Ricapito Francesco

Reportage Dal Senegal: Il Villaggio Di Sokone

Pubblicato il: 5 aprile 2017

La N5 è una delle sette strade nazionali senegalesi e collega la città di Kaolack, capoluogo dell’omonima regione, a Bignona, in Casamance, passando per il Gambia: questa è la nazione più piccola dell’Africa continentale e se guardate una mappa sarà probabilmente la prima cosa che noterete, un cuneo stretto e lungo che taglia in due il Senegal e che dà quasi fastidio alla vista.

Sokone si trova a 40 chilometri a nord del confine e a 50 chilometri da Kaolack. Il villaggio conta circa 12.000 abitanti e come molti altri centri urbani senegalesi, si sviluppa intorno alla sua strada principale, in questo caso la N5 appunto.

Grazie alla sua posizione favorevole Sokone diventò un importante porto commerciale durante il periodo coloniale: il villaggio si trova infatti sulle rive di un grande bolong, uno dei tanti bracci di mare che caratterizzano la regione del Delta del Sine-Saloum. I suoi prodotti più importanti erano arachidi, nocciole, anacardi, miglio e diversi tipi di frutta, una tradizione che continua ancora oggi insieme a quella della pesca.

La popolazione è composta soprattutto da wolof, l’etnia maggioritaria in Senegal, ma non mancano anche Serer, Pular e Mandingues. C’è pure una discreta comunità Jola, l’etnia originaria della Casamance, la regione più meridionale del Senegal.

Sokone rappresenta una buona base di appoggio per esplorare l’affascinante Delta del Sine-Saloum, ad un primo sguardo può sembrare una semplice cittadina di passaggio ma in verità nasconde molte sorprese.

Una di queste è la Promenade des Sokonoises, una sorta di lungomare che dà sulle rive del bolong: qui una serie di terrapieni permettono di avvicinarsi al corso principale del bolong per osservare meglio le mangrovie, sulla sinistra si può notare un piccolo porto con qualche piroga, mentre sulla terraferma c’è una piccola tettoia dove è stato allestito un piccolo bar, giusto di fianco ad un fotogenico baobab. Il tutto è piuttosto recente, prima infatti la zona era invasa dai rifiuti, ma grazie all’iniziativa popolare e al supporto dell’amministrazione è stata ripulita, sono stati piantati degli alberi e posizionate panchine. I virgulti sono ancora troppo piccoli per fare abbastanza ombra, ma usando un po’ d’immaginazione si può capire che tra qualche anno il luogo sarà veramente incantevole.

Merito di quest’iniziativa va anche al GIE Touris Jokkoo: i GIE (Groupement d’Intérêt Economique) sono delle cooperative locali formate da cittadini che in genere hanno come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Il GIE in questione è nato nel 2002 grazie anche alla partecipazione dell’ONG italiana CPS – Comunità Promozione e Sviluppo e da allora è stato protagonista di numerosi interventi e progetti proprio qui a Sokone.

Uno di questi è stata per esempio è stata la creazione di un ristorante gestito proprio dal GIE e che serve da fonte di finanziamento per le sue attività. Si chiama Jokkoo e si trova all’entrata del villaggio, su una strada laterale a pochi metri dalla via principale. Non è molto grande, al massimo una ventina di coperti, l’ambiente è semplice ma accogliente e il piccolo porticato che funge da entrata è perfetto per sedersi a fare due chiacchiere sorseggiando un’ataya, il tè tradizionale senegalese. In più, e in Senegal non è molto comune, c’è pure il wi-fi!

Ad occuparsi del ristorante sono Kadhy e Mamì, due ragazze piuttosto giovani ma già cuoche esperte. Com’è normale nei tangana senegalesi, i ristoranti tradizionali, non c’è menù ma solo il piatto del giorno ed in genere a pranzo si tratta di ceebu jen, riso con pesce e verdure, o di yassa, riso con pesce e salsa di cipolle. A cena invece c’è spesso pollo grigliato con insalata e patatine.

In una piccola stanza di fianco alla sala principale si trova l’ufficio del GIE: qui la mattina è molto probabile trovare Madame Astou Diop, qualche anno fa presidentessa del GIE e oggi responsabile del Syvalsok, il Systhème de Valorisation de Sokone. Il nome originale era Pro.Val.Sok, Projet de Valorisation de Sokone, un progetto ideato con la collaborazione della CPS e finanziato dalla Commissione Europea che ha permesso la creazione di un sistema di raccolta della plastica porta a porta tramite una ventina di carretti. La plastica viene poi raccolta in un apposito sito poco fuori città dove viene lavata, divisa a seconda del colore ed infine triturata grazie ad un’apposita macchina. Il prodotto finito viene poi rivenduto alle industrie che producono oggetti di plastica riciclata partendo proprio da questi trucioli.

