Ricapito Francesco

8350,6 Chilometri: Viaggio in Auto da Venezia a Lisbona – 15 – Terragona, L’Isolata Camargue, il Pittoresco Saint-Paul de Vence ed Infine a Casa

Pubblicato il: 23 settembre 2016

Mappa FranciaMestre, Italia, 10 settembre 2015

Anche oggi ci aspettano molti chilometri da percorrere. La prima tappa si trova a circa 130 chilometri ed è la città di Terragona, sulla costa della Catalogna. A dire il vero non mi attira troppo ma Giorgia ne ha sentito parlare da alcuni amici ed insiste per visitarla.

Terragona è famosa per le rovine romane, questa era infatti la capitale di tutta la provincia romana comprendente l’attuale Spagna e, secondo le cronache contava, ben 200.000 abitanti, più di quelli odierni. Come ormai ben sappiamo, trovare parcheggio in città si rivela più difficile del previsto.

Osserviamo il grande complesso delle rovine romane da fuori perché il budget ormai non ci consente di spendere molto per i biglietti, Queste comprendono anche un ragguardevole anfiteatro dove venivano organizzati combattimenti di gladiatori, animali ed altri spettacoli.

Passeggiamo pigramente per il moderno centro cittadino, oggi è giorno di mercato e quindi sul grande viale alberato che si chiama Rambla Nova è pieno di bancarelle, soprattutto di vestiti. Non sembra molto diverso dai mercati di quartiere che si possono trovare uno o due o volte a settimana in Italia. Spinti dalla tipica fame che viene verso metà mattina ci facciamo tentare da un negozio di prosciutti che fa pure panini.

Il jamón, come viene chiamato in spagnolo, è un vero e proprio pezzo di cultura nazionale ed ogni bar che serve tapas in genere ne ha uno appeso dietro al bancone. Si tratta di un prosciutto crudo, dal colore rosso scuro e con qualche venatura di grasso. La maggior parte di quello che si trova in vendita è del tipo serrano, ma ne esistono anche varietà più pregiate. Il locale dove entriamo ne ha decine appesi al soffitto e a tutti è stata applicata una sorta di coppetta per evitare che perdano grasso sul pavimento o sui clienti.

Il mio spirito italico mi fa presumere che alla fine si tratterà di un normale prosciutto crudo, probabilmente poco dissimile dai nostri, mi sbaglio: il sapore del jamón è più dolce e delicato e la consistenza è più tenera. Caratteristiche che contrastano perfettamente con il pane fresco e croccante del panino.

Questo spuntino non fa altro che aprirci il classico buco in pancia e così troviamo un locale nelle vicinanze dove proviamo della paella che però non si rivela un granché.

Lasciamo Terragona e riprendiamo l’autostrada con l’intenzione di arrivare almeno fino al confine con la Francia. Saltiamo a piè pari Barcellona. A parte il fatto che non ci sembra abbia senso passarci solo qualche ora, non abbiamo proprio voglia di ritornare in mezzo al caos cittadino. A questo si aggiunge una mia personale antipatia per i posti troppo frequentati, soprattutto dagli italiani, e Barcellona penso sia uno dei casi più eclatanti, per quanto un giorno mi piacerebbe sicuramente vederla.

Lungo tutto il tragitto fino al confine restiamo sintonizzati sulla nostra amata Rock fm, la radio spagnola che ci ha spesso fatto compagnia nelle ultime settimane e che non ha mai mancato di sorprenderci passando grandi classici del rock, ma anche canzoni meno conosciute e pure qualche esempio di rock spagnolo. Anche stavolta non si smentiscono e ci regalano Tenth Avenue Freeze-Out: un capolavoro di Bruce Springsteen che narra della formazione della sua E-Street Band e che non avevo mai avuto il piacere di sentire alla radio.

Non solo raggiungiamo il confine ma andiamo anche molto oltre, arrivando alla città di Sète, a 420 chilometri da Terragona, nella provincia della Languedoc. Tra domani e dopodomani intendiamo visitare un paio di posti che abbiamo deciso di lasciare indietro all’andata, Sète non è uno di questi ma si tratta di una comoda tappa intermedia.

Questa piacevole cittadina si trova tra la costa ed una piccola laguna, possiede un piccolo sistema di canali, tra cui spicca l’ultimo tratto del Canal du Midi, il più lungo canale artificiale francese. Parte dal fiume Garonna, il quale sfocia poi nell’Oceano Atlantico e grazie ai suoi 240 chilometri di lunghezza lo collega con il Mar Mediterraneo.

