Ricapito Francesco

Ricapitour 2016 – In Scozia con La Sorella – 8 – Il Lato Nascosto del Lago di Loch Ness, la Cascata di Foyers ed un’Ultima Notte di Musica e Pub

Pubblicato il: 1 dicembre 2016

mappa-scoziaMestre, Italia, 23 Agosto 2016

La gola è secca, la testa è pesante, i pochi raggi di luce che filtrano dalle tende mi sembrano accecanti, ieri sera forse potevo evitare l’ultima pinta. Poco male, una sciacquata d’acqua gelida, una colazione abbondante e sono di nuovo in forma. Elena non mostra segnali di evidenti di postumi.

Il meteo aveva previsto pioggia costante ma la nostra fortuna continua sfacciata anche oggi che è il nostro ultimo giorno: il cielo è ragionevolmente sereno e le nuvole presenti non sembrano minacciose. Il programma è prendere un autobus e visitare l’altra sponda del lago di Loch Ness, quella meno abitata e quasi del tutto ignorata dai turisti.

Ci procacciamo il pranzo nello stesso panificio di ieri: invitanti pastries ripiene di carne e patate. L’autobus si rivela essere in verità un pulmino: avrà al massimo venti posti e sembra uno degli scuolabus che fanno servizio nelle campagne italiane. Già pochi metri e capiamo che l’autista ha uno stile di guida da terzo mondo: corre veloce, rispetta a malapena le precedenze e accelera come se fosse sulla griglia di partenza di un Gran Premio.

Usciamo da Inverness ed in pochi minuti vediamo il lago. Le case si fanno sempre più rare e la strada sempre più stretta e scoscesa, infilandosi letteralmente nel verde della foresta. In certi punti sarebbe molto scenografica, peccato che sia impossibile godersela a causa della nausea provocata dall’autista e dai sedili incredibilmente scomodi. Apro il finestrino per avere un po’ d’aria fresca e cambio posto per avere più spazio per le gambe. Nel frattempo siamo rimasti gli unici passeggeri.

In venti minuti di sobbalzi, botte e vampate di calore dovute alla nausea arriviamo alla località di Foyers, nostra meta. Dapprima transitiamo per Lower Foyers, la frazione più in basso e più vicina al lago, poco dopo raggiungiamo Upper Foyers, la frazione più in alto. Qui l’autista fa una rapida inversione ad “U” e riparte senza foyers-1nemmeno chiederci se quella era la nostra fermata. Esasperato dalla sua guida e dalla sua scortesia decido di risolvere da solo la situazione e gli chiedo di farci scendere. Una volta fuori siamo entrambi pallidi e sudati, con dei giramenti di testa che continuano per la mezz’ora successiva.

Upper Foyers non è altro che un nucleo di case attraversato da una strada, decorato con un parcheggio, un bar ed un piccolo negozio di alimentari. L’attrazione principale, che ci ha spinto a venire fin qui, è una cascata. La si raggiunge tramite un comodo sentiero che scende per circa duecento metri verso il lago. Una piazzola con parapetto permette di ammirarla dall’alto: sicuramente bella e scenografica, ma nulla di eccezionale. Non siamo gli unici turisti e tra questi ovviamente ci sono anche altri italiani. Non c’è stato luogo in Scozia dove non ne abbiamo trovati. Nei pressi della cascata dei cartelli portano ad un bosco di pini popolato da molti scoiattoli rossi. Le spiegazioni sono molto interessanti ma di scoiattoli neanche l’ombra, forse ormai hanno capito che questa zona è frequentata da umani e la evitano.

