Browning Tod

Freaks

Pubblicato il: 6 ottobre 2007

La prima scena si apre con un vociferante imbonitore che, in attesa di mostrare ai presenti il più raccapricciante mostro – umano mai visto, racconta ai convenuti quanto accadde poco tempo prima in quel circo. Un guardiano, sconcertato, riferisce al suo ricco padrone di un gruppo di mostri visti all’interno della proprietà: sarà stata un’allucinazione oppure la realtà?
E’ tutto vero: un’anziana signora, Madame Tetrallini (Rose Dione), accompagna nel giardino i suoi “bambini”, gli esseri deformi che lavorano come attrazioni in un circo vicino.
Cacciati dall’inorridito possidente, il gruppo fa ritorno ai carri, le loro case.
Qui, nella variopinta comunità circense, si svilupperà la drammatica vicenda dei mostri e dei cosiddetti normali. Il fidanzamento tra due “freaks” è in crisi a causa di Cleopatra (Olga Baclanova), una cinica e appariscente trapezista, che ha fatto innamorare di sé il nano Hans (Harry Earles); e nonostante l’ormai ex Frida (Daisy Earles), la cavallerizza nana, l’abbia messo in guardia (“Tu per me sei un uomo, per lei sei soltanto un giocattolo”). L’atteggiamento della mantide cambia quando, a causa di un’imprudenza di Frida, scopre che il suo minuscolo ammiratore è in possesso di un’ingente fortuna: dal mero divertimento per le ridicole attenzioni dello spasimante al piano architettato con il forzuto Hercules (Henry Victor), il suo nuovo e reale amante, al fine di sposare e poi eliminare l’ingenuo nanetto.
Mentre gli aspiranti assassini organizzano la trappola, la vita degli artisti è ritratta lontano dalle esibizioni circensi: la donna barbuta che, grazie al compagno, l’uomo scheletro, partorisce un neonato peloso, l’affollata vita sentimentale del clown Roscoe (Roscoe Ates), fidanzato di una della due gemelle siamesi Hilton, il formarsi di una coppia di “normali”, Venus (Leila Hyams), l’ex di Hercules, e Phroso (Wallace Ford) il clown del circo, solidali con i “freaks”. Il finto idillio tra Cleopatra, Hans e i mostriciattoli ha fine già nel momento del banchetto di nozze: alla cantilena dei “freaks” (“Sei una di noi, una di noi! Ti accettiamo, ti accettiamo!”) e al momento di bere dalla coppa dove hanno poggiato le loro labbra tutti i malformati, la trapezista mantide, inorridita al pensiero di far parte di quella congrega, reagisce con violenza e disprezzo (“Mostri! Io non sono come voi!”). Poco dopo le nozze, con sospetta tempestività, cominciano i malesseri di Hans. Venus e Phroso sospettano l’avvelenamento ma sarà il nano senza gambe e bacino ad origliare e scoprire il piano di Cleopatra e Hercules. Al che scatterà inesorabile il codice d’onore dei “freaks” secondo cui chi offende uno di loro offende anche tutti gli altri; e va punito senza pietà. Hans, da giorni a letto morente, dopo aver finto di bere ancora una volta la “medicina” che gli ha somministrato Cleopatra, appena la sua sposa si allontana, apre gli occhi e, come ridestato da un sogno, finalmente consapevole e con faccia feroce, dà il segnale ai suoi.
La coppia di amanti capisce a cosa sta andando incontro e inizia a scappare nella pioggia inseguita dai mostriciattoli, dall’uomo-tronco che striscia con un coltello in bocca, dal nano senza gambe che saltella sulle mani.