Purtroppo quando arriviamo è già buio e siamo troppo occupati a cercare un posto dove passare la notte per badare alle bellezze cittadine. Non sembrano esserci campeggi nelle vicinanze e così ripieghiamo su un ostello. Si trova fuori dal centro, sopra una collina da dove si ha una bella visuale della baia. La strada che ci arriva è incredibilmente ripida e vengo preso da un certo nervosismo quando ne devo percorrere un tratto in retromarcia.

L’ostello non è altro che un grande edificio ottocentesco riadattato allo scopo e circondato da un giardino costruito su più terrazzamenti. Gli interni sono puliti e confortevoli e il prezzo per una camera doppia non è esagerato. Quasi ci commuoviamo ad utilizzare una vera cucina invece del fornelletto per prepararci la cena. Con noi c’è pure una ragazza tedesca che si prepara un’inquietante pasta con verdure crude. Non fa troppo caldo e dal mare arriva una piacevole brezza fresca.Sete 1

Il giorno dopo ripartiamo di buon’ora, raggiungiamo la città di Montpellier e poi deviamo dall’autostrada per un’escursione nella regione della Camargue: una zona pianeggiante e prevalentemente paludosa nota per la sua ricca fauna che comprende soprattutto uccelli e anche piccoli cavalli bianchi. Grazie all’abbondanza d’acqua salata il territorio è spesso punteggiato da saline e risaie. Buona parte della regione fa parte del Parc Natural Régional de Camargue.

Le strade non sono molte ed è quindi piuttosto facile mantenere quella giusta. Da entrambi i lati vediamo specchi d’acqua di varie dimensioni e sono molto frequenti i cartelli che indicano la vendita di frutta, verdura e altri prodotti locali a chilometro zero o fatti in casa.

Arriviamo alla cittadina costiera di Saintes-Maries-de-la-Mer, chiamata così perché secondo una leggenda locale fu questo il luogo in cui le sante Maria Salomé e Maria di Giacomo attraccarono dopo essere fuggite dalla Palestina. I loro presunti resti sono conservati nella bella Église des Saintes-Maries, nel centroSAMSUNG CAMERA PICTURES della città. Ci sembra quasi di essere tornati in Spagna, le case sono imbiancate a calce, giganteschi pentoloni di paella spargono il loro profumo dalle cucine a vista dei ristornanti e sui muri sono affissi manifesti che pubblicizzano corride. L’allevamento dei tori infatti è una delle tradizioni regionali, ma la corrida qui ha regole differenti e non prevede l’uccisione finale del toro: i toreri, chiamati razeteurs, devono “solamente” cercare di afferrare dei nastri attaccati alle corna dell’animale.

Mangiamo in un ristorante di pesce, io prendo delle ottime cozze bollite con cipolla e qualche spezia mentre Giorgia prova la versione locale della paella. Finito di mangiare andiamo a riposare in spiaggia, fa caldo ma non esageratamente, l’acqua ha una temperatura piacevole ed è quasi perfettamente piatta.

Ripartiamo a malincuore sapendo che ci aspettano molti chilometri da percorrere e che questo è stato con tutta probabilità l’ultimo pomeriggio al mare.

Maciniamo 270 chilometri passando dalle parti di Marsiglia e Cannes, per arrivare poi a Saint-Paul de Vence, famoso borgo medievale costruito su uno spettacolare rilievo ed ultima meta del nostro viaggio. Si trova a qualche chilometro dalla costa, la strada serpeggia tra eleganti colline verdeggianti e coltivate con molti vitigni. Non senza difficoltà troviamo un campeggio a qualche chilometro dal borgo. Sono a corto di vestiti puliti ma ormai non importa, domani saremo a casa. Per l’ultima volta montiamo la tenda apprezzando il livello di coordinazione e di efficienza che abbiamo raggiunto.

Essendo l’ultima sera cSete 3i piacerebbe festeggiare andando a mangiare fuori. Prendiamo l’auto e ci mettiamo alla ricerca ma stranamente la maggior parte dei locali sono chiusi o sovraffollati. Dobbiamo per forza ripiegare su un minuscolo baracchino che fa cibo d’asporto. Comincia anche a piovere e così la nostra ultima cena si svolge in tenda ed è a base di kebab, patatine ed un piatto gigante di ottime cozze al curry. La prendiamo con filosofia però nell’aria aleggia un’inevitabile atmosfera malinconica da fine viaggio.