Dal bosco seguiamo un sentiero che porta giù fino a foyers-2Lower Foyers. Passiamo di fianco ad alcune case di campagna e poi arriviamo alla strada asfaltata. Un ponte sopra ad un misero fiume ci porta a questo secondo agglomerato abitativo dove ci sono solo una serie di villette a schiera tipiche britanniche. Sulla destra vediamo un grande campeggio e di fianco ad esso troviamo finalmente un accesso al lago. Un breve sentiero ci porta su una spiaggia di sassi di fianco alla foce del fiume. Davanti si apre una magnifica vista sul Loch Ness.
Quando si visita un luogo su cui si è fantasticato a lungo, è normale avere delle aspettative. Queste tuttavia possono essere molto generali e sfocate, non per forza precise ed esatte al millimetro, tuttavia lo possono diventare una volta che ci si trova sul posto. Io per esempio sono arrivato qui al Loch Ness con una generale idea di trovare colline verdi e selvagge che si gettano a capofitto dentro acque scure e misteriose, mentre in cielo corrono nuvole grigie. Finora non sono rimasto certo deluso da ciò che ho visto, ma solo ora capisco di trovarmi davanti al paesaggio che negli anni era andato formandosi nella mia mente. Questo è il Loch Ness che volevo vedere e questo è il Loch Ness a cui penserò quando rivivrò questo viaggio nei miei ricordi.

Non si vedono case, ville o castelli e la strada sull’altra sponda è seminascosta dalla vegetazione. Sia a destra che a sinistra la visuale foyers-3è eccellente ma allo stesso tempo il cielo è coperto da nuvole veloci. Un vento pungente muove la superficie del lago creando onde alte pochi centimetri che sono sufficienti ad alimentare la speranza d’intravedere il mostro.

Consumiamo il nostro pranzo rapiti dalla bellezza del luogo e poi ci concediamo anche un pediluvio. L’acqua è molto fredda ma la corrente del fiume ha creato, in corrispondenza della foce, una sorta di passaggio formato da detriti che permette di raggiungerne l’altra sponda senza bagnarsi neanche le ginocchia. Compiamo la traversata e troviamo un panorama più completo dell’altra estremità del lago.

Un piccolo temporale si avvicina da ovest e decidiamo quindi di ripartire alla volta di Upper Foyers: da qui ci sono solo tre autobus al giorno per Inverness e se perdiamo l’ultimo sono guai. Arriviamo con abbondante anticipo e ci concfoyers-4ediamo un tè al bar: un tè in bustina del tutto dimenticabile, il famoso tè britannico si sta rivelando un po’ deludente. Il viaggio di ritorno è molto più tranquillo di quello di stamattina e ci permette di gustare appieno la bellezza di questa strada così isolata e poco trafficata.

Una volta in ostello ci rilassiamo e prepariamo le valige. Scambio qualche parola con Sam, il francese barbuto conosciuto la sera prima. Un tramonto radioso riempie la città di riflessi rosati, evento raro a giudicare dalle reazioni dei ragazzi che lavorano nell’ostello, e noi ce lo possiamo godere appieno dalla grande finestra della sala comune.

Per la cena io ed Elena abbiamo concordato di spendere le ultime sterline che ci rimangono per un’importante esperienza socio-gastronomica: assaggiare il cibo-spazzatura locale. La scelta cade su un take-away specializzato in pollo fritto. Io prendo un misto di alette, coscia, pepite e pop-corn. Quest’ultimi sono semplici palline di pollo del diametro di un centimetro. Elena invece prende tre pezzi non bene identificati. Il pollo ci viene servito dentro le tipiche confezioni di plastica richiudibili e con una quantità spropositata di patatine fritte. Prendiamo pure qualche salsa ed una Pepsi per condire il tutto. Il pollo non è male, cotto al punto giusto e con un’impanatura discreta, tuttavia è abbondante e fatico a finirlo. Inoltre, come osserva Elena, una volta terminato non si ha quella sana e bellissima sensazione di “sazi e felici” che può dare per esempio un pranzo di Natale o di Pasqua. Al contrario, ci si sente “pieni e pesanti”, con un’estesa sensazione di unto sul viso.foyers-5

Mentre mangiamo entra una coppia locale piuttosto sovrappeso, ordinano una pizza familiare con un paio di porzioni di pollo fritto. Al momento di scegliere la bevanda lei sceglie una Pepsi Diet. Certe cose pensavo che accadessero solo nei film.

