Ortolani Riz

The Genius of Riz Ortolani

Pubblicato il: 29 aprile 2007

Tanti anni di attività compositiva ad alto livello avrebbero meritato già da tempo un’antologia come “The Genius of Riz Ortolani”.
Tant’è, pur prendendo atto di questo colpevole ritardo, non possiamo non apprezzare il cofanetto della BMG, la cui veste grafica e soprattutto i contenuti sono del tutto adeguati a celebrare il musicista pesarese.
Iniziativa discografica intelligente forse anche dal punto di vista commerciale, vista l’alta considerazione che Ortolani gode presso gli addetti ai lavori e tutti coloro che sono appassionati di colonne sonore; ed al di là del fatto che magari il grande pubblico sia fermo ai nomi di Morricone, Rota e pochi altri.
La stima di Pupi Avati per Riz(iero) Ortolani è tutta in queste parole: “So che lui attraverso la sua musica saprà aiutarmi, saprà dare alla sequenza ciò che manca, portando in luce ciò che è in ombra. Questo è il miracolo che a tratti gli chiedo di compiere. Per questo, il mio cinema di oggi, non ne può fare a meno”.
Il booklet di “The Genius of Riz” non è avaro di note biografiche, ma pare giusto anche in questa sede inquadrarne brevemente vita e opere.
Nato a Pesaro nel 1931, qui compie tutti gli studi musicali, diplomandosi al conservatorio Gioacchino Rossini.
La perdita del padre gli impedisce di seguire i corsi per direzione d’orchestra presso l’Accademia Chigiana di Siena e così si dedica da subito all’attività pianistica in un complesso di giovani della RAI; per poi entrare come primo flauto in un’orchestra radiofonica.
E’ in questo periodo che il giovane Riziero (poi Riz quale nome d’arte) si fa conoscere con i suoi primi arrangiamenti e per l’abilità con cui riesce a fondere archi e fiati; la carriera decolla sempre grazie a mamma RAI che gli affida la direzione di un’orchestra jazz- sinfonica costituita per accompagnare una trasmissione settimanale.
Il ruolo in qualche modo lo vide intento a seguire le orme di Stan Kenton, suo modello per lo stile innovativo, le sonorità dissonanti, sofisticate, e con cui anni dopo, in quel di Hollywood, costruì un solido rapporto di amicizia e stima reciproca.
La fama come compositore di musica da film ebbe inizio nel 1962 con quattro colonne sonore, ed in particolare con “More” da “Mondo cane”, il documentario degli esordienti Jacopetti-Cavara-Prosperi, prototipo di una lunga serie di pellicole un po’ furbette e truculente.
Fu proprio “More”, dapprima interpretata in inglese da Katina Ranieri e poi da tante altre star della musica pop come Tom Jones, a meritargli nel 1964, la nomination all’Oscar come “The Best Theme Song” e l’assegnazione del Grammy Award come “The Best Instrumental Theme” (fu il primo compositore italiano di musica da film ad aver ricevuto questi riconoscimenti negli USA, malgrado i vari Savina, Rota, Rossellini, Nascimbene non fossero certo degli sconosciuti).
Da allora iniziarono le collaborazioni con la MGM, United Artists, Paramount, Columbia Picture, Embassy Picture, ed in particolare con registi quali Terence Young ,Dino Risi, Vittorio De Sica, Edward Dmytryk, Damiano Damiani , Pupi Avati, Robert Siodmak , Franco Zeffirelli, Anthony Asquith , Alberto Lattuada, Melvin Frank, Lewis Gilbert, Lucio Fulci.
Tutt’altro che avara di successi è stata anche la sua collaborazione a noti sceneggiati televisivi e di cui, con il doppio Cd BMG, abbiamo significativi esempi, anche se probabilmente non rappresentano il meglio della sua produzione, limitandosi l’antologia a brevi brani ed ai temi più celebri (gusti personali s’intende): penso alla prima “Piovra” diretta da Damiani (i sequel furono appannaggio di Morricone), a “La primavera di Michelangelo” di Jerry London e al “Cristoforo Colombo” di Lattuada.
Come Morricone ed altri artisti legati al mondo del cinema, non sempre per autentica vocazione, e comunque disinvolti nel dedicarsi a generi apparentemente molto diversi, negli anni l’originaria formazione accademica è stata coltivata con un’attività tutt’altro che sporadica, seppur meno nota ai i più: da qui la composizione di alcuni quartetti d’archi e fiati, un divertimento per fagotto, un adagio, la sua prima sinfonia “per la Memoria” (prima esecuzione nel 2001 al teatro Rossini di Pesaro con la Symphony Orchestra of Bratislava diretta da Nieels Muus).
Per non dimenticare le sue incursioni sul podio delle orchestre di Houston, La Fenice di Venezia, del Teatro Regio di Torino, il tour di concerti in Giappone con la Sinfonica di Vienna, e la recente rappresentazione, presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, del balletto classico “In una parte del cielo”, con le coreografie di Giorgio Mancini.
Nell’ultimo decennio Ortolani, Commendatore della Repubblica dal 1995, ed insignito della Medaglia d’Argento per alti meriti artistici dal Presidente Ciampi, è stato oggetto di una rinnovata attenzione da parte dei cultori della musica “lounge” (alcune sue colonne sonore si prestano benissimo quale eccellente tappeto sonoro, nella difficile sintesi di qualità e “disimpegno”).
“The Genius of Riz Ortolani” e i suoi 36 brani, tratti dalle colonne sonore di film e sceneggiati più o meno noti, rappresentano una degna sintesi di quanto, in oltre quarant’anni di intensa attività, il musicista pesarese ha saputo offrire al cinema italiano ed internazionale:

