Mastia Leonardo

Nebbie

Pubblicato il: 10 maggio 2017

L’avvocato Leonardo Mastia, dopo “Il viale degli angeli” (2011), è tornato alla narrativa con “Nebbie”, questa volta pubblicato da Nicola Pesce editore. Un romanzo che Andrea Manzi, l’autore della prefazione, ha inteso come una storia che “forza l’incomunicabilità e la solitudine degli uomini […] e apre alla speranza laica del dialogo e della conversazione” (pp.14). Interpretazione più che legittima, motivata oltretutto dallo stile dell’autore. Forse perché abbiamo letto dell’impegno professionale di Mastia contro la criminalità organizzata, il tema dell’incomunicabilità presente nel romanzo l’abbiamo interpretato fondamentalmente in stretta relazione proprio con le tragedie quotidiane che avvengono nell’entroterra campano.

La vicenda, infatti, vede protagonisti il giovane Ferdinando, nativo di un paese sulla costa, e Mario, suo coetaneo, che invece è originario della “terra dei fuochi” e da lì si è allontanato con la famiglia e col padre ammalato di tumore. Da una parte il mare “bellissimo e superbo”, dall’altra un luogo che i giovani del paese non conoscono affatto e che presto assume dei connotati misteriosi e inquietanti proprio grazie alle parole di Mario: “Il mio è un paese sfortunato come pure gli altri lì vicino, in un territorio martoriato e umiliato dai rifiuti, dalla latitanza delle istituzioni e dalla criminalità organizzata” (pp.27).

Mario evidentemente non riesce a farsi una ragione di questa fuga dalle sue origini e soprattutto non riesce ad accettare che la “terra dei fuochi” abbia un destino segnato, che vada a morire con tutti i suoi abitanti, esposti pericolosamente a malattie degenerative. Gli anni passano e Ferdinando osserva, con un certo sconcerto, l’impegno sociale del suo amico, i suoi vani tentativi di coinvolgere le istituzioni per recuperare alla vita un territorio inquinato nel profondo. Mario, sostanzialmente, non viene capito nemmeno da chi pensa di conoscerlo bene, i suoi ideali sono considerati irraggiungibili – e forse lo sono davvero irraggiungibili – , e una volta infranti quei sogni di riscatto, anche l’equilibrio mentale del ragazzo comincia a vacillare. La scelta di trasferirsi in quel di Londra, ovvero emigrare dalle nebbie tossiche della Campania più martoriata e ritrovarsi tra le nebbie della Londra cosmopolita, non porterà alcun giovamento ai turbamenti di Mario; se non l’occasione per amico Ferdinando, allontanatosi ormai da anni, di rintracciare faticosamente l’amico scomparso nella metropoli britannica dove, “in un quartiere malfamato, conduce una vita disperata ai margini della legalità”.

Le “nebbie” del titolo appaiono coerenti anche in virtù di una narrazione che alterna l’ambiguità delle visioni oniriche di Mario con le immagini di una realtà cruda, sporcata dalla tossicodipendenza, e che davvero lasciano poco spazio ai sogni. A tutto questo si accompagna un impalpabile senso di tristezza che ritroviamo anche in Ferdinando, a rigore integrato nella società italiana ma lontano dalla sua Campania: “La vita scorreva via senza scossoni […] era felice e appagato, se non fosse per la malinconia che spesso, in particolar modo d’inverno, lo assaliva” (pp.51). Sogni e malinconie che ancora una volta svelano la loro causa più profonda, da ricercarsi nella devastazione delle terre campane. Queste le parole di Mario, rifugiato a Londra ma ancora scosso e sconfortato dai suoi insuccessi: “Prima di ogni altra cosa  vorrei cancellare dal cuore e dalla mente il marchio dell’umiliazione e dell’infamia […] A volte sogno che il vento possa spazzare via definitivamente le nefandezze nascoste e incancrenite e ripulire il mondo” (pp.159).

Parole che rivelano un affabulatore, una persona che tempo addietro aveva affascinato, con i suoi racconti e fantasie, Ferdinando e gli altri amici del paese, e che adesso si mostra innanzitutto mortificato e sempre meno presente a se stesso. Da questo punto di vista è vero che il romanzo, pur con una trama lineare, soprattutto nei dialoghi, abbonda di descrizioni minuziose, piuttosto improbabili in una normale conversazione; ma questa scelta dell’autore, a rigore poco equilibrata, può essere giustificata proprio in virtù della personalità di Mario, sognatore socialmente impegnato ed anche logorroico e teatrale. L’altra faccia dei sogni è semmai rappresentata dai genitori di Mario, dalla madre in particolare: sua l’idea di inviare Ferdinando a Londra per recuperare alla ragione il loro unico figlio. Un recupero alla razionalità che però, almeno per Mario e i suoi, forse non porterà nulla di buono: lo scopriremo leggendo le ultime pagine del romanzo.

In realtà Mastia, se vogliamo intendere correttamente la personalità di Ferdinando e il suo ritorno a casa, ha voluto lasciarci con una rinnovata speranza di cambiamento e con un romanzo che, per quanto imperfetto, intende mostrare come dalle sconfitte, all’ordine del giorno nella “terra dei fuochi”, possano nascere comunque nuove prospettive di vita.

Edizione esaminata e brevi note

Leonardo Mastia, (Campana, 1947), calabrese di origini, si trasferisce giovanissimo in Campania con la sua famiglia. Laureatosi in giurisprudenza alla Federico II di Napoli, intraprende la professione di avvocato, che ad oggi esercita ancora, patrocinando in numerosi dibattimenti contro la criminalità organizzata e assumendo la difesa in alcuni processi di omicidio tra i più efferati dal dopoguerra. Ha fatto parte del direttivo della Camera Penale di Salerno, nella quale ha rivestito l’incarico di presidente del Collegio dei Probiviri. Organizzatore e relatore in vari convegni sul tema della giustizia, è anche attivista e sostenitore dell’associazione anti-discriminazione Io come Te – Onlus.
Nel 2011 ha pubblicato “Il viale degli angeli – boulevard Serurier”, premio “Silarus” e “La pulce letteraria” nel 2013 e finalista al Premio Internazionale di Narrativa “Tulliola- Renato Filippelli”.

Leonardo Mastia,“Nebbie”, Nicola Pesce Editore (collana “Narrativa, 15”), Eboli 2017, pag. 206. Prefazione di Andrea Manzi.

Luca Menichetti. Lankenauta, maggio 2017