Categoria:
Narrativa
“Chi si avventurava in montagna, specialmente nelle Alpi Giulie, doveva sopportare delle scomodità non indifferenti e correre dei rischi che si ritenevano insuperabili dalle ragazze. Già sulle brevi e meno faticose rocce della Val Rosanda c’era ancora chi non vedeva di buon occhio una ragazza in cordata. Eugenio Grandi fu forse il primo dei giovani di quei tempi a volere la donna in montagna e aveva dovuto sopportare non poche critiche da parte dei suoi coetanei, tanto che li aveva abbandonati per andarsene tutto solo con quelle tre giovani, e quel giorno era fiero di averle guidate fin sulla più...CONTINUA...
“Ho scritto diversi libri testimoniali sulla dittatura hitleriana e i crimini commessi dai nazisti, ma alla fine non ho resistito al desiderio di fare luce anche tra le pieghe dell’essenza di Eva Braun, dalla quale continuavo a leggere che fosse stata una donna frivola, superficiale e interessata a una sola cosa: il lusso sfrenato […] ma la sua relazione con Hitler fu molto più complessa e sofferta di quanto annoti la storiografia ufficiale” (p.7). Così Helga Schneider nella sua “Lettera ai lettori”, chiarisce perché abbia voluto dedicarsi nel suo romanzo biografico, o “saggio narrato” che dir...CONTINUA...
Confessione, autofiction, romanzo, saggio sociologico, diverse sono le definizioni che si possono dare a Questo mio corpo di Sara Durantini (Dalia edizioni 2025, pagine 134, euro 14,00), con la consapevolezza della limitatezza di ogni possibile catalogazione di un qualcosa (“la cosa” la chiamerà l’autrice) che ha scavato oltre che nell’anima anche nel corpo, corpo che se ne fa testimone, in che modo vedremo. Lo stesso...CONTINUA...
Uno degli aspetti più significativi di “Casa Palladio” di Alberto Carollo, è subito anticipato nella bandella del libro: “è un cantiere aperto […] nella dimensione che un osservatore illustre come Gian Mario Villalta definisce glocal, fusione ed esasperazione insieme del locale e del globalizzato”.
E’ vero che il titolo completo è “Casa Palladio e altri racconti di vita vicentina”, e indubbiamente si colgono personaggi, situazioni che risultano corrispondenti a quanto molti di noi pensano si possa trovare a Vicenza e provincia. In realtà non è che la presenza di imprenditori privi di scrupoli...CONTINUA...
Da molti lettori e recensori, “La ragazza della fontana” di Antonio Benforte era stato definito come una sorta di romanzo di formazione, arricchito da diverse tematiche non soltanto adolescenziali. Anche il suo terzo romanzo, “La band del Supersantos” potremmo inquadrarlo come romanzo di formazione, visti i giovanissimi protagonisti e le loro avventure nel corso degli anni. Ma il tempo passa e probabilmente anche l’idea di bildungsroman di Benforte si è fatta più matura; e difatti possiamo dire che questa volta parlare di “favola urbana” appare un po’ riduttivo: in realtà, proprio per il legame...CONTINUA...
Scrivendo delle precedente opera di Lodovica San Guedoro, “La vita è un sogno” avevamo scritto frasi come “un gran bel romanzo, o dramma che dir si voglia”, “nelle pieghe di un linguaggio particolarmente raffinato”. Tutto quello che potremmo ripetere, od addirittura enfatizzare, per quanto contenuto ne “Il giardino chiuso”, l’ultima uscita editoriale della scrittrice “inattuale per elezione”. Sì, perché la bellissima inattualità dello stile di Lodovica San Guedoro ha molto a che fare con l’evidente contaminazione tra romanzo e teatro che troviamo nel “giardino chiuso”.
Come leggiamo nell’introduzione...CONTINUA...
“E’ difficile spiegare tutto del tutto, argomentò. La vita è un’isola circondata del buio, da un grande buio, e nel buio accadono fatti al di là della nostra comprensione” (p.102); “Il grande buio c’è sempre, non scappa mica. Il grande buio c’è sempre ma noi non ce ne accorgiamo, e questo è uno dei motivi per cui rimaniamo sani di mente nell’arco della nostra misteriosa e, per molti versi, assurda esistenza” (p.171). Nella sua raccolta di racconti Enrico Macioci cita il “grande buio” solo due volte, ma quel tanto da farci capire come questo “buio” rappresenti qualcosa di molto reale, proprio di...CONTINUA...
“I ricordi ci avvolgono, ci commuovono, ci spingono ad agire ma rispondono al caso, non alla volontà di chi ricorda. Ci sommergono, ci invadono e noi proviamo a sceglierne qualcuno, ma l’atto del ricordare, che pure sembrerebbe manifestazione di volontà, è invece casuale, non sottostà a nessun imperativo. Accade, semplicemente e lo scrittore deve accettare questa sua condizione passiva. A volte succede che il ricordo desiderato si materializzi, ma è un caso”. Così Filippo Tuena in una recente intervista rilasciata a Ivana Margarese racconta il suo “Valzer con mia madre da ragazza”, opera molto...CONTINUA...
Al giorno d’oggi, in cui le cosiddette pensioni sono praticamente scomparse in favore di strutture molto più impersonali, la lettura del romanzo di Paolo Pasi potrà suscitare qualche moto di malinconia. “L’albergo del tempo sospeso” difatti racconta, con un evidentissimo carattere autobiografico, le estati a Riccione di un bambino che dall’età di sette anni – precisamente a partire dal 1970 e poi per i successivi vent’anni – ha sempre alloggiato con i suoi genitori in una pensione: l’Heaven, gestita da una spigolosa zitella.
Il bambino – Paolo Pasi, con il padre, madre e sorella ma soprattutto...CONTINUA...
“Li ho imbrogliati in nome del regime sovietico! Con quali occhi da cane potrò ora guardarli! E il capo dice che così esige l’alta politica […] Ecco, anche io ho domandato che specie di politica, e a che cosa e a chi sia necessaria, se combattiamo senza risparmiare le nostre forze e la vita stessa per affermare la verità. Soltanto un’unica verità! E poi permettiamo a noi stessi la menzogna e l’inganno” (p.281). Probabilmente le parole pronunciate da Veniamin Malyšev “Ven’ka”, giovanissimo esponente della Polizia investigativa di Dudari, sono potute apparire senza troppi danni nel romanzo “Crudeltà”...CONTINUA...
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