CD 1
1. Il Cuore Altrove (The Heart Somewhere Else) – 4’19”;
2. Il Sorpasso (The Easy Life) – 2’57”;
3. Una Gita Scolastica (A School Outing) – 4’08”;
4. Mondo Cane (A Dog’s Life) (versione 2004) – 3’55”;
5. Fantasma D’Amore (Phantom Of Love) – 2’36”;
6. The Yellow Rolls Royce (“Forget Domani” canta Katyna Ranieri) – 4’29”;
7. Girolimoni – 3’03’;
8. Addio Zio Tom (Goodbye Uncle Tom) – 2’40”;
9. Confessione di un Commissario di polizia al procuratore della Repubblica (“Confessions Of A Police Captain”) – 3’14”;
10. The Biggest Bundle Of Them All (“Most Of All There’s You” canta Johnny Mathis) – 2’26”;
11. The Biggest Bundle Of Them All (“Celli’s Theme”) – 3’07”;
12. Africa Addio (Farewell To Africa) – 3’25”;
13. Teresa La Ladra (Teresa The Thief) – 3’29”;
14. Anzio (“This World Is Yours” canta Jack Jones – 2’37”;
15. La Settima Alba (The Seventh Dawn) – 3’47”;
16. Cannibal Holocaust – 2’58”;
17. Madron (“Till Love Touches Your Life” strumentale) – 4’43”;
18. La Rivincita Di Natale (Return Game At Christmas) – 2’32”;
19. Non Si Sevizia Un Paperino (Don’t Torture A Duckling) – 3’19”;
20. Ultimo Minuto (The Last Minute) – 2’55”.
Totale 66’36”

CD 2
1. Ma Quando Arrivano Le Ragazze? (But When Are The Girls Coming?) – 3’40”;
2. Valachi, Cosa Nostra (The Valachi Papers) – 4’31”;
3. Cristoforo Colombo (“The Man Of The Americas” canta Placido Domingo) – 3’57”;
4. The Yellow Rolls Royce – 3’25”;
5. La Piovra (The Octopus)- 4’45”;
6. Fratello Sole Sorella Luna (Brother Sun, Sister Moon) – 3’15”;
7. Fantasma d’amore (“Unforgettable Love” – solista Benny Goodman) – 3’15”;
8. I Cavalieri che fecero l’impresa (The Knights Of The Quest) – 6’18”;
9. Mondo Di Notte No.3 (“Gran Valzer”) – 2’25”;
10. La Primavera di Michelangelo (“La Pietà”) – 3’18”;
11. La Primavera di Michelangelo (“David”) – 2’52”;
12. Africa Addio (Farewell To Africa) (“La Decimazione”) – 3’47”;
13. Sette Volte Donna (Woman Times Seven) – 5’31”;
14. Maya – 2’52”;
15. Fratello Sole Sorella Luna (“Chiara e Francesco”) – 2’40”;
16. Mondo Cane Suite And “More” (canta Katyna Ranieri) -1 1’28”.
Totale 67’55”

