Dennis Patrick

Zia Mame

Pubblicato il: 7 febbraio 2010

Il romanzo di Patrick Dennis, che altri non è che uno degli pseudonimi utilizzati dallo scrittore Edward Everett Tanner III, venne pubblicato, per la prima volta negli Stati Uniti nel 1955, dopo essere stato bollato come “Invendibile”, e quindi rifiutato, da diciannove editori. Solo la Vanguard Press, dopo aver rassettato il lavoro di Dennis e trasformato i racconti in un corpus romanzesco, grazie al lavoro dell’editor Julian Muller, lo pubblicò. Fu uno dei successi più clamorosi della narrativa americana del ‘900. “Zia Mame”, titolo originale “Auntie Mame”, rimase per 112 settimane (quasi due anni) nella classifica dei primi dieci libri più venduti stilata dal prestigioso “New York Times”.

“Zia Mame” divenne uno spettacolo di Broadway prima (1956) e una pellicola cinematografica poco dopo (1958). Entrambi interpretati dalla stessa attrice: Rosalind Russell.

La prima edizione italiana di “Zia Mame” risale al 1956, edita da Bompiani. Nel 1974 ne uscì un’edizione per Garzanti e per molti anni di questo libro si persero un po’ le tracce. Solo nel 2009 Adelphi ha provveduto a recuperarlo e a ripubblicarlo, affidandone la curatela e la traduzione a Matteo Codignola.
Il successo avuto da “Zia Mame” non è casuale né anomalo. E’ un romanzo brillante, divertente, accattivante ed agile. La protagonista, come intuibile, è Zia Mame. Donna raffinata, eccentrica, impetuosa e trasgressiva alla quale viene affidata l’educazione di suo nipote Patrick, voce narrante e, in un certo senso, “spalla” più o meno involontaria della donna. Il bimbo ha soli dieci anni quando, nel 1928, perde l’unico genitore rimastogli, un padre distratto, affarista iper impegnato, diviso tra il lavoro d’ufficio e il campo da golf. Costui, prima di passare a miglior vita, affida il suo unico erede alla cure di sua sorella Mame, con la quale, a dire il vero, non ha rapporti da anni. E probabilmente, conoscendo l’originalità svagata della donna, le affianca un certo Mr Babcock dello Studio Knickerbocker con funzione di tutore.

L’entrata in scena di Mame, poiché di teatralità sopraffina si tratta, è di sicuro effetto: Aveva i capelli cortissimi, con una frangetta tagliata dritta che arrivava a lambire l’arco, molto accentuato, delle sopracciglia. Il suo abito di seta terminava in un lungo strascico a ricami d’oro. Anche le pantofoline che indossava erano d’oro. Ai polsi invece tintinnavano braccialetti di giada e d’avorio. Le unghie, sicuramente le più lunghe che avessi mai visto, erano coperte da un delicato smalto verde acqua. Alle labbra scarlatte era languidamente appoggiato un interminabile bocchino di bambù.

In questa scenografica veste Patrick vede per la prima volta zia Mame. Si afferra fin da subito che questa bellissima donna vive contro corrente. Elegante ed anticonformista, cavalca l’onda di idee liberali e pioneristiche che, in fatto di educazione infantile, la portano a imbrogliare un inspiegabilmente commosso Mr Babcock e ad iscrivere Patrick in una scuola all’avanguardia in cui gli alunni e i due insegnanti imparano i rudimenti della convivenza senza pudicizia completamente nudi. Ovviamente non poteva durare, per cui Patrick, secondo le rigide indicazioni paterne, e sotto l’egida dell’irremovibile tutore, finisce per essere indirizzato verso il collegio maschile St. Boniface nella cittadina di Apathy.

L’autunno del 1929 porta al tracollo le finanze di molti. Anche di zia Mame la quale, comunque, riesce a venirne fuori con innata classe sposando un ricco uomo del sud conosciuto in un negozio nel quale si era adattata a vendere pattini a rotelle. L’idillio amoroso di zia Mame e zio Beau non dura molto. La morte improvvisa e goffa dell’uomo porta la spigliata e versatile signora in un baratro di depressione e sconforto. Il lutto permanente tuttavia non si addice a nessuno, e tanto meno a chi sappiamo. E infatti un bel giorno zia Mame era tornata a casa con un elegantissimo crespo nero, un pacco di fotografie autografate da altrettanti scrittori – ciascuno dei quali le aveva asciugato almeno una lacrima – e la ferma determinazione di inventarsi qualcosa di nuovo.

