Kristof Agota

L’analfabeta

Pubblicato il: 25 ottobre 2008

Analfabeta è la persona che non sa né leggere né scrivere. L’analfabeta del titolo è lei, Agota Kristof. Non è un paradosso, è la semplice realtà: Agota Kristof è stata e, per certi versi, è ancora un’analfabeta. La sua madre lingua, l’ungherese, ha dovuto abbandonarla nel 1956 quando ha lasciato la terra in cui è nata. E’ arrivata in Svizzera e dopo alcuni anni si è resa conto di saper parlare, seppur ancora con qualche impaccio, il francese, ma di non riuscire a leggerlo né a scriverlo: Sono tornata analfabeta. Io che leggevo già a quattro anni. […] All’età di ventisette anni, mi iscrivo ai corsi estivi dell’Università di Neuchâtel, per imparare a leggere.

Il rapporto con la nuova lingua, “nemica” come tutte le lingue diverse dalla propria, nonostante tanti anni, è ancora imperfetto e faticoso perché costringe la Kristof a scrivere sempre e solo con l’ausilio del dizionario di francese a cui fa frequentemente ricorso, ma è “nemica” per una ragione ancora più grave: sta uccidendo la mia lingua materna. C’è stato un tempo in cui c’era un’unica lingua. La scrittrice, bambina, non immaginava neppure che gli oggetti, i libri, i colori, le lettere, i sogni potessero essere detti in un linguaggio per lei incomprensibile. Eppure ha dovuto imparare a fare i conti con il tedesco, la lingua degli antichi dominatori, per chiedere il latte per sua figlia neonata, e il russo, la lingua dei nuovi dominatori, imposta e immediatamente boicottata nelle scuole ungheresi. Infine il francese, imparato in età adulta, da esule, divenuta per lei la lingua dei suoi libri e della sua letteratura.

Racconto autobiografico, “L’analfabeta”. Pubblicato sulla rivista letteraria di Zurigo “Du” e poi è divenuto un libro a sé. Undici brevi capitoli che, in poco più di cinquanta pagine, narrano una vita o poco meno. La Kristof procede per frammenti e, come sempre, è avara di arabeschi linguistici: sa scrivere tanto in poco. Il nucleo della sua vita ruota attorno alla sua arte. L’amore per la lettura prima, la necessità di scrivere venuta più tardi quando il filo d’argento dell’infanzia è ormai rotto, quando arrivano gli anni non amati, quelli trascorsi in collegio. Lì la scrittura diventa, per la prima volta, luogo di libertà d’espressione, spazio per i segreti più intimi. Tutto ciò che al regime e agli adulti Agota non può confidare, lo trasporta in un Diario. E i testi diventano urgenza di guadagno perché la giovane scrittrice, poverissima e costretta a farsi prestare tutto dalle altre ragazze, inventa e scrive delle scenette. Le sue compagne pagano per seguire i piccoli spettacoli messi in scena dalla Kristof e da qualche sua amica.

La frattura avviene dopo l’arrivo in Svizzera: il deserto sociale e culturale. Agota si rende conto che solo attraversando quel deserto, fatto di parole che ancora non comprende, potrà raggiungere l’integrazione o, ancor meglio, l’assimilazione. Arrivando in Svizzera, le mie speranze di diventare una scrittrice erano pressoché nulle. Eppure la Kristof va avanti e scrive perché, come spiega candidamente, si diventa scrittori prima di tutto scrivendo, dopo di che continuando a scrivere, anche quando non importa a nessuno. La sua “carriera” è divenuta tale dopo molto tempo: il suo primo romanzo, “Il grande quaderno” confluito poi ne “La trilogia della città di K”, viene pubblicato quando lei hai già più di cinquanta anni. La necessità di usare la lingua parlata da tutti coloro che la circondano, il francese, l’ha indotta a prendere atto del suo non sapere leggere né scrivere. La sfida di un’analfabeta che sa di non poter competere con gli scrittori francesi ma che si propone di scrivere in questa lingua come meglio potrà.

Edizione esaminata e brevi note

Agota Kristof è nata in Ungheria nel 1935. Suo padre era un insegnante. A 14 anni Agota entra in collegio. Nel 1956 lascia clandestinamente l’Ungheria. Al tempo la scrittrice aveva 21 anni, era sposata ed aveva una bambina di soli 4 mesi. E’ destinata in Svizzera, a Neuchâtel, luogo nel quale la Kristof vive tuttora. Nel 1987 pubblica il suo primo romanzo “Le grand Chaier”, a cui fanno seguito “Le previe” (1988), e la “Troisième menzogne” (1991), che confluiranno, in traduzione italiana, ne “La trilogia della città di K” (Einaudi, 1998). Dal romanzo “Ieri” (1995) è stato anche tratto il film di Silvio Soldini, “Brucio nel vento” (2001). Nel 2004 Agota Kristof pubblica “L’analfabeta” e nel 2005 “La vendetta”. Sono conosciute anche alcune le sue pièces teatrali: “John et Joe” (1972) e “Un rat qui passe” del 1984. Le altre, “La chiave dell’ascensore” e “L’ora grigia o l’ultimo cliente”, sono state edite in Italia da Einaudi nel 1999.