Saramago José

Tutti i nomi

Pubblicato il: 17 luglio 2011

L’unico nome noto di “Tutti i nomi” è quello del signor José (omonimo di Saramago!), un insignificante e incolore cinquantenne che lavora da sempre presso la Conservatoria Generale dell’Anagrafe come scritturale ausiliario. Vive da solo presso una piccola abitazione contigua alla Conservatoria alla quale può accedere tramite una porta di comunicazione che, normalmente, rimane chiusa. Il signor José, infatti, per recarsi a lavoro è obbligato a compiere il giro attraverso la strada e raggiungere gli uffici varcando la porta principale della Conservatoria come chiunque altro. Uno dei vari obblighi di servizio al quale si è adeguato mitemente.

La vita del signor José procede piatta e banale, anno dopo anno, tra il rispetto e il rigore imposti dai suoi superiori, i meccanismi fin troppo scrupolosi della burocrazia e la ripetizione di gesti identici. Egli si muove quotidianamente tra gli innumerevoli scaffali che raccolgono gli incartamenti dei vivi e dei morti. L’inconveniente di soffrire di vertigini, a volte, rende il suo lavoro un po’ complicato ma il signor José cerca di non darlo a vedere e di farsi coraggio ogni volta che il mestiere gli impone di arrampicarsi sulla scala.

L’unico vezzo che si concede è una collezione di notizie su “persone del paese che, tanto per buone come per cattive ragioni, erano divenute famose“. Il metodo, l’ordine, la sistematicità del lavoro di raccolta di informazioni e ritagli di giornali sulle personalità del luogo è il suo solo diversivo, tanto prezioso da essere difeso con diligenza da qualsiasi intrusione esterna. Per raccogliere informazioni e materiali anagrafici sui nomi della sua collezione, il signor José compie rapide incursioni notturne nella Conservatoria varcando quella porta che, solitamente, non può oltrepassare. Con il supporto di una torcia preleva gli incartamenti che gli occorrono, copia meticolosamente i dati sulle schede della sua collezione e li ripone al loro posto affinché nessuno, il mattino successivo, possa accorgersi delle sue temporanee sottrazioni. Una notte, tra i documenti prelevati, il signor José scopre la scheda relativa ad una sconosciuta che, per errore, è finita tra quelle da lui scelte.

Della donna, il signor José, non sa nulla, tranne quelle brevi note lette sul documento che la riguarda: si tratta di una trentaseienne sposata e poi divorziata di cui legge anche il nome dei genitori e la via in cui è nata. Nient’altro.

La decisione, poiché sono le decisioni a prendere gli uomini e non viceversa, prese il signor José due giorni più tardi. Un impulso lo induce ad indossare le scarpe, la giacca, l’impermeabile ed andare a vedere il palazzo in cui la donna è nata. Il signor José inizia così una lunga ed inarrestabile ricerca mirata a sapere tutto della sconosciuta. Una missione nella quale si getta a capofitto, trasformandosi persino in scassinatore, ladro, bugiardo e millantatore. Bussa alla porta di persone che avrebbero potuto conoscere la donna per domandare notizie e si insinua nottetempo nella scuola da lei frequentata da ragazzina scovando altre informazioni utili.

La strana ed apparentemente inspiegabile indagine sulla donna riempie finalmente l’esistenza del signor José, dà vivacità ai suoi pensieri, lo spinge a comportarsi come mai si è comportato. La sua immaginazione compie acrobazie mai compiute e, tra un colloquio e l’altro con l’attentissimo e perspicace soffitto, il signor José prende coscienza che la ricerca rappresenta per lui un motore esistenziale fondamentale. “L’immaginario e metafisico dialogo con il soffitto gli era servito per occultare il totale disorientamento dello spirito, la sensazione di panico che gli provocava l’idea di non avere più nient’altro da fare nella vita se, come aveva ragione di temere, la ricerca della donna sconosciuta era terminata“.

La maestria narrativa di Saramago è riconoscibile in ogni singola pagina di questo romanzo. Le sfumature dai toni surreali e paradossali che lo scrittore portoghese sa imprimere ai personaggi e alle situazioni esercitano immenso fascino. La normalità delle circostanze è la normalità di ogni luogo del mondo e di ogni tempo: “Tutti i nomi” non ha collocazione spaziale né temporale. E in questa normalità accadono fatti che, grazie al talento di chi li narra, sanno divenire straordinari. Il signor José è tutt’altro che un eroe e, proprio per questo, col procedere della lettura, non si può non sentire un grande affetto mescolato all’emozione di scoprire accanto a lui nuovi dettagli sull’oggetto della ricerca. Una ricerca che si trasforma in un piccolo giallo nel quale è racchiuso il senso autentico della storia. Alla fine vorremmo che non si scoprisse la verità poiché con essa la ricerca giungerebbe al termine e, come conseguenza logica, verrebbe meno la bellezza seducente della scoperta. Lo sa il signor José e lo sappiamo anche noi.

Edizione esaminata e brevi note

José Saramago nacque ad Azinhaga, in Portogallo, nel 1922. Non riuscì a completare i suoi studi tecnici e, dopo alcune occupazioni saltuarie, riuscì a lavorare come direttore di produzione nel campo dell’editoria. Il suo primo romanzo è “Terra del peccato” risalente al 1947. Fu avversato dal regime dittatoriale del suo Paese per questo si iscrisse al partito comunista, dal quale uscì nel 1969. Negli anni ’60 fu apprezzato per il suo lavoro di critico letterario. Negli anni ’70 pubblicò varie raccolte di poesie oltre a racconti e romanzi. Il vero, grande successo arrivò solo nel 1982 grazie a “Memoriale del convento” a cui fanno seguito, negli anni a seguire, “L’anno della morte di Ricardo Reis”, “La zattera di pietra”, “Storia dell’assedio di Lisbona”, “Il vangelo secondo Gesù Cristo”, “Cecità”. Nel 1998 a Saramago venne assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Lo scrittore, poeta e critico si è spento a Tias, nelle Isole Canarie, il 18 giugno del 2010, dopo una lunga malattia. Il suo ultimo libro è “Caino”, uscito nel 2009.

José Saramago, “Tutti i nomi”, Feltrinelli, Milano, 2010. Traduzione di Rita Desti