Comencini Cristina

Il più bel giorno della mia vita

Pubblicato il: 5 luglio 2015

La verità prima o poi viene a galla e costringe a regolare i conti col passato; è questa la riflessione che ci lascia in eredità “Il più bel giorno della mia vita”. La piccola comprimaria di questo toccante film della Comencini, la desidera per i suoi cari perché ne ha sentito parlare al catechismo. Il prete le ha assicurato che la Verità libera l’uomo, aprendogli le porte della felicità e dell’incontro col Divino. Edificante ma difficilmente realizzabile. La menzogna è stata la padrona di casa indiscussa della sua famiglia, che ruota con matriarcale devozione intorno alla nonna Irene (interpretata da una toccante Virna Lisi). Questa donna sembra essere riuscita a fermare il tempo, ad accattivarselo con la sua algida bellezza, ma l’incanto non ha avuto gli effetti che sperava. La splendida dimora, che ha scandito i ritmi della vita col marito ed i figli, adesso è aspra e selvaggia, assalita dai rovi e dai rampicanti, che cerca di tagliare con scarsi risultati. E i suoi pargoli, che le piace rivedere nei vecchi filmati con la cinepresa, sono cresciuti, e con qualche difficoltà. Ma lei sembra non volere aprire gli occhi, si abbarbica con tutte le forze ai ricordi e alle sue ferree convinzioni. Pretende che il rigore che lei si è imposta, sia per riflesso acquisito dai figli. Le vite di Rita, Sara e Claudio (che hanno i volti dei bravi Buy, Ceccarelli e Lo Cascio) sono però tutt’altro che regolari.

Rita non accetta la fine del suo matrimonio ed è vittima dell’immaginazione che le mette sempre al fianco l’amante-veterinario. Non esiste più il consorte e neanche le figlie sembrano riportarla alla realtà. Il marito di Sara è morto. È anch’ella schiava di spiccate ossessioni che le fanno temere per il futuro di un figlio fin troppo taciturno o l’ inducono ad innamorarsi per telefono di uno sconosciuto. Claudio vive nel terrore. Vuole a tutti i costi uccidere la sua omosessualità, calpestando l’amore dell’uomo con cui convive. Si aggira per le strade notturne e spegne le voglie che lo assalgono. Un bacio dato all’uomo che brama e che sembra attenderlo davanti ad una fontana è per lui impensabile da dare, da palesare. Si vergogna agli occhi del mondo ma l’unico sguardo che davvero teme è quello della madre. Ha cercato il suo consenso ma non è stato mai considerato abbastanza. Per Irene, Claudio è poco più di un bambino; le sorelle hanno avuto la meglio sulle sue attenzioni. La preghiera della nipotina però si alza in cielo e sembra che Qualcuno da lassù voglia esaudirla. Ed ecco che tutti sono costretti a togliersi la maschera. E saranno gli Uomini a liberare i tristi protagonisti, facendosi guerrieri in nome della tanto reclamata Verità. Il devoto marito affrancherà la meschina Rita, il sofferto figlio sveglierà il torpore di Sara, il tenero compagno spegnerà i tormenti di Claudio. E proprio Claudio, il reietto della casa, sarà il redentore della madre invertendo il comune ordine delle cose, mostrandosi senza più reticenze.

Il ragazzo ha sempre vissuto con la paura del giudizio materno, ma la prima a sentirsi in difetto agli occhi di Claudio è stata proprio Irene. Nel suo sguardo sincero e scrutatore, lei riusciva a riflettersi, leggendovi così la sofferenza repressa di una moglie fin troppo trascurata. Fuggire dal figlio significava allontanarsi dal suo dramma interiore e questo l’ha in qualche modo anestetizzata. L’amore per Claudio supera l’amor proprio; accoglierlo la riporterà a sé stessa, e ad apprendere una grande lezione. Nella vita, ed in amore soprattutto, non possono esistere schemi, sovrastrutture o ruoli da mantenere; in gioco c’è la felicità che si ribella a tutto fuorché alle istanze del cuore. Un film che commuove e fa riflettere, portando alla luce il ritratto di una famiglia travagliata e incasinata, scevra da schemi retorici o da moralismi infiocchettati.

La Comencini riesce a dirigere con indubbia sicurezza e affida il suo dramma corale a donne complesse, segnate dal dolore ma non prostrate, perennemente in lotta con i loro fantasmi. Costruire una storia come questa non sarà stato difficile per una regista rodata come lei. Nelle storie al femminile, difatti, riesce ad esprimersi al meglio e scegliere interpreti tanto intense ed efficaci le ha reso il lavoro più semplice, probabilmente. Il risultato finale è di indiscutibile qualità e la storia riesce, con l’intreccio delle traversie dei suoi dolenti protagonisti, ad interessarci. L’epilogo consolatorio, seppur orchestrato da una buona sceneggiatura, non depone pienamente a favore della pellicola che ci saluta donandoci l’impressione di essere stati intrattenuti con qualche sbadiglio. Certamente non conquistati.

Giovanni Capizzi

05/07/2015

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Comencini Cristina

Soggetto: Comencini Cristina

Sceneggiatura: Comencini Cristina, Schiaffino Lucilla

Direttore della fotografia: Cianchetti Fabio Montaggio: Zanuso Cecilia

Interpreti principali: Lisi Virna, Buy Margherita, Ceccarelli Sandra, Lo Cascio Luigi

Musica originale: Piersanti Franco

Scenografia: Comencini Paola

Costumi: Berardi Antonella

Produzione: 01Distribution

Origine: Italia, Gran Bretagna

Durata: 102 min.

Approfondimenti:

http://www.imdb.com/title/tt0296144/

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_pi%C3%B9_bel_giorno_della_mia_vita