La versione probabilmente edulcorata del film non ci mostra le torture e le mutilazioni subite dai due, ma ci porta nuovamente al racconto dell’imbonitore, pronto a svelare cosa è rimasto della donna dopo il trattamento subito dai “freaks”.
Adesso Cleopatra mostro lo è davvero, non più soltanto in senso morale: senza gambe, senza braccia, con le corde vocali recise e delle piume attaccate, è la “donna gallina”.
Un film il cui argomento ed immagini, se solo pensiamo che è stato girato nel lontano 1932, non poteva non provocare pesanti reazioni: la Metro Goldwyn Mayer di fatto rinnegò la pellicola, imponendo – almeno così pare – oltre trenta minuti di tagli (eliminate le scene cruente di mutilazione ed Hercules evirato ed obeso che si esibisce come cantante nello spettacolo di Madame Tetrallini), bandito per anni in molti paesi (oltre 30 in Gran Bretagna), il regista costretto ad un lungo periodo di inattività.
In altri termini una pellicola che condizionò pesantemente la carriera di quel Tod Browning, che, per avervi lavorato, conosceva molto bene l’ambiente circense e che poi, dopo essere stato assistente di Griffth, si era costruito una solida fama come regista di horror (“Londra dopo mezzanotte” del 1927 con Lon Chaney, “Dracula” del 1931 con Bela Lugosi): a seguito del flop di “Freaks” Browning girerà pochi altri film come “I vampiri di Praga” (1935), “La bambola del Diavolo” (1936), concludendo di fatto la sua attività nel 1939.
Una pellicola che pare sia nata con l’intento di diventare “il film più orribile della storia del cinema” e così risollevare le sorti della M.G.M., ma che probabilmente, per il tempo ed anche al di là di dichiarazioni dal sapore promozionale, andò oltre ogni aspettativa. Sintomatico per il futuro controverso del film il fatto che celebri attori come Victor MacLaglen, che avrebbe dovuto interpretare Hercules, Mirna Loy, scelta quale Cleopatra e Jean Harlow nei panni Venus, rifiutarono di partecipare a questa inquietante opera cinematografica e di accompagnarsi ad altrettanto inquietanti fenomeni da baraccone.
Non bisogna farsi troppo condizionare da quanto ha scritto una critica interessata ad amplificare e mitizzare oltre misura gli orrori di “Freaks”: inevitabile le reazioni del 1932 non siano state le stesse di uno smaliziato spettatore del 2007, da ormai anni abituato allo splatter; ed inoltre le storie parallele dei “normali” Phroso – Venus, Cleopatra – Hercules, pur nell’economia del 60 minuti del film, possiedono un’ampiezza e una convenzionalità che, a parte la coppia Hans – Frida, tende a confinare sullo sfondo, pur sempre presente ed inquietante, la comunità per lo più muta dei malformati.
Una comunità particolarmente variegata come dimostrano le autentiche identità dei protagonisti e comprimari di “Freaks”, che, come ancora usava nei primi decenni del XX secolo, sono stati sfruttati commercialmente per la loro diversità: tra questi l’ermafrodita Josephine-Joseph, truccato a metà come uomo e metà come donna, Violet e Daisy Hilton, le gemelle siamesi, Frances O’Connor, la donna tartaruga (una ragazza senza braccia), Minny Woolsey, la ragazza uccello (affetta dalla sindrome di Seckel, cieca, senza capelli e denti, naso prominente, ritardata mentale), Pete Robinson, l’uomo scheletro, Johnny Eckhardt, il mezzo uomo (un nano senza gambe e quasi senza bacino), Prince Randian, l’uomo tronco (forse il personaggio più sconcertante: una sorta di nano senza braccia e senza gambe che mostra così solo una gran testa e un piccolissimo tronco), Olga Roderick, la donna barbuta, i due fratelli nani Harry Earles e Daisy Earles (nel film Hans e la sua fidanzata Frida), Zip e Pip le ragazze con la testa a punta. Una mitizzazione che comunque ha una sua ragion d’essere, pur in presenza di un’opera chiaramente mutilata dalle scene più cruente: le mostruosità reali, messe in scena senza particolari trucchi, unite alle difficoltà che ebbe Browning nel gestire alcuni attori chiaramente minorati e ingovernabili, ne hanno fatto un horror che si presta più che mai a considerazioni “sociologiche”, come una sorta di apologo morale.
E difatti, puntuale come il destino, la critica, o meglio certa critica, si è accanita nell’individuare nei cosiddetti “normali” i veri “mostri” e un Tod Browing intento ad operare un ribaltamento etico dei ruoli.
Probabile la lettura di “Freaks” possa risultare meno cervellotica ed edificante al solo considerare la ferocia solidale della comunità dei malformati: la loro vendetta e ferocia in fondo li rende “normali”, al di là del loro aspetto, e molto meno “diversi” dalle loro vittime, peraltro presto diventate mostruose come loro.

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Tod Browning
Cast: Wallace Ford, Leila Hyams, Olga Baclanova, Rosco Ates, Henry Victor, Harry Earles, Daisy Earles, Rose Dione, Daisy Hilton, Schlitze, Frances O’Connor, Peter Robinson, Violet Hilton, Johnny Eck, Prince Randian.
Soggetto e sceneggiatura: Tod Browning, ispirato al racconto “Spurs” di Tod Robbins
Anno: 1932
Produzione: USA
Pellicola: bianco e nero
Durata: 65 minuti

 Recensione già pubblicata su ciao.it e parzialmente modificata per lankelot.eu

Luca Menichetti. Lankelot, ottobre 2007