Baldanzi Simona

Il Mugello è una trapunta di terra

Pubblicato il: 28 marzo 2016

“Da Barbiana a Monte Sole a piedi. Percorsi di pace tra Toscana e Emilia Romagna” è un libro di Marinella Frascari e Sergio Gardini edito qualche anno fa per i tipi di Tamari montagna edizioni, autentica guida per un trekking sulle orme di luoghi simbolo del nostro paese e della Resistenza. Non a caso un percorso che qualcuno ha denominato il “Sentiero della Costituzione Italiana” e che Simona Baldanzi, indossati i panni fino ad allora inconsueti dell’escursionista, ha portato a termine in sei giorni proprio in compagnia di Marinella e Sergio. Prendendo spunto da questi luoghi familiari, ovvero il Mugello, la breve incursione vicino Fiesole e l’Emilia di Monte Sole, non molto distante da Marzabotto, Simona Baldanzi ha reinterpretato alla sua maniera questa camminata e ne è scaturito un libro che è tante cose insieme. Leggiamo: “E’ tutta lì la forza del camminare: sapere da dove vieni e dove devi andare e tenere insieme le due cose. Perché nella vita di tutti i giorni non è così scontato? Scrivo anch’io la data e poi ‘Da Barbiana a Monte Sole e poi il mio pensiero: Le trapunte di terra da quassù mi scalderanno sempre. Caro Mugello mantieniti in forma” (pag.102).

Diario di viaggio – e quindi “i boschi, la scuola di don Milani e la tomba di Dossetti, le torri e gli orologi, le burraie e le cave, le colline, le montagne” – che nel contempo è anche viaggio nella memoria personale e collettiva. Ancora Don Milani e Dossetti, i mobilifici dismessi, i morti di guerra, lo scempio Tav, in un racconto che rivela, proprio come nel precedente “Mugello sottosopra”, un legame indissolubile di memoria e impegno sociale: “Il lavoro era una specie di magma che negli anni del boom avanzava scomposto, ma inesorabile e cambiava il paesaggio e ne creava uno nuovo. Questo magma ha cambiato anche il Mugello: un patchwork scomposto fatto di grandi opere, autodromo, centrale idroelettrica, palazzine, TAV, capannoni, outlet, MacDonald’s, autostrada, variante di valico, agriturismi, centri commerciali, un grande invaso. Il Mugello ha accettato di tutto e come un camaleonte ha vestito ogni ruolo, si è adoperato in ogni mestiere, ha messo in gioco ogni identità” (pag. 46). Quel tanto da rendere meno retoriche certe domande che effettivamente non hanno una risposta scontata: “Quando è che abbiamo iniziato ad asfaltare per fare la strada veloce, per fare il circuito per le auto più veloci del mondo, per far passare il treno veloce, e perché tutto così veloce e tutto qua? Quando è che il Mugello è cambiato per sempre?” (pag. 52). Ed ecco che camminare diventa appunto un riappropriarsi del territorio (“sono venuta a camminare per riprendermi un po’ di questa terra, per annusare l’odore umido dei boschi e non la solita polvere, la calce, il cemento”), uno spazio di lentezza per tornare a rivivere quanto accaduto nel recente e meno recente passato.

E’ questo viaggio nella memoria – mi si conceda questa espressione un po’ abusata – che occupa gran parte del libro e che mostra forse il maggior pregio di Simona Baldanzi: la capacità di conciliare, senza apparenti forzature, la vocazione di scrittrice e la vocazione di ricercatrice sociale. Tutto sempre con una chiara impronta toscana, mugellana: “andare in culo”, “vociare” ed altre espressioni, forse non proprio da risciacquo in Arno, ci stanno tutte e ci stanno anche bene. Peraltro le vicende del lavoro nel Mugello, e in particolare del mobilificio dell’Emmelunga, scandiscono le pagine del libro quasi dall’inizio alla fine e si inseriscono quasi con naturalezza in un racconto che a rigore dovrebbe rappresentare una camminata appunto da Barbiana a Monte Sole: il precariato di oggi, le speranze di ieri, il retaggio della mezzadria, il boom economico, i tanti lavori inventati al momento come quello di montatore di mobili. In questo viaggio nella memoria collettiva, rappresentata incontrando persone in carne e ossa e non con freddo esercizio intellettuale, le pagine dedicate alla figura di Don Milani (non a caso si inizia da Barbiana) sono forse quelle più felici, dove il prete, andando oltre la retorica che lo ha spesso frainteso, né santino, né sovversivo, e forse in virtù dell’evidente formazione laica di Simona Baldanzi, ci viene rappresentato soprattutto come educatore, come persona che ha indicato una via per emanciparsi da una condizione di povertà ed ignoranza. Condizione che a quanto pare torna ciclicamente e sotto diverse forme, magari dopo un momento di apparente benessere: “Ero stanca di questa terra-cantiere che si trasforma per rimanere sempre come è, che si fa ferire senza un lamento e poi sa bene nascondere le cicatrici vestendosi a festa […] una terra laboratorio dei peggiori esperimenti” (pag. 82). Poche righe che, insieme ad altre, ricordano ancora una volta il micidiale scempio TAV e che, leggendo le parole di un compagno di camminata (“ma adesso non si vede più nulla”), rendono evidente come ancora ci sia tanto da educare e da andare oltre le apparenze. Tornare appunto a posare i piedi per terra, alla lentezza, al camminare. “Mugello è una trapunta di terra”, lo ripetiamo, è letteratura, non un freddo saggio sociologico: ancor più evidente rispetto “Mugello sottosopra”, sintesi di sentimenti personali, collettivi ed impegno civile.

Edizione esaminata e brevi note

Simona Baldanzi (Firenze, 1977), scrittrice italiana. Laureata in Scienze Politiche con una tesi sull’impatto sociale dei cantieri della TAV nel Mugello, ha esordito pubblicando “Figli di una vestaglia blu”(Fazi). E’ autrice di “Bancone verde menta” (Elliot) e di “Mugello sottosopra” (Ediesse).

Simona Baldanzi, “Il Mugello è una trapunta di terra. A piedi da Barbiana a Monte Sole” (collana Contromano), Editori Laterza, Bari 2014, pp. 160.

 Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2014