Bolognese Chiara

Piste di un naufragio. Cartografia di Roberto Bolaño

Pubblicato il: 13 luglio 2014

C’erano molti modi per scrivere una monografia su Roberto Bolaño, quello stesso che R.Brodsky, proprio nell’introduzione a “Piste di un naufragio”, ha presentato come un autore “inconfrontabile, di transizione, creatore di una funzione senza terra e come un pesce fuor d’acqua all’interno del paradosso della modernità liquida” (pag. 11). La ricercatrice universitaria Chiara Bolognese, col suo libro, è probabile abbia scelto la via più intelligente: un approfondimento dell’opera di Bolaño nel suo complesso che, senza cedere ad una sbrigativa divulgazione, ha il merito di non perdersi nell’autoreferenzialità propria di certi accademici che quasi si fanno vanto della loro erudizione con  linguaggio oscuro e sintassi contorta. La stessa scelta di procedere analizzando prima la poetica di Bolaño, e poi le tematiche più frequenti presenti nella sua opera, potrebbe rendere più agevole la lettura per coloro che non abbiano ancora una conoscenza approfondita dello scrittore cileno. Il saggio di Chiara Bolognese innanzitutto abbozza la biografia di Bolaño e soprattutto racconta il suo rapporto col Cile, il suo perenne sradicamento e l’influenza degli contemporanei sulla sua poetica, l’infrarealismo. Pagine che mostrano un autore tanto complesso e tanto lontano dal mondo degli intellettuali quanto votato alla letteratura: “il desiderio di leggere […] è infinito, travalica la stessa morte, le nostre paure, le nostre speranze di pace” (da “Il gaucho insostenibile”).

Tematiche quindi legate al suo sentirsi innanzitutto poeta piuttosto che romanziere; e poi all’esilio, al viaggio, alla perenne frattura tra sogno e realtà, ad un mondo inafferrabile che richiama più volte la “modernità liquida” di Zygmunt Bauman: “Lo spazio liquido di Bolaño è costituito da città reali e da città fittizie, che spesso si trasformano in spazi che fluttuano tra la realtà e la fantasia” (pag. 73). Uno sradicamento che trova origine nella sua biografia di esule e che poi, soprattutto nei racconti, si rivela con una “ambientazione indeterminata, che contribuisce ad accentuare il senso di solitudine e smarrimento […]” e con individui “che si portano dietro il loro stato di precarietà in tutti i luoghi dove si dirigono” (pag. 81-88). Questi i primi indizi per comprendere il significato del titolo “Piste di un naufragio”, che poi Chiara Bolognese rende esplicito nel capitolo “Formazione di un’identità”: “La letteratura di Bolaño, in generale, è la ricostruzione della vita di coloro che furono testimoni in prima persona della nascita delle dittature in America Latina e che ne subirono le più tragiche conseguenze. L’incertezza regna sovrana nel mondo dell’autore, e fluttua nella vaghezza, dove ogni essere umano va alla deriva. Ed è proprio questo naufragio che vuole descrivere Bolaño” (pag.118). Un “naufragio” quindi in stretto rapporto con i segni identitari propri dei personaggi presenti in opere come “Un romanzetto canaglia” e “Chiamate telefoniche”: indeterminatezza, frammentazione, marginalità. Inevitabile quindi pensare alla conseguente creazione di una letteratura dello sradicamento e degli sradicati e che, non prima di aver citato il pensiero di Bauman, sul quale Bolaño spesso rifletteva, ha permesso a Chiara Bolognese di analizzare temi ricorrenti quali il meteco, il nomadismo, la fuga, il viaggio, vite schizofreniche in un mondo in continuo cambiamento ed immerso in una realtà ambigua e imprecisa. Analisi che si è “focalizzata sui tre pilastri fondamentali della letteratura di tutti i tempi, ovvero la società, l’individuo e la ricerca nell’ambito della scrittura stessa. Sono questi i temi che costituiscono il territorio Bolaño: un mondo in cui l’uomo è vittima di una società vuota, che annichilisce qualsiasi ragione di vita e lo condanna ad un futuro incerto”. Ed ancora, sempre con le parole di Chiara Bolognese: “In questa realtà, probabilmente, è solo la letteratura a poter offrire una possibilità di salvezza o quanto meno di apparente consolazione […] La letteratura diventa quindi una ricerca di senso. La scrittura e la lettura rappresentano le strategie per opporsi alla banalizzazione e all’uniformità di alcuni strati della società contemporanea” (pag. 302).

A conclusione della monografia, del tutto coerente con quanto letto riguardo l’inquieta e drammatica figura di Bolaño, abbiamo apprezzato la citazione dalle “Lezioni americane” di Italo Calvino: “La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là di ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione” (pag. 303).

Edizione esaminata e brevi note

Chiara Bolognese, scrittrice italiana e ricercatrice universitaria. Si è laureata in lingue e letterature straniere all’Università Cattolica di Milano, e ha ottenuto il dottorato europeo in letteratura ispanoamericana all’Universidad Autónoma de Madrid. E’ stata ricercatrice posdottorale MEC-Fulbright presso il Centre de Recherces Latino-Américaines di Poiters e l’Universidad de Santiago de Chile (2007-2009). Successivamente ha vinto la borsa posdottorale Alianza 4 Universidades, presso l’Universidad Autónoma de Barcelona. Attualmente è membro del Grupo “Inventario de Mitos Prehispánicos en la literatura ispanoamericana”, nella stessa università. I suoi ambiti di ricerca toccano l’identità preispanica nella letteratura attuale, la narrativa e la poesia cilene, la letteratura argentina della dittatura, la letteratura venezuelana e la narrativa cubana contemporanea.

Chiara Bolognese,“Piste di un naufragio. Cartografia di Roberto Bolaño”, Arcoiris edizioni, Salerno 2014, pag. 328. Traduzione di Alessio Mirarchi

Luca Menichetti. Lankelot, luglio 2014