Barghi Nicola

Time of Vår

Pubblicato il: 9 settembre 2006

Uno dei vantaggi di collaborare con Lamberto Lorenzini, oltre al privilegio di vedere all’opera un grande promoter, è stata l’opportunità di conoscere da vicino un mondo musicale, non soltanto in piena effervescenza, ma anche di ottimo livello qualitativo.
Se molti degli attuali tormentoni radiofonici non ci riconciliano con l’arte musicale, non per questo è lecito generalizzare e pensare che, lontano dalle luci della ribalta, i talenti siano ormai latitanti: Nicola Barghi, l’ultima scoperta di quel vecchio volpone del Lamberto, personaggio schivo ma di grande perspicacia, appartiene a pieno titolo alla schiera dei promettenti; ma forse anche di più: alla schiera delle certezze.
Sul sito www.nicolabarghi.com troverete le informazioni essenziali per inquadrare il percorso artistico del giovane musicista toscano, oltre che molto eloquenti mp3, facilmente scaricabili: un innato talento che lo ha visto dapprima coltivare queste sue doti con lo studio degli autori classici, lezioni di tecnica vocale col Maestro Lorenzo Donati e la soprano Gaia Matteini (successivamente interprete del suo brano “Weeping On A Willow”), per poi dedicarsi anima e corpo alle sue composizioni (inizialmente anche “accademiche”, coadiuvato da musicisti provenienti dal mondo della classica, jazzistiche).
Nel 2001 la realizzazione di brani per il cd multimediale “Luci e silenzi”, in coppia col padre Andrea, noto fotografo; e poco dopo la costituzione della sua Band.
Da allora è iniziata la stagione dei concerti, proposte di brani originali, in lingua inglese, rock, pop, blues, con chiare influenze british (i Beatles sono da sempre dei miti per Barghi senior, junior e per i componenti delle sue band), insieme ad alcune cover degli anni ’70.
Non mi dilungo oltre visto che rischierei un poco efficace sunto del già ampio www.nicolabarghi.com .
Veniamo piuttosto a “Time Of Vàr” l’ultima produzione rock di Barghi (ma dire solo “rock” è limitativo): nove brani più intro che confermano la (doverosa) sviolinata che vi ho anticipato.
Composizioni mature, in cui eventuali richiami ai grandi musicisti rock-pop del passato (Beatles, Rolling Stones e via dicendo) non lasciano affatto la consueta impressione di scopiazzatura, com’è invece vizio di quelle band dilettantistiche che non riescono ad affrancarsi dal proporre cover anche nel caso di presunte, molto presunte, canzoni originali: le suggestioni musicali qui vengono sempre mediate efficacemente dall’estro compositivo del giovane Barghi per un risultato che conferma un’inusuale ecletticità; doti che già si coglievano in “I Must be Wrong”, il suo primo ed apprezzatissimo album:

1. Footswitch – 0.46”
2. Time Of Vàr – 4.24”
3. The Glass House Man – 3.23”
4. Back To The Rock – 3.20”
5. It’s Raining 3.19”
6. Tears Stained Face – 4.22”
7. I Cannot be Late – 3.40”
8. Something To Hide – 4.59”
9. Alchemy – 3.33”
10. Midnight – 2.34”

Come dicevo, per un album come “Time Of Vàr”, parlare soltanto di rock o blues o pop non è corretto. Lo scrisse lo stesso Barghi, presentando la sua vecchia Band: “abbiamo sonorità rock, pop, blues, ma etichettarci risulta limitante. Non amiamo molto definirci, amiamo suonare”. Alle orecchie poi di chi è più uso ascoltare musica cosiddetta accademica, brani di “Time Of Vàr” lasciano l’impressione che comunque anche qui alcune suggestioni “colte” non siano del tutto estranee; le melodie si colgono da subito, anche ad un primo ascolto distratto: un’immediatezza che, per merito del compositore, ci risparmia ogni rischio di banalità. All’intensità ed alle asprezze di un “Back To The Rock” si accompagnano momenti più intimistici, con alcuni efficaci spunti blues, come in “It’s Raining”, “I Cannot be Late”, “Alchemy” (forse il suo brano migliore insieme al titletrack).
La voce intonata di Barghi, che svaria tra aggressività rock e lente atmosfere melodiche, ricche di raffinate sottigliezze ritmiche, si accompagna adeguatamente alla sua chitarra, anch’essa in sintonia con lo sviluppo di canzoni dal carattere così eterogeneo. Una particolare menzione merita il brano “Time Of Vàr” (e non “Of War”, come erroneamente citato in demo.rai.it), da cui è stato tratto un interessantissimo videoclip: l’antica leggenda del corvo Vàr è spunto e sostanza per una delle più riuscite canzoni dell’album, vuoi per i particolari effetti sonori (un azzeccatissimo “gracchiare”), vuoi per la coinvolgente interpretazione del giovane cantautore toscano, in bilico tra una ritmica ipnotica e aggressive declamazioni rock. Come avevo scritto in altra sede, attualmente sfondare mondo del pop/rock pare un’impresa (più facile essere sfondati), tanto più per le band e gli artisti di valore, rivali potenziali per chi è già arrivato al vertice, non si sa con quanto merito; bisogna subito aggiungere che Barghi e la sua NoOne Band, non è soltanto supportata dal talento dei suoi componenti: anche coloro che credono in Nicola Barghi sono persone con le palle quadrate; a cominciare da Lorenzini e Steven Carling. Se poi vogliamo aggiungere la qualità musicale di “Time Of Vàr”, che Barghi possa presto raggiungere una meritata fama non diventa affatto un’ipotesi peregrina. pPotrete ascoltare alcuni dei brani più significativi, tratti dagli album “I Must be Wrong”, “Mind State”, “Time Of Vàr”, ed altro ancora, sul sito www.nicolabarghi.com, sezione downloads.

Edizione esaminata e brevi note

Recensione già pubblicata su ciao.it il 12 febbraio 2006

Luca Menichetti. 9 settembre 2006, lankelot.