Sorrentino Paolo

La Grande Bellezza

Pubblicato il: 28 febbraio 2015

È il momento di spegnere le candeline. E sono ben 65 per Jep Gambardella, temuto giornalista mondano trasferitosi a Roma. Conduce una vita leggera, in traballante equilibrio tra una notte di sesso e un trenino danzereccio. È rimasto invischiato nelle vuote esistenze di personaggi folkloristici e alienati, attaccati alle loro fragilissime certezze, tutti più o meno intenti a nascondere i loro sonori fiaschi. Nessuno riesce a salvarsi dalla sua sprezzante critica; né gli arroganti amici dalle pompose quanto inconsistenti pretese, né i ridicoli artisti d’avanguardia, bravi solo a gettar fumo sulle loro balbettanti convinzioni. Jep non li guarda dall’alto di un pulpito. Li vede piuttosto come compagni di sventura, anch’essi reduci da pietosi fallimenti ma incapaci di guardarsi bene allo specchio; meritevoli quindi della sua spietata riprovazione. Il nostro protagonista invece non nasconde le sue miserie ed i rimpianti: sono un bagaglio che porta sempre con sé. Gode ancora della fama del suo unico libro. Vive, nostalgico, del perenne ricordo del mare, che gli fece incontrare l’unica donna realmente amata, colei che gli mostrò la Grande Bellezza, quella che lui ha smarrito.

Un’altra donna, Ramona, lo aiuterà a risvegliarsi dall’indolenza. Jep vorrà ammaestrarla, trascinarla nel suo patetico circo, ma lei non si farà incantare. Brevi sono i momenti che le rimangono e la vita è altro, al di là di quei rumori. Jep rimarrà solo e anche il suo migliore amico lascerà quel mondo; i lustrini e i sogni di gloria saranno messi all’angolo. Deciderà allora di ritornare a scrivere un nuovo romanzo e farà pace col sacro ricordo della vita perduta. Film nostalgico e fuori dall’ordinario. Una regia rapida eppur attenta ai meravigliosi scorci romani, riesce a condurci per mano e a renderci partecipi di questo universo distratto e decadente, ma non privo di speranzosi epiloghi. L’eredità di Fellini è presente, nelle altalene giocose di preti e suore, nelle assordanti risate di donne opulente ma non è rispettoso paragonarlo alla Dolce Vita, né per il regista riminese e neanche per Sorrentino.

Quest’ultimo riesce, a mio avviso, ad onorare l’illustre tradizione del cinema italiano, e ad orchestrare la direzione di sequenze spesso in antitesi fra loro, passando dal clamore di scene roboanti (come il chiassoso compleanno sopraddetto) a sequenze più intime e sussurrate (le più frequenti nella pellicola). La scelta di alcuni attori è certamente da segnalare. La grandezza interpretativa di Toni Servillo è fuori discussione ma le comprimarie femminili non sono da meno. Oltre alla Ferilli, che dà un tocco di dolcezza con la sua Ramona, troviamo una bravissima Galatea Ranzi, che nella scena dell’alterco con Jep è straordinaria. Plauso a Buccirosso ed Herlitzka, tediosa la goffagine del solito Verdone. Un film che si segue fino alla fine con piacere e coinvolgimento, nonostante alcune pecche. Come l’improbabile irruzione nella storia della santa “dormiente” che con i suoi fenicotteri al balcone, ci regala un momento di atterrito smarrimento. Un successo di cui andare fieri, senza storcere troppo il naso.

Giovanni Capizzi

28/02/2015

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Sorrentino Paolo

Soggetto: Sorrentino Paolo

Sceneggiatura: Sorrentino Paolo, Contarello Umberto

Direttore della fotografia: Bigazzi Luca

Montaggio: Travaglioli Cristiano

Interpreti principali: Servillo Toni, Verdone Carlo, Ferilli Sabrina, Ranzi Galatea, Buccirosso Carlo

Musica originale: Marchitelli Lele

Scenografia: Cella Stefania

Costumi: Ciancio Daniela

Produzione: Indigo Film, Medusa Film, Babe Films, Pathé

Origine: Italia (2013)

Durata: 142 min.

Approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/La_grande_bellezza

http://www.imdb.com/title/tt2358891/