Gould Rachel

No more fire

Pubblicato il: 10 settembre 2006

Anche nel campo jazz l’industria da alcuni anni pare investire fortemente sulle “belle e bravine”; categoria cui, forse con troppa severità, alcuni critici inseriscono la stessa Diana Krall.
Più difficile che rospone di talento, alla stregua di Nina Simone e Carmen Mc Rae, ai giorni nostri possano conquistare il meritato successo di pubblico e trovare discografici che vogliano investire su di loro.
Al di là di considerazioni anatomiche, che con la musica in quanto tale hanno poco o nulla da spartire, è una constatazione che vi siano cantanti che meriterebbero un’attenzione ben superiore a quella che abitualmente viene loro riservata.
Questo è il caso di Rachel Gould; e “No more fire” ne è la dimostrazione.
Classe 1953, la jazzista nasce a Camden nel New Jersey; presto si dedica in quel di Boston a studi classici ed in particolare al violoncello ed al canto, inserendosi come contralto in alcuni cori.
Una gavetta che deve essere servita: esordisce con successo come cantante jazz alla metà degli anni ’70, negli Stati Uniti e poi in Europa, dove insegna nelle scuole di Colonia, Maastricht, Berna, Amburgo e dal 1992, dopo la morte del marito Sal Nistico, in Olanda, suo attuale paese di residenza (è docente al Conservatorio dell’Aja).
Dopo collaborazioni a fianco di musicisti come Philip Catherine, Michel Graillier, Benny Bailey, Horace Parlan, Woody Hermann, Enrico Pieranunzi, e soprattutto Chet Baker (con cui ha inciso “All blues”), Sal Nistico, a metà degli anni ’80 ha registrato il primo disco da leader (“The Dancer”).
Più considerato da critica e pubblico è stato il successivo “A Sip Of Your Touch”, del 1989, con Riccardo del Frà, Enrico Pieranunzi, Art Farmer e Dave Liebman, cui sono seguiti “Live in Montreux” (1991) e “More Of Me” (1993).
“Dancin’on a dime”, registrato per l’etichetta veneziana Caligola Records (Caligola 2029), è del 1999: l’idea di incidere un disco con una formazione tutta italiana è maturata durante i tour e seminari che Rachel Gould frequentemente tiene nel nostro paese.
La sezione ritmica guidata dal pianista Marcello Tonolo, con il drumming di Mauro Beggio, sembrò rispondere più di ogni altra alle sue esigenze.
Al trio si unì la tromba di Marco Tamburini, ed il quintetto fu presto costituito.
“No more fire”, registrato tre anni dopo in quel di Udine, ma pubblicato solo ora nel 2005, vede ancora protagonista la formazione di “Dancin’ on a dime” con l’unica variante costituita dall’ingresso del contrabbassista Paolo Ghetti al posto di Franco Testa.
Come nella precedente incisione della Caligola i brani prescelti sono dieci, quattro classici e sei brani originali, composti dalla stessa Gould: non solo una vocalist di altissimo livello, ma innanzitutto musicista completa, “a 360 gradi”:

1. So Very Glad (Gould) – 7.42
2. My Magic Ring (Gould) – 6.29
3. Cold Duck Time (Harris/Gould) – 4.37
4. It Never Entered My Mind (Rodgers/Hart) – 6.11
5. Never Never Land (Styne/Comden/Green) – 3.50
6. No More Fire (Over You) (Gould) – 5.52
7. Tha Way I Am (Tonolo/Gould) – 7.14
8. Empty Room (Nistico/Gould) – 6.38
9. Depression (Gould) – 6.08
10. Perdido (Ellington/Tizol) – 4.05

La definizione di “album cantautorale” ha una sua ragione d’essere non solo in virtù delle eccellenti capacità compositive di Rachel Gould, ma anche di una facilità d’ascolto che in questo caso non è sinonimo di banalità.
Colpisce la tecnica, la capacità di controllo sulle note lunghe, la profondità del timbro (ricordiamo i suoi trascorsi di contralto) che le è valsa la qualifica molto scontata ed abusata di “bianca con voce da nera” ed affinità, queste meno scontate, sia con Sarah Vaughan ed Helen Merril che con Shirley Horn e Carmen McRae, quelle che la jazzista considera le sue autentiche muse; per non parlare dell’interpretazione priva di autocompiacimento, mai scontato quando ci si trova di fronte ad una vocalità sui generis.
Un album “No more fire” che dimostra inoltre una buona dose di ecletticità, che riesce a fondere senza forzature le nuove composizioni con brani di tradizione: dai classici in stile soul come “Cold Duck Time” al celeberrimo tema ellingtoniano “Perdido”, versione duo voce-batteria, alla scorrevolezza di evergreen come “It never entered my minde”, fino a temi più intensi, jazzistici come “The Way I Am”, “Empty room” (composta insieme a Sal Nistico) e all’orecchiabilissimo “No more fire” del titolo.
L’ottima intesa tra i musicisti si spiega con una frequentazione che ha visto il quintetto unito, seppur episodicamente, come una sorta di formazione stabile nei sei anni che sono seguiti a “Dancin’on dime”; quello che è stato definito un vero e proprio gruppo: il “Rachel Gould quintet”.
Se Paolo Ghetti e Mauro Beggio con “No more fire” hanno confermato le loro qualità già emerse da tempo, la critica ha giustamente lodato l’esperienza e l’affidabilità dei forse più celebri Marcello Tonolo e Marco Tamburini, uniti da un sodalizio che risale all’inizio degli anni ’90 ed alla Keptorchestra.
Il veneto Tonolo, classe 1955, considerato uno dei più validi pianisti jazz italiani, si è fatto le ossa accompagnando molte star d’oltreoceano come Chet Baker a Jack Walrath, da Lee Konitz a Gary Bartz; in seguito, dopo essere stato il leader della GAP Band e del gruppo Music On Poetry, si è dedicato alla direzione della Thelonious Monk Big Band e della omonima scuola jazz di Dolo da cui l’orchestra ha preso le mosse.
Il trombettista Marco Tamburini, nato a Cesena nel 1959, bolognese d’adozione, oltre ad essere considerato un solista di spicco nel campo più strettamente jazz, ha lavorato e lavora come cosiddetto turnista in ambito pop; ha pubblicato recentemente presso la francese “Dreyfus” l’album “Why Not”, come direttore dei “Massive Groove”, una formazione che vede tra i protagonisti Roberto Rossi, Piero Odorici, il sassofonista, e lo stesso Marcello Tonolo.

Alla fine appare chiaro che “No more fire” non è il disco della sola Rachel Gould ma il risultato artistico, di eccellente livello, di un gruppo blasonato, molto ben affiatato e degno di essere scoperto anche da chi per il momento, magari maggiormente incentivato dalla moda e dalle promozioni musicali, si è limitato all’ascolto delle “belle e bravine”.

Edizione esaminata e brevi note

Rachel Gould (voce), Marco Tamburini (tromba e flicorno), Marcello Tonolo (pianoforte), Paolo Ghetti (contrabbasso), Mauro Beggio (batteria)
“No more fire” – Caligola

– Recensione già pubblicata su ciao.it il 9 settembre 2005 –