Castellitto Sergio

Nessuno si salva da solo

Pubblicato il: 7 maggio 2015

Gaetano e Delia siedono al ristorante. E sono osservati. Parecchio. Si apprezza di certo l’avvenenza della coppia ma è d’altro tipo la curiosità che suscitano. Mi sarei voltato anch’io, dal tavolo accanto, per capire il motivo di tanto clamore. Delia non riesce a controllarsi. È tesa, collerica, pronta a offrire soltanto parole velenose al suo commensale. Anche una pietanza, nelle sue mani, si trasforma in un’arma da scagliare con furore in faccia a Gaetano. Le loro strade si sono divise e da separati occorre vedersi, seppur controvoglia, per i due figli, da curare insieme ai fili, ormai logori, di un matrimonio in sospeso. Mangiarci su, approfittare di una cena per rendere piacevole un capitolo spinoso, non serve a molto. Chi pensa all’appetito quando hai di fronte il/la tua ex, di cui sei ancora innamorata/o? La pancia tace e la mente va al passato, così amaramente rimpianto, da oscurare quel presente indigesto. Entriamo in punta di piedi nella loro storia. I flashback ci portano via da quel tavolo e sembrano andare in difesa del loro amore. Giustificano la rabbia e la delusione. Li graziano. Si conoscono nello studio di una palestra. Lei nutrizionista, lui novello iscritto. Metteremo in discussione l’iniziale professionalità di Delia e scopriremo che lei per prima avrebbe bisogno di dare ordine al suo appetito. Delia soffre, infatti, di anoressia. Per la presenza (o l’assenza per l’esattezza) di una madre attaccata al suo ego e alla bottiglia. Per la mancanza di qualcuno che l’ami più di quanto lei riesca a fare. Il coinvolgimento è tale da bruciar presto le tappe. Ci si sposa col bambino in grembo e con una cerimonia da bohemien, in riva al mare. Si applaude ai novelli sposi e tutto sembra presagire il coronamento di un amore d’altri tempi. Persino il cilindro che Gaetano indossa sembra impegnarlo, proprio come un signore vecchio stampo, a proteggere per sempre la sua unione con Delia. La condotta dell’uomo è invero meno impeccabile. Preso com’è dal rincorrere la sua carriera di scrittore, finirà per dimenticare ciò che è stato. Persino ciò che ha promesso. Aveva urlato a Delia di evirarsi se mai l’avesse tradita. Ma verrà meno ai suoi propositi, così come alle nobili ambizioni artistiche, zittite dai compensi più appetibili per autori televisivi. L’incanto si è rotto. Il triste epilogo è già scritto… o forse no.

 

La cena, quella si, è giunta al capolinea, ma l’incontro con una coppia di maturi signori, li scuoterà inaspettatamente. Le tenere effusioni fra i due disturberebbero qualsiasi anima in pena, costretta ad ammettere, al loro cospetto, che la felicità esiste fuori dal proprio giardino. La stessa frustrazione la provano i due travagliati protagonisti. Succede però che l’amore ritorni, offerto come dono inaspettato. Che già possiedi, che è dentro di te. Che bisognava solo riportare alla riva dei sensi. Basta leggere negli occhi non ancora sazi di vita (nonostante l’incombere di un male) dell’attempato signore, per apprendere che la sofferenza, le lacrime, la malattia non deve giustificare la fuga ma unire più di prima all’altro, per riconoscere che “Nessuno si salva da solo”. Il bisogno reciproco si riaccende. Pregare ai piedi di una Chiesa nel cuore della notte diventa possibile. Anche innamorasi di nuovo. E il cuore può ricominciare a battere, l’appetito può ritornare, e spiare alla finestra il proprio amore che torna a casa, come i fidanzatini al primo appuntamento, ci porta a credere che non tutto è andato perso.

 

Il nuovo film di Castellitto, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, è di un romanticismo minimalista. Delicato, attento ai rigagnoli di una moderna storia d’amore. Fatta dai piccoli eroi di oggi; quei giovani delusi e falliti che sudano sette camicie per trovare qualcosa o qualcuno in cui sperare. Si riesce insomma a raccontare, senza sconvolgere, a carezzare la nostra sensibilità con una relazione che potrebbe benissimo essere la nostra. Il fascino dei due protagonisti è innegabile e Jasmine Trinca con quel rossetto scarlatto e il suo sguardo tagliente riesce a catturarci. Bella e nobile la presenza di un’eterna gloria come Anna Galiena, che incarna alla perfezione questa madre inaffidabile e inguaribilmente seducente. Come lei. Altrettanto belli Angela Molina e il vecchio saggio Roberto Vecchioni. Certamente un Castellitto diverso dai drammi strazianti di “Non ti muovere” e “Venuto al Mondo”, trasposizioni cinematografiche dei romanzi della moglie. Il coinvolgimento emotivo è senz’altro diverso; l’alta tensione di esistenze tragicamente spacciate viene messa da parte. Un fuori programma inatteso ma apprezzato. Anche il quotidiano può essere messo in scena e una storia aggraziata può deliziarci quanto un film impegnato (ed impegnativo). Incisivo il tema conduttore del film, l’intensa “Creep” dei Radiohead. Essenzialità vincente.

Giovanni Capizzi

07/05/2015

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Castellitto Sergio

Soggetto: Mazzantini Margaret

Sceneggiatura: Mazzantini Margaret

Tratto da un romanzo di: Mazzantini Margaret

Direttore della fotografia: Corticelli Gianfilippo

Montaggio: Vullo Chiara

Interpreti principali: Trinca Jasmine, Scamarcio Riccardo, Galiena Anna, Vecchioni Roberto, Molina Angela

Musica originale: Annecchino Arturo

Scenografia: Merlini Luca

Costumi: Chierconi Patrizia

Produzione: Wildside, Indiana Production Company, Rai Cinema, Alien Produzioni

Origine: Italia

Durata: 100 m

Approfondimenti:

http://www.imdb.com/title/tt4114456/

http://www.webster.it/film-nessuno_si_salva_solo_sergio-5053083043506.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Nessuno_si_salva_da_solo_%28film%29