Il problema della plastica è uno dei più gravi in Senegal e questo sistema ha permesso a Sokone di tornare ad essere pulita, o quantomeno molto più pulita della maggior parte dei villaggi delle stesse dimensioni.

Oltre alla plastica, il GIE ha deciso di lanciarsi anche nel settore dei rifiuti organici: questi, come la plastica, vengono raccolti a giorni alterni sei giorni a settimana. Una volta portati al sito vengono sotterrati per più di un mese in grandi fosse nel terreno in modo da creare così una sorta di terriccio, chiamato compost, che può essere venduto come fertilizzante naturale agli agricoltori della zona. Ultimamente in Senegal l’interesse verso questo tipo di prodotto è notevolmente aumentato e sono molti i GIE interessati ad imitare l’esempio di quello di Sokone.

Ma Touris Jokkoo non si occupa solo dell’ambiente, l’altra sua principale occupazione è il turismo: fin dalla sua creazione infatti la cooperativa ha accolto gruppi di turisti dei viaggi organizzati dalla CPS insieme all’agenzia Viaggi Solidali. Si tratta di viaggi di turismo responsabile, dove si cerca di far arrivare i soldi dei turisti direttamente nelle tasche della popolazione coinvolta, di sensibilizzare i partecipanti sui problemi del paese e di farli entrare in contatto con gli abitanti. Per fare questo il GIE ha creato una rete di famiglie di Sokone che periodicamente ospitano i turisti a casa loro, dando così una dimostrazione della teranga, l’ospitalità senegalese. Si tratta dell’esperienza che in genere spaventa e allo stesso tempo incuriosisce i turisti, ma comunque la si viva risulta sempre una preziosissima occasione per entrare in contatto con una realtà completamente differente da quella a cui si è abituati.

Il GIE non si è fermato qui, negli anni sono state messe a punto una serie di attività che farebbero invidia anche ad un’agenzia di viaggi: tra queste una delle più apprezzate è la visita in carretto al baobab sacro di Bambougar. Il carretto trainato da cavalli o asini è ancora uno dei mezzi più utilizzati per spostarsi da un villaggio all’altro, vista soprattutto la mancanza di strade asfaltate, ed è proprio sulla strada per il villaggio di Bambougar, a circa venti minuti da Sokone, che si trova un gigantesco baobab sacro ancora meta di pellegrinaggio da parte degli abitanti.

L’albero è posizionato a poca distanza da un bolong e da una foresta di mangrovie. Il terreno intorno è troppo salato per far crescere altre piante e questo aumenta il suo impatto sul paesaggio circostante.

Quando si arriva, la prima cosa da fare è salutare il baobab: bisogna quindi mettersi in cerchio, battere le mani a ritmo e ripetere la frase “Bago mbéthiane Gayi Feemes”, che significa “Baobab, guarda i miei passi di danza”. A questo punto, a turno bisogna improvvisare una breve danza di saluto. Una volta completati i convenevoli si può toccare il tronco e addirittura entrarci dentro: come spesso succede ai baobab più vecchi infatti, il tronco è cavo e ci si può comodamente stare anche in cinque. Entrando si può esprimere un desiderio e se si è danzato bene allora questo si esaudirà. Dentro si possono vedere alcuni doni lasciati qui da altri pellegrini, nastri, pezzi di stoffa, chiodi, un po’ di tutto. Se si è fortunati si può addirittura intravedere la coda di un varano che in genere dorme dentro una delle cavità del tronco.

Un’altra bella attività proposta riguarda il vino di palma. Durante la stagione giusta, da dicembre fino a maggio i turisti vengono portati poco fuori Sokone, in una piccola piantagione di palme. Qui li aspetta Monsieur Armand: un signore sulla sessantina a cui mancano tutti i denti davanti e che da tutta la vita si occupa di estrarre e produrre il vino di palma. Si tratta della linfa della palma, la quale può essere bevuta subito oppure lasciata fermentare in modo da farla diventare alcolica. Armand per raccogliere la linfa crea dei piccoli imbuti con le foglie della palma e poi armato solo di un cerchio di corteccia intrecciata si arrampica sul tronco con un’agilità ed una forza da ventenne. Una volta in cima, fa dei tagli nel tronco, posiziona alcuni imbuti con delle bottiglie e poi lascia che la linfa le riempia durante il giorno.

Sempre in tema di bevande, il GIE organizza anche un laboratorio di succhi tradizionali, per mostrare ai visitatori come questi vengono prodotti. I senegalesi hanno una grande passione per le bevande zuccherate, a partire dal caffè touba, il caffè tradizionale a base di pepe di Guinea. I succhi più comuni sono il bouye, fatto con il frutto del baobab e il bissap, fatto con i fiori dell’ibisco. Il primo ha un colore beige ed è un’ottima cura contro il mal di pancia mentre il secondo è violaceo e molto dissetante, soprattutto quando ci vengono aggiunte delle foglie di menta. In entrambi i casi la quantità di zucchero da utilizzare è di solito la cosa che stupisce di più i turisti.

