Azzeddine Saphia

Mio padre fa la donna delle pulizie

Pubblicato il: 13 maggio 2011

La bellezza passa attraverso un bel viso o un bel corpo. A volte si manifesta grazie alla ricchezza e alla disponibilità economica. Ma per chi, come Paul (detto Polo), non è né bello né ricco, la bellezza deve per forza arrivare da qualche altra parte.

Polo sa di non essere bello. Se ne accorge da come le ragazzine, a scuola e fuori dalla scuola, non lo guardino o non gli diano considerazione. E non è nemmeno ricco: sua madre è bloccata su una sedia a rotelle, trascorre le giornate davanti alla TV spingendo sua figlia, la sorella di Polo, a prendere parte a concorsi di bellezza, mentre suo padre lavora per una ditta di pulizie e non guadagna di certo moltissimo. La bellezza, Polo, deve costruirsela da sé, deve cercarla al di fuori e affidarsi a lei per potersi avvicinare a Priscilla. Lei, invece, ha proprio tutto: soldi e bellezza. Ha scelto Polo come suo amico e punto di riferimento. E lo ha scelto proprio perché Polo conosce delle parole e delle storie che gli altri ragazzini nemmeno immaginano. Infatti Polo ha deciso che la sua bellezza arriverà dai grandi e importanti libri che gli tocca spolverare la sera, quando decide di accompagnare suo padre a lavoro per dargli una mano.

Leggere diventa il canale privilegiato e diverso per diventare altro. Per non essere come gli altri quattordicenni che lo circondano e per non fare la fine di suo padre. E’ suo padre stesso che glielo ripete in continuazione. Polo detesta la comicità volgare che, attraverso certe battute, sente ripetere ovunque. “E’ per questa dissolutezza morale cronica che io, un giorno, sarò radicalmente diverso. L’opposto. Assolutamente l’opposto. Non devo lasciare niente al caso. Devo agire con metodo, scegliere con precauzione, fare tutto il contrario di quello che mi viene naturale. Vorrei che Kundera o Borges si stabilissero in ognuna delle mie frasi, in maniera tanto naturale quanto ‘porca puttana del cazzo’ si stabilisce in quelle di mio padre”.

Imparare una parola alla volta, afferrandone gli oscuri significati, o leggere brani e libri di grandi scrittori è un dovere, il sacrificio necessario per divenire migliore, per distinguersi “dall’arretratezza mentale del volgo a cui appartengo”.

Ovviamente è un lavoro fatto di fatica e, probabilmente, di umiliazioni. “Perché leggere, dalle mie parti, è roba da froci. Ma non m’importa, nella peggiore delle ipotesi lo diventerò anch’io. Almeno avrei uno status”.

Polo si vergogna di suo padre. Non vorrebbe che si sapesse che “fa la donna delle pulizie”. A scuola gli altri padri fanno mestieri diversi eppure verso quel padre così modesto, incapace di rispondere per le rime a chi lo maltratta o di porre una semplice domanda durante un consiglio scolastico, Polo ha un sentimento di quasi involontaria tenerezza e complicità. Dormono uno accanto all’altro. Condividono serate di lavoro tra dialoghi cercati, qualche domanda padre-figlio e scuse inventate al momento. Polo sa che quell’uomo, nella sua debolezza, è pur sempre il suo punto d’appoggio, il suo approdo sicuro anche quando le delusioni più cocenti faranno franare irrimediabilmente i suoi sogni.

Il libro della Azzeddine, da cui è nato anche l’omonimo film, si legge agevolmente. Le parole di Polo, voce narrante e protagonista del romanzo, sono fresche, immediate e schiette determinando così la spontaneità di un linguaggio che è facile apprezzare. Inoltre la scrittrice sa ricreare una cornice di ambienti e persone che trasmettono l’immagine di un tessuto sociale complesso e spesso piuttosto difficile. Viene appena sfiorato, seppur in maniera abbastanza lieve, il dramma degli abusi sui minori e non mancano riferimenti all’intricato miscuglio di etnie e religioni che colorano la banlieu parigina, quella in cui vive Polo e la sua famiglia. Al centro di tutto, come spiegato, c’è un legame d’amore tra un padre e un figlio ma, attorno a loro, si muove un universo complicato e, per certi versi, imprevedibile che Saphia Azzeddine ha saputo ricostruire con grande ironia e leggerezza.

Edizione esaminata e brevi note

Saphia Azzeddine è nata in Marocco ed è emigrata in Francia, assieme alla sua famiglia, quando aveva appena nove anni. Ha lavorato per diverso tempo a Ginevra nel settore delle pietre preziose ed ha deciso, un giorno, di trasferirsi a Parigi. Ha scelto di dedicarsi alla scrittura pubblicando, nel 2008, il romanzo “Confidenze ad Allah”, libro trasformato in uno spettacolo teatrale. Nel 2009 esce “Mio padre fa la donna delle pulizie”, da cui è tratto un adattamento cinematografico, e nel 2010 “La Mecque-Phuket”.

Saphia Azzeddine, “Mio padre fa la donna delle pulizie”, Giulio Perrone Editore, Roma, 2011.