Bergoglio Jorge Mario

Guarire dalla corruzione

Pubblicato il: 23 giugno 2013

Hanno fatto presto quelli delle Edizioni Missionarie Italiane: appena quindici giorni dopo l’ascesa di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio ecco che sono riusciti a pubblicare “Guarire dalla corruzione”, un articolo dell’allora arcivescovo di Buenos Aires, scritto nel 1991 e poi riproposto in Argentina nel 2005. Se non articolo possiamo pure chiamarlo saggio breve che si traduce comunque in un libretto (appena 64 pagine) non a caso integrato da una postfazione di Pietro Grasso, adesso Presidente del Senato e già Procuratore Nazionale Antimafia. Conosciamo un po’ tutti le reazioni scaturite dall’elezione di Papa Francesco e probabilmente non è questa la sede per discuterne. Certo è che l’elezione di questo pontefice venuto dai “confini del mondo” e poco introdotto nelle camarille della curia romana, da alcuni è stata interpretata come l’estremo tentativo di salvare il salvabile di una Chiesa in profonda crisi morale; dagli irriducibili anticlericali semplicemente come un maldestro restyling in mano ad un altro reazionario.

Non vogliamo adesso entrare nel merito di queste polemiche, ma possiamo constatare fin da ora come alcuni degli atteggiamenti e dichiarazioni del nuovo papa, già tacciato di populismo, non siano affatto piaciute a coloro che in questi anni hanno negato che la Chiesa vivesse un periodo difficile, preda di lotte di potere. Figuriamoci poi sentir parlare di corruzione in un paese come l’Italia. Anche fosse un gioco delle parti, come accusano gli anticlericali che hanno visto in Francesco un utile idiota o un gran furbone, è una constatazione che le accuse infastidite di populismo provengano dalle schiere dei cosiddetti atei devoti e dai cattolici che in questi anni hanno difeso, con tanto di manifestazioni di piazza, sia la famiglia tradizionale sia il bunga bunga, passando per le bestemmie contestualizzate e per un’interpretazione molto disinvolta di legalità e di rispetto del codice penale.  A voler essere precisi la corruzione di cui scrive Jorge Mario Bergoglio, quale mala pianta che ha invaso la politica, l’economia, la società, “e che minaccia anche la Chiesa”, viene analizzata con gli strumenti del Vangelo e quindi, malgrado le parole di Grasso siano molto più orientate all’attualità politica, quale meditazione cristiana, tale da abbracciare una visione estremamente ampia che investe tutti gli ambiti della morale, non limitata alle mazzette di casa nostra o argentine. Ma nel “più ci sta il meno” ed alcune delle argomentazioni di Jorge Mario Bergoglio, che saranno pure riferite innanzitutto alla morale dei cattolici, leggendole con i nostri occhi di italiani che vivono in una Repubblica fondata su inciuci, mazzette e menzogne, sono convinto non possano lasciare indifferenti.

Secondo Bergoglio si deve partire innanzitutto dalla considerazione che c’è differenza tra peccato e corruzione. Mentre il primo è aperto al perdono,  la seconda si deve invece curare come una malattia. Il peccatore in fondo sente il disordine delle sue azioni, mentre il corrotto, arroccato nella sua presunzione di autosufficienza, non vuole affatto mettersi in discussione. Nel Vangelo i  “corrotti” vengono individuati in Erode ad Erodiade ma anche nei farisei, nei sadducei e negli zeloti; mentre Zaccheo, Matteo, la Samaritana, Nicodemo, il Ladrone rappresenterebbero i peccatori, avendo dentro di sé qualcosa che li salvava dalla corruzione. Inoltre il corrotto, contagioso per la società, simula senza remore, magari appare pure educato e rispettoso del prossimo, sempre con una sfacciataggine che nasconde la sua vera natura. Riflessioni che Bergoglio ha riproposto più volte e non è un caso che l’espressione “mondanità spirituale” quale “tentazione più perfida”, ovvero il pericolo più temibile per l’esistenza stessa della Chiesa, si trovi sia in questo suo articolo del 1991, sia nelle sue più recenti dichiarazioni in veste di papa Francesco: “L’anima inizia allora ad accontentarsi dei prodotti che le offre il supermercato del consumismo religioso. Più che mai vivrà la vita consacrata come una realizzazione immanente della sua personalità. Per molti tale realizzazione consisterà nella soddisfazione professionale, per altri nell’esito delle opere, per altri nel compiacersi di sé per la stima di cui sono fatti oggetto. Altri ancora cercheranno nella perfezione degli strumenti moderni di riempire quel vuoto che la loro anima sente rispetto al fine che un tempo cercò e dal quale si lasciò cercare” (pag. 39). Un piccolo libro che – ripetiamolo – non sarà letto con piacere dai tanti personaggi che in questi anni, devoti alla famiglia e a tutte le declinazioni del bunga bunga, hanno cavalcato un’idea del cristianesimo decisamente poco sobria e poco francescana.

Un’altra citazione potrà suggerire al lettore somiglianze con qualcosa o con qualcuno molto vicino a noi: “Il corrotto ha costruito un’autostima che si fonda esattamente su questo tipo di atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, al prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri […] Si meriterebbe un dottorato honoris causa in cosmetica sociale. E il bello è che finisce per crederci” (pag. 10). Parole di un cardinale argentino che ad un nostro concittadino potrebbero pure ricordare quanto scrisse il laico Prezzolini: “L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa”.

Edizione esaminata e brevi note

Jorge Mario Bergoglio – Papa Francesco è nato a Buenos Aires nel 1936. Gesuita, è stato arcivescovo di Buenos Aires dal 1998 fino al 13 marzo 2013, quando è stato eletto Papa con il nome di Francesco.

Jorge Mario Bergoglio, “Guarire dalla corruzione”, EMI (collana Fuori collana), Bologna 2013, pag. 64

Luca Menichetti. Lankelot,  giugno 2013