Baffoni Ella

Il libro nero di Alemanno

Pubblicato il: 28 marzo 2016

«Preside’, magni! », «A Polveri’, magna n’altro poco!», «A Renà, facce vede’ come magna ‘na romana!»(pag. 98). Correva l’anno 2010. La citazione dell’articolo di Aldo Cazzullo dedicato alla cena pacificatrice tra Bossi, Alemanno, Polverini, nel “Libro nero” non ci sta affatto male: una rappresentazione grottesca di un magna magna che da quei gazebo sotto Montecitorio pare proprio si sia estesa da tempo ad altri campi non propriamente gastronomici.

Il libro di Ella Baffoni, impietoso pamphlet–instant book, ci racconta appunto di una città crogiolo di speculazioni, nepotismi, cazzate inenarrabili che i poveri romani subiscono ormai da troppo tempo. Dopo i regni controversi, e molto contestati, di Cicciobello e Veltrone l’Africano, era legittimo che molti romani si aspettassero qualcosa di importante da Lupomanno alias Gianni Alemanno: gli effetti virtuosi della democrazia dell’alternanza. Ad oggi non pare che le cose siano proprio andate per il verso giusto, pur con la consapevolezza che il sindaco ex missino fin dall’inizio si portava appresso alleati imbarazzanti. Ella Baffoni è chiaramente una giornalista di sinistra e questo traspare non tanto dalla polemica feroce nei confronti di Alemanno (altrettanto impietosi sono tanti “futuristi” e uomini di destra) quanto da alcune citazioni (non troppo azzeccate quelle di Don Farinella, come al solito esagerato), una troppo sbrigativa archiviazione di Casa Pound come semplice ricettacolo di estremisti e improponibili paragoni con Petroselli e Ugo Vetere.

Ma al di là del dna politico della scrittrice, quanto leggiamo nel “Libro nero di Alemanno”, con capitoli che partono dalla A di Atac fino alla V di Vaticano e alla Z di Zingari, è un susseguirsi di furbate, detti e contraddetti che, fossero veri anche solo in minima parte, dovrebbero segnare per sempre la carriera politica di Lupomanno. Vivessimo in un “paese normale”. I romani – almeno quelli realmente informati e privi di pregiudizi politici – avranno il polso della situazione e quindi sono i più titolati per giudicare un pamphlet come quello di Ella Baffoni. Un non romano come il sottoscritto non può che prendere atto di tutta una serie di dati, tratti da inchieste giornalistiche (molto citato il Corriere della Sera con Aldo Rizzo) e da inchieste della magistratura tutt’ora in corso: da quello che si legge nulla di cui Alemanno possa andare fiero ma soprattutto nulla che realmente possa essere giustificato come banali errori di comunicazione, sviste, complotti di poteri occulti, di un’opposizione irresponsabile e via dicendo. Il futuro sindaco nel 2008, di fronte un elettorato che davvero non ne poteva più di un centrosinistra sempre più opaco che si suicidava rincicciando Cicciobello, aveva promesso discontinuità e –ovviamente – buona amministrazione. Tante promesse, ma proprio tante. E qui, dalla A alla Zeta, si legge che fine hanno fatto.  Dati e affermazioni immagino contestabili, ma quando vengono citati di nomi e cognomi, assunzioni, piante organiche, spese, spoil system, farlo diventa complicato e quindi o si denuncia tutto questo come una sequela di bufale da spazzare via come diffamazioni a mezzo stampa, oppure c’è solo da prendere atto e – i romani soprattutto – incazzarsi (brutta parola ma non mi viene altro).

Prendiamo qualche passaggio, ad esempio uno in A come “Atac, Ama e Acea: dentro parenti e amici”: “Nessun blocco del turn over, altro che pioggia purificatrice […] Dal 2008 al 2010 i dipendenti di questa grande macchina amministrativa sono 3.500 in più. I dirigenti esterni chiamati nel 2010 sono almeno cinquanta (nella tanto vituperata era di Walter Veltroni erano una trentina), con contratti a tempo determinato che costeranno in bilancio almeno 5 milioni di euro. Particolarmente ricchi gli emolumenti del capo gabinetto, quasi 300mila euro lordi […]. E poi “parentopoli”: “La parentopoli romana nasce così da uno scoop di Repubblica il 27 dicembre 2010 sulla cubista segretaria. Ma insieme a lei in Atac c’è una ridda di altre signore: Claudia Cavazzuti, moglie del senatore Pdl Stefano De Lillo [….].  Particolarmente disturbanti, almeno per chi ha sensibilità ambientale, i capitoli alla lettera R (“Rifiuti: Malagrotta sempiterna”) e alla lettera U (“Urbanistica: costruire? C’è spazio per tutti”). Ma anche con la S di “Sicurezza: uno sceriffo forte con i deboli” e con  la I di “Istituzioni culturali: la notte nera di Roma”, non ci si va leggeri.

L’unico personaggio vicino ad Alemanno al quale si concede l’onore delle armi è Umberto Croppi (“singolare figura della Destra italiana ..[…] è uno dei pochi intellettuali indipendenti, avrà gran peso ma durerà poco”); che difatti, una volta diventato “futurista” a tutti gli effetti, poi è stato sostituito “senza molto garbo” con Dino Gasperini. Insomma quel credito iniziale che nel 2008 fece dire a molti “vediamo come se la cava” pare abbia subito qualche scossone, se vogliamo credere, come scritto nella premessa al libro, alle parole di Giorgia Meloni, ex missina come Alemanno: “Ora il Pdl a Roma non vincerebbe neppure se candidasse Gesù Cristo” (pag. 5).

Edizione esaminata e brevi note

Ella Baffoni, giornalista. Ha lavorato per la cronaca di Roma de «il manifesto». Dal 2002 scrive per «l’Unità». Ha pubblicato, con Vezio De Luca, “La Roma di Petroselli” (Castelvecchi, 2011)

Ella Baffoni, Il libro nero di Alemanno. Dalla A alla Z tutti i disastri del sindaco di Roma, Castelvecchi, Roma 2012, pag. 188

Luca Menichetti. Lankelot, aprile 2012