Anche la visita al sito del Syvalsok, con tanto di spiegazione del processo di produzione della plastica triturata e del compost è una delle attività più comuni ed interessanti. Quando poi il gruppo è più numeroso, allora il GIE organizza una dimostrazione serale di lotta senegalese. Questo è uno sport originario dell’etnia dei serer ma che oggi diventato popolare in tutto il paese e prevede lo scontro tra due contendenti che devono cercare di atterrarsi l’un l’altro toccando il l terreno con la schiena. Ogni incontro può durare da pochi secondi fino a ad un’ora ed è tutto un balletto di posizionamenti, studio dello stile reciproco e ricerca del momento perfetto in cui attaccare.

I tornei si svolgono in genere la sera, il campo viene delimitato con corde e per richiamare gli abitanti del quartiere a partecipare viene montato un grande altoparlante da cui viene sparata musica tradizionale a tutto volume. Per chi non sa apprezzarla, la musica tradizionale senegalese risulta essere una fastidiosa cacofonia di tamburi ed urla belluine ed agghiaccianti, ma di sicuro serve al suo scopo di richiamo. Il premio per il vincitore è spesso un sacco di riso da 25 chili.

Molto spesso il GIE organizza anche gite in piroga nei bracci di mare del Sine-Saloum: il più bello, anche se il più faticoso, è quello di quattro ore con partenza da Sokone e arrivo a Palmatin, al limitare nord del Delta. L’escursione prevede una fermata a metà strada, presso il villaggio di pescatori di Maia: un luogo dove il tempo sembra essersi veramente fermato e dove i viaggiatori vengono accolti da una folla di bambini incuriositi prima di raggiungere la casa del capo villaggio, a cui si va a rendere omaggio e a portare una piccola offerta. Durante il giro è facile avvistare aironi, cormorani e moltissimi altri uccelli e nei mesi invernali si possono addirittura vedere dei branchi di delfini. Il pranzo è a base di panini e gli ingredienti vengono magistralmente scaldati su un piccolo braciere alimentato a carbone, spesso e volentieri da Bassirou Seye, l’attuale presidente del GIE.

Il GIE infatti è soprattutto il risultato della determinazione dei suoi membri. Bassirou per esempio è un insegnante di professione e membro fin dalla fondazione. In genere si occupa di presentare il GIE ai turisti mettendo bene in chiaro che è alla ricerca di una seconda moglie, possibilmente italiana. A gestire la contabilità è Demba Diallo, il tesoriere: porta quasi sempre gli occhiali da sole ed è un amministratore attentissimo con una spiccata abilità nel contrattare.

Come spesso succede in Senegal, la maggior parte dei membri dei GIE sono donne: espansive, determinate, rumorose ed amichevoli donne africane che non esitano mai a mettersi in gioco e spendersi in prima persona per la causa.

Tra queste la già nominata Astou Diop, responsabile del Syvalsok, sempre pronta a vendere sacchi di compost a chiunque gli capiti sotto mano, c’è poi Arame Diaw, casa sua è una delle più accoglienti per i turisti che hanno la fortuna di passarci e lei è sempre gentile e disponibile, pur mantenendo un piglio ed un’autorità molto materni. Altra maestra di ospitalità è Binta Niane, madre di ben nove figli e campionessa di simpatia. Suo marito è sempre contento di fare due chiacchiere con gli ospiti, anche se questi non parlano francese in qualche modo si fa capire lo stesso. C’è poi Madame Fama, è lei che canta la canzone di benvenuto e di arrivederci ai turisti.

Sokone è la dimostrazione che le apparenze possono ingannare. Sotto la crosta di tranquilla e sonnolenta cittadina senegalese si nasconde una popolazione attiva e consapevole che da anni si spende attivamente per migliorare le condizioni di vita della comunità in modo intelligente ed equilibrato. Se sulla strada per il Gambia o per il Sine – Saloum, passate per Sokone, prendetevi un paio d’ore e fermatevi al ristorante Jokkoo, si trova a pochi metri dalla strada nazionale, l’accoglienza è calorosa, il cibo ottimo e abbondante, potrete addirittura usare la connessione e dire ai vostri cari che state bene e soprattutto avrete contribuito al funzionamento di una cooperativa locale che tanto ha fatto e che si spera tanto farà, per il futuro di questo villaggio.

Links:

https://fr.wikipedia.org/wiki/Sokone

Francesco Ricapito       Marzo 2017