Ultimo giorno: ci svegliamo presto, vogliamo approfittare della vicinanza con Saint-Paul de Vence per visitarlo prima che arrivino le orde di turisti. Questo piccolo borgo medievale infatti dopo la seconda guerra mondiale è diventato un punto di ritrovo per alcuni dei più famosi artisti contemporanei, Picasso e Chagall solo per citarne un paio, che venivano qui per qualche tempo in cerca d’ispirazione. SAMSUNG CAMERA PICTURESEcco allora che negli anni si sono moltiplicate le gallerie d’arte e le comitive di turisti.

Il borgo è effettivamente stupendo: circondato da alte mura e posizionato sopra un rilievo, domina il paesaggio circostante e al suo interno offre scorci eccezionali. Le strette vie di acciottolato e i loro scalini si abbinano perfettamente con i muri delle case dove le pietre sono ancora a vista. Piante di rampicanti qua e là donano un tocco di verde, così come fanno le piante ai balconi delle case. Poco fuori le mura c’è pure un grazioso cimitero.
Per circa un’ora passeggiamo per il borgo, poi il numero di turisti comincia ad aumentare e allora decidiamo di ripartire; torniamo mestamente all’auto per percorrere quello che sarà il tratto finale del nostro viaggio.

L’ultima tratta di autostrada francese è sorprendentemente piena di pedaggi da pagare, passiamo il confine e siamo in Liguria, da là fila tutto liscio e ci alterniamo alla guida. Ormai conosciamo a memoria le canzoni dei rispettivi i-pod e così ripieghiamo sulla buona vecchia Virgin Radio, che passa buona musica, pur se infarcita di pubblicità. Mentre Giorgia guida io mi occupo della contabilità: in tutto abbiamo speso circa 1200 euro a testa. Considerato il numero impressionante di posti visitati è veramente poco. Facciamo anche un bilancio personale di questo mese: prima di partire Giorgia era convinta che avremmo finito col litigare e che lei avrebbe dovuto tornare indietro da sola in qualche modo. Io invece ero convinto che non avrei riportato l’auto a mio padre ancora integra o che avremmo almeno preso una multa. Non siamo ancora arrivati ma per ora nessuna delle due cose si è verificata. Difficile anche scegliere quale sia il posto che ci è piaciuto di più. Giorgia opta per i paesi baschi, io invece per la Galizia. Entrambi bocciamo l’Algarve, troppo turistico e affollato.

Sono quasi le dSAMSUNG CAMERA PICTURESiciotto quando parcheggiamo l’auto nel cortile di casa di Giorgia a Castagnaro, al confine sud della provincia di Verona. Qui comincia l’opera di bonifica dell’auto. Separiamo le mie cose da quelle di Giorgia, operazione non facile dopo un mese di convivenza e poi ci dedichiamo alla pulizia, sia interna che esterna dell’auto. Il risultato finale è stupefacente, l’auto non presenta segni particolari e da fuori pare pure più pulita di quando siamo partiti.

Ora è il momento dei saluti, cosa si dice dopo un mese di viaggio insieme? Io non lo so, Giorgia nemmeno e così, come spesso abbiamo fatto, lasciamo parlare la radio e prima di lasciarci lei seleziona dal mio i-pod Brown Eyed Girl dei Van Morrison. Una canzone allegra che sa d’estate e di gioia di vivere.

Sono circa cento i chilometri che mi separano da Mestre, ormai sono stanco morto e sbaglio anche entrata dell’autostrada. Ovviamente m’imbatto in molteplici banchi di moscerini che vanificano il nostro bellissimo lavoro di pulizia della carrozzeria.

Quando parcheggio l’auto sotto casa è già buio, il contachilometri segna 8350,6. Spengo il motore. Me ne resto qualche minuto con me stesso, a riflettere su cosa abbiamo appena portato a termine. Si tratta del viaggio più lungo della mia vita, sono stato via da casa per periodi più lunghi ma per studiare o lavorare, mai per viaggiare e basta. La sensazione è strana, un misto di soddisfazione e malinconia.

Sono questi i pensieri che mi vagano per la mente quando sento qualcuno che picchietta contro il finestrino dell’auto: è mia sorella. Torno su questa terra, scendo e mi viene in mente l’ultima frase del Signore degli Anelli di Tolkien, dove Sam Gamgee, il coraggioso servitore di Frodo Baggins, torna a casa da sua moglie e da sua figlia dopo aver accompagnato Frodo verso il suo ultimo viaggio nelle terre degli elfi:” Egli trasse un profondo respiro e disse. «Sono tornato»”.

Links;

https://it.wikipedia.org/wiki/Tarragona

https://it.wikipedia.org/wiki/Camargue

https://it.wikipedia.org/wiki/Saint-Paul-de-Vence

Francesco Ricapito       Settembre 2016