo agio nelle vesti di inquieto intellettuale.
Il montaggio, quanto meno sulla base della pellicola visionata, pare assai avventuroso e raffazzonato (forse frutto di un adattamento per la televisione?), tale da incentivare le incongruenze logiche della trama.
Sconcerta la musica (monotona), che pure si legge composta da un trio di livello come Ron, Morricone, Nicola Piovani; ammesso e non concesso che gli autori c’abbiano realmente messo mano.
Alla fine, a parte il probabile interesse suscitato nei confronti dei fans della fatina Eleonora Brigliadori e delle sue peraltro limitate performances, cosa resta di tutto questo “impegno” ed “erotismo”?
Superfluo.

Edizione esaminata e brevi note

“La cintura” – Italia 1989
Regia di Giuliana Gamba.
Con James Russo, Eleonora Brigliadori, Anna Bonaiuto, Giuliana Calandra, Lidia Broccolino, Karen Moore, Riccardo Salvino.

Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Gloria Malatesta, Claudia Sbarigia
Fotografia: Luigi Verga
Distribuito da: Medusa Distribuzione (1989) – Pentavideo, Medusa Video (Pepite)
Prodotto da: Metro Film; San Francisco, Reteitalia

Già pubblicato su ciao.it il 10 marzo 2006

Luca Menichetti. Lankelot, settembre 2006.