Borges Coelho João Paulo

Cronaca di Rua 513.2

Pubblicato il: 30 maggio 2012

Cronaca di Rua 513.2” è una sorta di romanzo d’esordio senza esserlo davvero. Perché? Perché non è il primo romanzo scritto da João Paulo Borges Coelho, ma è il primo romanzo scritto da João Paulo Borges Coelho tradotto in lingua italiana, grazie alle Edizioni dell’Urogallo. E’ stato per me un onore, quindi, poter leggere la prima opera dello scrittore portoghese, mozambicano di adozione, portata in Italia. Ed è stato anche un piacere visto che nel colore e nelle voci di “Cronaca di Rua 513.2” ho ritrovato quella vivacità, quella magia e quell’energia che, fino ad oggi, è riuscito a trasmettermi solo Jorge Amado, un altro immenso scrittore (sudamericano) in lingua portoghese.

La Storia del Mozambico poggia su alcuni secoli di colonialismo. Da terra di conquista portoghese, il Paese africano è riuscito a conquistare l’indipendenza solo nel 1975 e dopo scontri cruenti. La decolonizzazione ha condotto tanti portoghesi ad abbandonare, più o meno frettolosamente, il Mozambico lasciando al potere un partito socialista molto vicino all’URSS. Ed è esattamente questo lo sfondo in cui si staglia la vita dei personaggi che vivono in Rua 513.2, una immaginaria strada di Maputo che porta un nome insolito, un nome aritmetico: “I numeri rimangono uguali sin dal giorno della loro invenzione, all’alba dei tempi; uguali e identici dalle due parti della barricata: non ci sono dei “4” rivoluzionari, né dei “5” coloniali e, così, l’enigmatico numero della Rua 513.2 rimase così com’era“.

Le case della Rua sono animate da figure vecchie e nuove. Vecchie come quelle dei portoghesi che vanno e nuove come quelle dei mozambicani che arrivano al posto loro. Il primo a comparire, in questa sfilata di facce e di vite, è Valgy lo xiphunta, Valgy il pazzo, un commerciante indiano finito non si sa come in quella città, in quella via alcuni anni prima assieme ad una bellissima moglie sudafricana che “scappò via prima che arrivasse la rivoluzione, lasciandosi dietro un Valgy inconsolabile, che deperiva a vista d’occhio“. Lungo la via abita anche Filimone Tembe, segretario del Partito la cui missione di vita sembra essere prevalentemente quella di spiare i suoi vicini e riferire ai suoi superiori tutto ciò che appare sospetto o troppo esterofilo quindi troppo poco socialista. Filimone e sua moglie Elisa vivono nella casa che fino a poco prima apparteneva all’Ispettore Monteiro. “Da quando erano venuti ad abitare in quella casa i Tembe convivevano (si fa per dire) con questo ispettore del passato che entrava e usciva a suo piacimento, quasi come se abitasse anche lui lì. Un residuo del passato che era anche un segreto privato della coppia“. Monteiro che “era un codardo e aveva la coscienza sporca” era scappato quando il suo vecchio ordine era stato sovvertito e senza il coraggio di prendere nuove posizioni. Proprio come il Dottor Pestana.

Tra i vecchi abitanti di Rua 513.2 c’è anche Arminda de Sousa “vecchia prostituta bianca in pensione, e anche se non lo fosse stata, sarebbe stata ugualmente disoccupata, perché i tempi erano poco propizi per l’amore“. Ed è proprio nella casa di Arminda che si trasferisce la rumorosa e vivacissima famiglia di Josefate Mbeve e sua moglie Antonieta la quale, fin dal primo momento, mostra grande simpatia per la vecchia Arminda. Invece nella casa dei Pestana, devastata a colpi di martello e da corti circuiti dal suo stesso proprietario costretto alla partenza, vanno a vivere Judite e Tito. Lei è giunta in quella via per vendere le sue bagias piazzandosi proprio all’ombra dell’acacia di Donna Aurora. Filimone, ghiotto di frittelle, propone alla donna: “Chiama la tua famiglia, saltate il muro e poi vediamo fino a quando potete rimanere“.

Il socialismo, nel frattempo, si sforza di applicare le sue regole ferree. Distribuisce alimenti con apposite tessere e cerca di fiutare ogni ipotetico pericolo sovversivo. Borges Coelho tiene lontani dal suo racconto gli aspetti più feroci di una fase storicamente complicata del Mozambico ma, con estrema intelligenza ed un pizzico di ironia, sa anche sottolineare le pieghe di un sistema politico fallimentare e i “rimedi” a cui alcuni degli abitanti della Rua sono costretti per sfilarsi da meccanismi oppressivi e macchinosi.
Tra personaggi reali e qualche fantasma la cronaca di “Cronaca di Rua 513.2” riesce ad avvincere e a trasportare il lettore in un universo affascinante e luminoso. Un romanzo corale, pieno e suggestivo anche grazie ad una scrittura curatissima che non annoia nemmeno per un istante. Ciò che mi auguro è che “Cronaca di Rua 513.2” non rimanga la sola opera di João Paulo Borges Coelho tradotta in italiano.

Edizione esaminata e brevi note

João Paulo Borges Coelho è nato ad Oporto, in Portogallo, nel 1955 ma ha acquisito la cittadinanza mozambicana. E’ un docente di Storia moderna del Mozambico e del Sud Africa presso l’Università di Maputo ma insegna anche nella Facoltà di Lettere dell’Università di Lisbona. E’ autore di racconti, romanzi e novelle ed è considerato uno degli autori mozambicani più interessanti degli ultimi anni. Il suo romanzo d’esordio risale al 2003 e si intitola “As Duas Sombras do Rio“. Al momento il suo unico libro tradotto in italiano è “Cronaca di Rua 513.2“.

João Paulo Borges Coelho, “Cronaca di Rua 513.2“, Edizioni dell’Urogallo, Perugia, 2011. Traduzione di Elina Ilaria Nocera. Titolo originale: “Crónica da Rua 513.2“, Caminho, Lisboa 2006.

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