Di San Vittore Riccardo

Sulla blasfemia

Pubblicato il: 6 novembre 2016

La casa editrice Armillaria ha visto la luce pochi anni fa e si è presentata subito con l’intento di “annullare lo spazio e il tempo per indagare l’oscura simultaneità che agita la grande ‘macchina universale del mondo’. Prende il nome dall’armillare (lat. armilla, oggetto circolare, cerchio), un complesso modello in scala impiegato per la simulazione dei moti celesti e composto da sfere mobili in metallo capaci di riprodurre gli elementi necessari alla descrizione astronomica”.

Obiettivi ambiziosi che fanno intendere  un’attenzione nei confronti di testi caratterizzati da una certa complessità. Armillaria “progetto di ricerca editoriale ed enoculturale”, dopo aver pubblicato il  “Trattato sui vini” e “Fisiologia del fumatore”, col trattato di Riccardo Di San Vittore ci propone nuovamente un testo ancora semisconosciuto e che risponde in pieno agli intenti della casa editrice: complessità appunto e divulgazione, argomento definibile di nicchia ma anche abbondanza di note e una lettura moderna – un racconto inedito – che propone una diversa prospettiva dei vizi e delle virtù. In questo caso – ci riferiamo quindi alla “Blasfemia” – però non possiamo neppure parlare di vizio, semmai di peccato e, sempre secondo Riccardo Di San Vittore, anche dei più tremendi.

Le pagine “Sulla blasfemia” prendono spunto dalla domanda di un allievo del teologo e precisamente se davvero sia imperdonabile l’accusa rivolta contro lo Spirito Santo. Lo spunto nacque dalla lettura di un passo del vangelo di Matteo (“Ogni peccato e ogni bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. E chiunque avrà parlato contro il figlio dell’uomo sarà perdonato; ma chiunque avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo secolo né in quello futuro”): i Farisei infatti si dicevano inorriditi dai miracoli di Cristo e così pensavano fosse giusto uccidere un posseduto da Satana. La lettura dell’episodio evangelico, alla quale non è estraneo il pensiero di Sant’Agostino e di Ugo di San Vittore, conduce il nostro autore a considerare non tanto grave l’offesa al Padre e al Figlio quanto quella allo Spirito Santo, priva di un vero movente, imperdonabile. Sostanzialmente,il peccato contro il Padre avverrebbe per fragilità, quello contro il Figlio magari per ignoranza ma contro lo Spirito Santo entra in gioco la malizia in quanto tale.

Leggiamo infatti:  “Chi è dunque colpevole di odio verso Dio è colpevole di delitto eterno. Ma, come prima si è dimostrato, la blasfemia verso lo Spirito Santo mai esiste al di fuori dell’odio verso Dio. A ragione, quindi, si dice di un blasfemo di questo tipo che è colpevole di delitto eterno” (pp 53).  Tutti passaggi che – ripetiamolo – nell’edizione di Armillaria sono supportati da un’importante dotazione di  note, tanto più necessarie quanto complesso è l’argomento, giocato proprio da Riccardo Di San Vittore sul filo dei distinguo. Allo schema per inclusioni (remissibilità da coazione e inganno rispetto l’irremissibilità da malvagità) seguono infatti delle parafrasi, a cura di  Manlio Della Serra, facilmente comprensibili anche ai non esperti di teologia, tali da rendere meno temibile la lettura dell’antico testo: “L’irreversibilità del peccato sembra qui dipendere più dall’ostinazione formalizzata nell’odium che dalla gravità del peccato commesso. E’ la definizione di irremissibilità a poggiare su un eccesso che esiste solo come gratuità dell’odio e dell’impenitenza […] In questi termini, l’odio si presenta come un peccato privo di rimedio perché poggiante di una forma estrema di ostinazione” (pp.78). Potremmo dire quindi che un peccato e una cattiveria nata senza una ragione precisa, mancando gli elementi di diversificazione, non possono essere perdonati.

Proprio da questo elemento della conoscibilità, e forse dell’ingenuità, trae spunto il “dispetto” di Ivano Porpora, il racconto inedito e moderno che funge da postfazione alle riscoperte di Armillaria: “Bruciavamo le formiche” appare così un testo dove, tra allusioni e una buona dose di ironia, il tema religioso viene trattato in rapporto ai ricordi d’infanzia, di antiche amicizie e soprattutto in rapporto ad una spontanea attrazione per il peccato, o per quello che poteva essere immaginato peccaminoso: “Noi, la presenza di Dio, la sentivamo in ogni momento. Perfino quando bruciavamo le formiche, penitenti e ostinati” (pp.86).

Edizione esaminata e brevi note

Riccardo Di San Vittore, (Scozia, 1110 circa – Parigi, 10 marzo 1173) è stato un teologo e filosofo francese di origine scozzese. Fu uno dei più importanti teologi mistici del XII secolo nonché priore dell’abbazia benedettina di San Vittore a Parigi, dal 1162 alla morte.

Riccardo Di San Vittore, “Sulla blasfemia”, Armillaria, 2016, pag. Cura e traduzione di Manlio Della Serra. Con un testo inedito di Ivano Porpora.

 Luca Menichetti. Lankenauta, novembre 2016