I riferimenti cinematografici sono quanto mai compositi e si susseguono senza una particolare logica ed ordine cronologico: dalla commedia italiana (“Il sorpasso”, “Teresa la ladra”), al film di genere sanguinolento (Cannibal Holocaust), al dramma (“La Settima Alba”), allo spaghetti-thriller (“Non si sevizia un paperino”); così è capitato anche a Morricone e ad altri pezzi da novanta, con la loro musica presenti  a nobilitare sia in autentici capolavori che hanno fatto la storia del cinema, sia filmacci, “di culto” magari, ma qualitativamente classificabili in un campionato interregionale- seconda categoria.
Parallelamente alla varietà dei film, anche la musica rivela il solido mestiere di Ortolani, abile navigatore tra partiture sinfoniche ed altre dal carattere più jazz, pop.
C’è molto Pupi Avati nel nostro Cd.
Il primo brano, tratto da “Il Cuore Altrove” (nomination al David di Donatello Award come “Best Instrumental Theme” – 2003) è un adagio per violoncello solista ed orchestra d’archi, che ben supporta la malinconica vicenda raccontata dal regista emiliano.
Identiche atmosfere con il tema tratto da “Una gita scolastica”, aperto dalla sezione dei corni, vincitore nel 1983 di un “Nastro d’argento” come migliore colonna sonora, e con “La rivincita di Natale” (Nomination al David di Donatello quale “Best Original Theme” 2004) il cui leit-motiv è affidato al pianoforte ed archi (al piano, quale guest star, Stefano Bollani).
Già diverso lo stile di”Ma quando arrivano le ragazze?” (pubblicato in anteprima prima dell’uscita del film): una sorta di tema jazzistico con violini, viole, violoncelli impegnati in un lungo e malinconico preludio (brano eseguito dall’orchestra sinfonica del Teatro Comunale di Bologna con tromba solista Fabio Boltro).
“The genius of Riz Ortolani” vuol dire molto altro: “Il sorpasso”, col suo commento musicale jazzistico e dissonante, perfetto nel descrivere le bravate e il tragico finale della coppia di moderni fancazzisti; bellissimi i temi in stile hollywoodiano (ovvero magniloquenti) tratti da “La settima alba” (drammone “post- colonialista” di Lewis Gilbert, con William Golden, Susanna York e Capucine) e da “Maya”, film d’avventura del 1968, diretto da John Barry; “Fantasma d’amore”, la cui storia surreale e romantica che vede protagonisti Mastroianni e Romy Scheider, è nobilitata dal clarino dell’ormai anziano Benny Goodman (presente anche nell’adagio espressivo di “Unforgettable Love”); il tema di “Girolimoni”, ottimo film dal sapore “kafkiano”, interpretato da un grande Manfredi, è ispirato alle musiche popolari degli anni venti; con Celli’s Theme torniamo ad una sorta di swing con la presenza di archi ed assolo di trombone; “Valachi – Cosa Nostra”, dal film di Terence Young (1972), è un brano descrittivo, caratterizzato da aspre armonizzazioni, in perfetta linea con la vicenda, sorprendentemente violenta anche per la coppia Charles Bronson- Lino Ventura, e pur anticipato da un’adagio d’archi che non fa presagire uno sviluppo così ritmico ed incalzante; “Forget Domani” da “Una Rolls Royce dal colore giallo” (di Antony Asquit, con Rex Harrison, Shirley MacLaine, Jeanne Moreau, Alain Delon e tante altre star) qui nella versione originale di Katina Ranieri, è un brano che negli anni ha visto come interpreti grandi nomi come Sinatra, Ella Fitzgerald; in “Africa addio” dal film di Prosperi e Jacopetti, con la scena dello “zebrino volante” torniamo ad un adagio dallo stile classico e con reminiscenze rossiniane; la versione puramente orchestrale di “Non si sevizia un paperino” ci