Domingo Placido

The Broadway I Love

Pubblicato il: 28 marzo 2008

Non è la prima volta che l’ho scritto e probabilmente non sarà l’ultima: Placido Domingo è uno dei pochi, tra i divi del palcoscenico lirico, che, grazie alla sua musicalità al cubo, e nonostante la sua impostazione vocale, è riuscito a mostrarsi degno della sua fama interpretando musiche che esulano dalla classica in quanto tale; canzoni, tanto per capirci. Stesso discorso riguarda i brani tratti da musical presenti su questo Cd.
L’edizione di “The Broadway I Love” nelle mie mani (e orecchie) è una ristampa economica di un album inciso nel 1991 e, come spesso accade, il pedaggio di un modesto esborso in denaro significa un booklet pressoché inesistente, come inesistenti sono le indicazioni di orchestre, direttori e cantanti presenti nei duetti. Ricerche online, e solo online, mi hanno permesso di cogliere che Domingo in questo album, prodotto da Thomas Z. Shepard, è in compagnia di Carly Simon, Rebecca Luker, Concert Chorale Of New York, e la London Symphony Orchestra diretta da Eugene Kohn. Per il resto buio totale.
Ma quello che più ci interessa rimane il risultato musicale, pur nel mezzo di interrogativi senza risposta.
E da quel lato, ovvero quello concreto dell’ascolto, grazie ad interprete celebre ed altrettanto celebri compositori, mi pare ci sia poco da contestare: Domingo si muove disinvolto tra evergreen, grandi classici del musical e duetti tratti da produzioni più recenti.

E’ vero che questi album, presentati al pubblico con dichiarate velleità antologiche e prodotti sulla scorta di più prosaiche aspirazioni commerciali, non brillano per coerenza quanto a scelta e cronologia di brani. Così abbiamo i classicissimi George Gershwin, Jerome Kern, Cole Porter, il Leonard Bernstein di “Tonight”, accanto a un Lloyd Webber, Sondheim e ad un contemporaneo di fama come Claude-Michel Schoenberg, già autore de “I miserabili”.
Nel dettaglio questa la sequenza dei tracks:

1.Try To Remember (The Fantasticks) 04:13
2. Younger Than Springtime (South Pacifc) 03:49
3. The Last Night Of The Word (Miss Saigon) 05:08
4. All The things You Are (Very Warm For May) 03:51
5. What Kind Of Fool Am I? (Stop The World – I Want To Get Off) 02:52
6. Oh, What A Beatiful Mornin’ (Oklahoma) 2:55
7. Somewhere (West Side Story) 04:36
8. So in Love (Kiss Me Kate) 05:17
9. Send In The Clowns (A Little Night Music) 03.46
10. Tonight (West Side Story) 02:45
11. All I Ask Of You (Phantom Of The Opera) 05:10
12. Love Is Here To Saty (The Goldwyn Follies) 03:10
13. Over There (George M!) 02:29
14. You’ll Never Wak Alone (Carousel) 03:40

Parte del repertorio qui presente, almeno per quanto riguarda Cole Porter, George Gershwin, Andrew Lloyd Webber, Leonard Bernstein, è stato più volte inciso da altri famosi tenori, vuoi per album proprio dedicati al musical, vuoi nel mezzo di variegati recital, ma difficilmente i risultati sono stati convincenti come in “The Broadway I Love”. Non è solo una questione pura e semplice di “voce”: altri interpreti hanno sfoggiato colori di livello, volume sonoro potente adatto per un Radames o per un Duca di Mantova, ma magari meno apprezzabili se applicati al Fantasma dell’Opera di Lloyd Webber.
Tant’è che Domingo, senza venire meno a momenti molto “tenorili” nello sfoggiare una vocalità impostata di bel timbro brunito, senza forzare più di tanto il registro acuto, del resto mai stato suo punto di forza, mostra di saper affrontare il musical con sufficiente morbidezza e senza ostentare più di tanto la propria potenza di suono.
In altre parole in maniera più convincente rispetto a molti suoi celeberrimi colleghi.
Più di Carreras, che pure aveva inciso in quegli anni Cd dedicati a Lloyd Webber e a canzoni “hollywoodiane”, e che mostrava uno strumento vocale fragile e sollecitato da sforzi piuttosto gratuiti, soprattutto in interpretazioni che con la lirica avrebbero avuto poco a che fare.

