Arlt Roberto

Un viaggio terribile

Pubblicato il: 30 marzo 2016

La lettura di “L’amore stregone” di Roberto Arlt, edito per Intermezzi, ci aveva fatto scoprire un autore evidentemente sottovalutato dall’industria editoriale italiana ma che mostrava una grande capacità nel maneggiare temi a dir poco eccentrici; almeno in riferimento ai suoi tempi, gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso. Adesso è la volta di “Un viaggio terribile”, racconto lungo o romanzo breve che dir si voglia, per i tipi di Arcoiris, nuova tappa per rimediare a quella mancanza di attenzione nei confronti dello scrittore argentino che per lunghi anni pare aver caratterizzato l’editoria italiana. Lo scrive chiaramente Raul Schenardi nella postfazione “Alla scoperta dell’iceberg Arlt”, vero e proprio saggio che tra l’altro inquadra “Un viaggio terribile” come racconto in qualche modo doppiamente bizzarro: da un lato il bizzarro più conosciuto, ammesso e non concesso che di sola bizzarria si possa parlare, ovvero l’evidente gusto per il grottesco e per “l’humour particolarmente acido” (pag. 87), dall’altro lato proprio la parte sommersa dell’iceberg, racconti ancora inediti, mai raccolti in volume e caratterizzati non soltanto da un’impronta realistica alla Arlt ma con contenuti dove è presente un’evidente dimensione fantastica. Elemento catastrofico presente nel “viaggio terribile”, e quindi tale da avere a che fare col fantastico, è un maelström che richiama precedenti illustri e che metterà a nudo una volta per tutte i caratteri, questi davvero terribili e allucinati, dei passeggeri della nave Blue Star. Narratore in prima persona della grottesca vicenda è un disinvolto truffatore, responsabile dell’emissione di assegni a vuoto, esiliato in gran fretta dalla sua famiglia e in viaggio verso oriente col suo cugino iettatore. Accanto a lui una pletora di personaggi caricaturali e in parte folli, che in questo senso ci riconducono al surreale  presente nelle opere maggiori di Arlt: il pastore presbiteriano razzista, la zitella devota, la ragazza timida che si scopre disinibita, l’arabo ossessionato dall’harem, il fanatico religioso, l’ubriacone, il capitano violento ed arrogante, la giovane scienziata, il gentiluomo impeccabile con un passato (o presente?) di ladro internazionale, la femminista e pessima scrittrice, il trafficante di alcaloidi, il medico maniaco sessuale, e via dicendo. Così, di pagina in pagina, durante il viaggio, sempre più terribile e sconclusionato, assistiamo a misteriosi incidenti, furti altrettanto misteriosi e insensati, a corteggiamenti improbabili e, all’approssimarsi dell’imminente tragedia, al linciaggio grottesco e sbrigativo del presunto iettatore. Il maelström si avvicina, sembra che non ci sia più nulla da fare, ma l’epilogo probabilmente non sarà così catastrofico come immaginato dagli sfortunati e folli passeggeri della Blue Star. Non catastrofico ma di sicuro tutt’altro che rassicurante visto che saranno svelati tanti altarini: Arlt, forte della sua vena qui più farsesca che visionaria, riesce a spiazzare il lettore fino all’ultimo, confermando la pazzia di una donna, prima soltanto affermata da un personaggio inattendibile, e lasciando il protagonista, truffatore dal cuore tenero, con le pive nel sacco.

Raul Schenardi – e torniamo alla postfazione – ha inquadrato con competenza la poetica di Arlt, soprattutto quell’iceberg poco conosciuto e al quale “Un viaggio terribile appartiene a tutti gli effetti: la follia come condizione ordinaria, il tema del doppio, i piccoli e grandi crimini che passano sotto silenzio, l’espressionismo, la passione per le conquiste tecnologiche, l’inventore incompreso (probabile retaggio autobiografico e non privo di autoironia), l’intento di deformare la realtà, sono temi che avevamo in parte conosciuto con “L’amore stregone”, anche se magari diluiti in un racconto che innanzitutto denunciava la repressione piccolo borghese e il rimbecillimento di un protagonista già imbecille di suo. E’ anche vero che le opere dello scrittore argentino in Italia hanno avuto una certa diffusione soltanto in questi ultimi anni, grazie alle edizioni Sur, a Intermezzi e soprattutto alla stessa Arcoiris, ed è chiaro che pochi lettori potranno considerarsi esperti  tanto da azzardare considerazioni impegnative sull’artista Roberto Arlt. Quello che semmai  appare evidente in “Un viaggio terribile”, anche con una lettura forse più superficiale, senza possedere approfondite conoscenze sull’opera dell’argentino, è la presenza di un pervasivo umorismo, che possiamo interpretare come humor nero, e che colpisce, dalla prima all’ultima pagina, un variegato mondo di pazzoidi. Sempre con la speranza che questo aspetto più evidente e più “divertente”, come scrive Schenardi, possa aver invogliato critica e lettori ad approfondire altri aspetti dell’opera di Arlt, quelli meno legati alle convenzioni dei racconti di “genere” ed invece alla sua “funzione d’avanguardia e di critica esplicita e implicita dell’establishment letterario della sua epoca” (pag. 95).

Edizione esaminata e brevi note

Roberto Arlt (Buenos Aires, 1900 – Buenos Aires, 1942) fu giornalista, scrittore e drammaturgo. Tra le sue opere sono stati tradotti in italiano i romanzi “Il giocattolo rabbioso”, “L’amore stregone”, “I sette pazzi”, e “I lanciafiamme”.

Roberto Arlt, “Un viaggio terribile”, Arcoiris edizioni (collana Gli Eccentrici), Salerno 2014, pag. 100. Traduzione di Raul Schenardi

Luca Menichetti. Lankelot, luglio 2014