riporta alla memoria il successo di Ornella Vanoni; “The man of Americas”, tratto dal Colombo di Lattuada, vede protagonista Placido Domingo, con la sua bella voce brunita; “I cavalieri che fecero l’impresa” è un brano epico, da cui emerge il liturgico “Magnum Factum” con liriche in latino”: ben diverso dagli altri film di Avati, dove la malinconia, anche dal punto di vista musicale, è la colonna portante; il tema di “Fratello Sole, Sorella Luna”, famosissimo anche per l’uso (e abuso) liturgico che ne è stato fatto e per l’interpretazione di Placido Domingo nel suo concerto alla Sala Nervi in Vaticano, è riprodotto qui nella versione originale con il Coro dei Cantori delle Basiliche di Roma; “Ultimo minuto” tema dal film dell’onnipresente Avati, vincitore nel 1988 del David di Donatello quale “Best Original Theme” inizialmente può spiazzare con suo “aè-oh oh”, l’orripilante nenia che risuona negli stadi, poi si riscatta con un efficace crescendo sinfonico, una costruzione armonica e variazioni di archi che nobilitano l’esordio poco musicale del brano; la musica di “Cannibal Holocaust”, film cult per gli aspiranti compagni di merende, a fronte di immagini che non si capisce bene se vogliano rappresentare un horror o un gamberorosso di carpacci e tartare di ciccia umana, si rivela ipnotica e con un andamento lento, adeguata nel creare un inquietante contrasto con la vicenda cannibalesca; il successo internazionale di “Mondo Cane” (nomination agli Oscar nel 1964 quale “Best Original Song”e vincitore del “Grammy Award per “Best Instrumental Theme”) lo troviamo sia nel primo Cd, con il celeberrimo “More”, qui in una nuova versione strumentale per archi e voce di soprano, sia nel secondo con la “suite”, ovvero una nuova partitura completamente riorchestrata e con i temi forse più significativi: dapprima il tema di apertura, poi “la marcia delle bagnine”, “gli squali”, “la portaerei americana con ragazze e marinai” ed infine nuovamente “More” nell’interpretazione di Katina Ranieri (un “live” di alcuni anni fa).
Efficacissime per intensità drammatica le musiche tratte sia dalla “Piovra”, con i suoi archi dissonanti ed il crescendo, perfetto nell’accompagnare la vicenda del commissario Cattani e dei moderni picciotti in doppiopetto, sia da “Confessioni di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica”, film inchiesta che rappresenta l’inizio della collaborazione con Damiano Damiani, e che mostra una felice fusione di strumenti elettronici (“l’ostinato” iniziale) ed orchestra d’archi (non a caso la partitura di Ortolani più gettonata in casa Lupo).
Non che in “The Genius of Riz Ortolani”, funzioni tutto alla perfezione; a parte la qualità della musica, per forza di cose disuguale e talvolta sorretta solo da un ottimo mestiere più che da un’autentica ispirazione (vedi “The man of the Americas”), lo stesso booklet, pur ricchissimo, denuncia delle carenze: risulta difficile inquadrare le versioni dei singoli brani, le relative date di registrazione; e tanto più manca l’indicazione delle orchestre che hanno visto Ortolani sul podio.
Il valore aggiunto è rappresentato, oltre che dalla musica (la lunghezza del pippone ha una sua ragion d’essere), da un (piccolo) doppio poster, da foto d’archivio ed ovviamente dal prezzo: 21 euro ca. di spesa per un doppio CD del genere è una vera occasione.

Edizione esaminata e brevi note

“The Genius of Riz Ortolani” – BMG Ricordi RCA – 82876664332 (2) – 2 CD

Recensione già pubblicata su ciao.it il 4 novembre 2005, poi su lankelot.com e qui parzialmente modificata