Infatti zia Mame è una specialista nell’inventarsi ruoli e vesti, formali e sostanziali. Tutte, invariabilmente, di grande impatto che la portano, di volta in volta, a fare la scrittrice, la sceneggiatrice, la protettrice di una ragazza madre fino a divenire compagna di scorribande degli amici di College di suo nipote. Ovviamente l’età reale di zia Mame è un mistero semi-serio. Come ogni “diva” che si rispetti Mame non dimostra la sua età e non ha nessuna intenzione di dichiarala a chicchesia.

In ogni caso zia Mame è adorabile. Piacque nel 1955 e piace adesso. Ogni capitolo è un episodio a sé che potrebbe essere letto indipendentemente dal resto. Ogni capitolo si apre con un espediente che funge da paragone tra una certa “Indimenticabile” tenera zitella del New England, le cui virtù di umanità e candore diventano note a Patrick attraverso un dettagliato articolo apparso su “Selezione”, e di cui abbiamo notizia fin dalla prima pagina, e la spettacolare vita di zia Mame. Una vita rocambolesca ed incredibile, affascinante ed irriverente che nulla poteva avere a che fare con quella di una impeccabile, seppure amorevole, zitella del New England.

Linguaggio dinamico, vivace e, spesso, dissacrante, quello di Dennis/Tanner. Non ci si annoia di certo con questo romanzo. Se ne apprezza la leggerezza ma anche l’ironia e la grottesca, quasi cinematografica, comicità, così come il continuo pungolante ridicolizzare il perbenismo americano attuato attraverso gli atti, la voce e la presenza di una signora chic e sofisticata che incarna il coraggio, la testardaggine ma anche la volontà di rendere sempre la vita spettacolare come una commedia, probabilmente cosciente che non lo è affatto.

Edizione esaminata e brevi note

Edward Everett Tanner III (vero nome di Patrick Dennis) è nato nella cittadina di Evanston, in Illinois, nel 1921. Qui frequenta l’High School ed inizia a scrivere ricorrendo a pseudonimi. Nel 1942, Tanner si arruola nell’American Field Service in cui presta servizio come autista di ambulanze. Viene dimesso dall’esercito per via di una depressione e torna a New York. Lavora come “ghost writer” ma dopo un po’ inizia a pubblicare i suoi primi libri con lo pseudonimo di Virginia Rowans. Nel 1948, Tanner sposa Louise Stickney, dalla quale ha due figli. Il romanzo di maggior successo è “Zia Mame” che esce nel 1955 firmato Patrick Dennis. Lo stesso nome con cui Tanner pubblica anche “Gli ospiti” nel 1956. La carriera dello scrittore procede attraverso opere di successo, come “Little me”, e libri di minor impatto. Tanner, intanto, si rivela essere personaggio piuttosto stravagante e sorprendente, riconoscendo faticosamente la propria omosessualità, tanto a lungo repressa, e divenendo presto una icona del mondo gay. Ed è proprio a causa di un amore omosessuale infelice per il costumista Guy Kent, lo scrittore, nel 1962, tenta il suicidio. Viene poi ricoverato in un ospedale psichiatrico anche se ormai tale episodio lo aveva profondamente trasformato. A causa di investimenti e scelte sbagliate, Tanner dissipa il suo patrimonio tanto che, nell’ultima parte della sua vita, dopo essersi trasferito a Palm Beach, in California, accetta di lavorare, assolutamente in incognito, come maggiordomo prima per l’ex diplomatico Stanton Griffis, poi per Ray Kric, al tempo proprietario della catena McDonald’s. Edward Everett Tanner III, o Patrick Dennis, o Virginia Rowans, muore il 6 novembre del 1976 per un cancro al pancreas.

Patrick Dennis, “Zia Mame”, Adelphi, Milano, 2009. Traduzione e cura di Matteo Codignola.

Adattamento cinematografico: “La Signora mia zia”, titolo originale “Auntie Mame”, regia di Morton Da Costa con Rosalind Russell, Forrest Tucker, Coral Browne, Fred Clark, Roger Smith, Jan Handzlik, Peggy Cass, Joanna Barnes, Pippa Scott, Lee Patrick. (U.S.A. 1958).