Più di Pavarotti che con le canzoni e duetti pop si è costruito una fama planetaria e che in realtà, in un campo non suo, spesso – e qui mi cito – non è stato all’altezza del suo talento naturale, vuoi per la sua esse sibilante quando cantava le canzoni napoletane, vuoi per un senso ritmico inadeguato rispetto quello che andava ad affrontare con la sua ugola impostata. Più di Del Monaco, tra i primi ad affrontare un repertorio pop non limitato alle canzoncine iperzuccherose, ma che non riusciva proprio a frenare la sua potente aggressività vocale nemmeno in un campo più disimpegnato e che avrebbe richiesto interpretazioni più misurate e con meno sfoggio di decibel.
Domingo invece, nonostante la presenza di un’orchestrazione sinfonica piuttosto magniloquente e la sua voce piena di tenorissimo ipervitaminizzato, mi pare riesca a contenere piuttosto bene quei vezzi circensi che stonerebbero sul palcoscenico di un musical.
Pensiamo a “The Last Night Of The Word”, tratto da “Miss Saigon” (debutto a Londra nel 1989 al Theatre Royal Drury Lane) che vide tra i primi interpreti attori di fama come Jonathan Pryce, sicuramente molto dotati quanto a recitazione ma molto meno quanto a sfoggio di doti vocali.

I brani proposti in “The Broadway I Love”, come potete ben vedere, sono molto noti e in parte già affrontati dal rivale Josè Carreras in “Sing Andrew Lloyd Webber”.
Vince ai punti Domingo, supportato da voce integra, musicalità e, in “All I Ask Of You” da “Il Fantasma dell’Opera”, dalla soprano Rebecca Luker, specialista di musical e in particolare dell’opera di Webber (ne è una delle interpreti più celebrate insieme a Sarah Brightman).
Peraltro piuttosto interessanti potrebbero risultare ascolti comparati tra le interpretazioni di Domingo e quelle di altri noti cantanti anglosassoni: penso al “Send In The Clowns” di Tom Jones, o “All The things You Are”, già cavallo di battaglia di Billy Eckstine e di altri pezzi da novanta del pop e del jazz.
“The Last Night Of The Word”, rappresenta il musical contemporaneo, inciso da Domingo appena due anni dopo il debutto di “Miss Saigon”: si viaggia su un crinale dove da un momento all’altro, se gli interpreti non stanno attenti, potrebbero cascare secchiate di miele, ma, anche grazie al nostro tenore spagnolo e a Carly Simon (confesso che ho dovuto investigare non poco prima di scoprirla nelle vesti di Kim), il duetto scorre bene, senza rischio di retrogusto stucchevole, convertendo il sentimentalismo in sentimento. Se vogliamo prendere in esame la qualità artistica dei brani tratti da musical possiamo trovare di meglio, interpreti a rigore più adatti di Domingo per affrontare Kern e Porter; ma, se vogliamo evitare di cercare il pelo nell’uovo ed abbandonarci ad un ascolto più rilassato, disimpegnato, senza atteggiarci a critici spietati, non possiamo che concludere promuovendo una volta tanto il musical nella versione di chi è giusto definire un grande cantante piuttosto che soltanto un grande tenore.

Edizione esaminata e brevi note

Placido Domingo – The Broadway I Love – edel records 0184342ERE

Riferimenti web:

http://www.placidodomingo.com/index.php?id_kunden=196

Recensione già pubblicata su ciao.it il 26 gennaio 2008 e qui parzialmente modificata

Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2008