Torniamo in ostello con un gran bisogno di una pinta per buttare giù il pollo. Per fortuna non siamo gli unici a voler uscire, a noi si aggiungono anche Sam, Clara, la ragazza tedesca con cui ho discusso di politica internazionale la sera precedente e Marion, una ragazza francese che ha lavorato per un anno nell’ostello e che domani torna a casa.

Tutti insieme andiamo al Castle Tavern, un pub dotato di terrazza a meno di cento metri dall’ostello. Marion ci racconta della sua esperienza qui ad Inverness e dei suoi piani per il futuro, le piacerebbe andare a lavorare in qualche altro ostello nel sud-est asiatico. Poco dopo la conversazione verte sulle droghe: Sam ci dice che da adolescente suo padre gli fece una lista dettagliata delle droghe che aveva sperimentato (ed erano parecchie) e dei loro effetti. Questo gli fece passare per sempre la tentazione di provarle a sua volta. Discutiamo rapidamente di come questi problemi vengono affrontati nei nostri paesi e siamo contenti di notare che abbiamo tutti più o meno le stesse opinioni.

Finita la pinta, Marion ci lascia e noi invece proseguiamo verso l’Old Market, un minuscolo pub al primo piano di un palazzo. Oltre ai bagni ha solo una stanza dove sono concentrati quattro tavoli, il bancone ed un piccolo palco. Proprio qui si sta esibendo un uomo che canta e suona la chitarra. foyers-6Ci sediamo ad ascoltare: non suona benissimo ma ha una bella voce rauca e profonda che si adatta perfettamente al contesto. Canta soprattutto classici country e rock tra cui riconosco Light My Fire dei Doors e Wild West End dei Dire Straits. I nostri vicini di tavolo sono tedeschi e Clara sembra avere la stessa reazione di rifiuto che abbiamo io ed Elena quando c’imbattiamo in altri italiani.

Nei pub dove siamo stati finora abbiamo spesso visto lavagnette con le offerte del whisky del mese, della settimana o del giorno, stavolta però il cerchio si restringe ulteriormente perché si parla di “whisky of the moment”. Sam ci convince a provarlo: la mia competenza sul whisky è piuttosto limitata e posso solo dire che mi sembra molto buono. Sam non ne sembra convinto e così insiste per prendere un’ultima pinta per sciacquare la bocca; è l’ultima pinta della vacanza e non posso rifiutare, anche se questo significa infrangere una regola aurea nel campo delle bevute: come spiega Mauro Corona, noto esperto del settore nel suo utilissimo libro “Guida poco che devi bere”, quando si consumano diversi tipi di alcolici non bisognerebbe mai scendere di grado ma tenersi sempre sullo stesso livello o al limite andare in crescendo. In questo modo le controindicazioni del giorno dopo saranno molto più limitate.

Il cantante arriva all’ultima canzone: I Fought The Law, un classico del rock che risale agli anni Cinquanta e che è stato ripreso da moltissime band come i Clash e i Ramones.

Usciamo nell’aria fresca della sera, mossi da una malinconica allegria (tutti noi domani ce ne andremo da Inverness) ci godiamo gli ultimi momenti insieme e una volta in ostello ci salutiamo con l’impegno di tenerci in contatto.

Andiamo a letto alle due, la nostra sveglia suona alle cinque: in uno stato di semi coscienza raggiungiamo la stazione degli autobus e prendiamo quello che porta fino ad Edimburgo e poi un secondo che ci fa scendere all’aeroporto.

Oggi piove ma ormai non importa più; il meteo favorevole è stato uno dei tanti elementi positivi di questo viaggio, che ha avuto anche il merito di riportarmi in contesti che avevo già frequentato durante il mio Erasmus, permettendomi così di osservarli con occhi ed una consapevolezza del tutto diversi. Torniamo a casa con la coscienza in pace per aver sfruttato al meglio i giorni che avevamo a disposizione, la nostra iniziativa e la nostra voglia di scoprire è stata ampiamente premiata con serate a base di musica, paesaggi da cartolina e incontri interessanti, di meglio non potevamo proprio chiedere.

Links:

http://www.walkhighlands.co.uk/lochness/Fallsoffoyers.shtml

Francesco Ricapito       Settembre 2016