Cross A.J.

Niente di umano

Pubblicato il: 15 giugno 2014

“Possibile. Di più non saprei dire […] Lasciando da parte quei leggeri sentimenti di inadeguatezza che vengono a furia di vedere CSI, avete qualche altra domanda a cui possa dare risposte certe?. Nel silenzio che ne seguì, Connie ricoprì il cadavere con il lenzuolo verde” (pag. 90). Quel riferimento a CSI, casuale o meno che sia, in realtà ci dice qualcosa del romanzo di A.J. Cross: a fronte del titolo italiano “Niente di umano”, che evoca elementi horror o soprannaturali, forse per compiacere il grande pubblico ancora appassionato alle storie di Patricia Cornwell, bisogna ammettere che l’originale “Art of deception”, ovvero “L’arte dell’inganno”, ci è sembrato molto più coerente con l’indagine della psicologa forense Kate Hanson. “Niente di umano” segue a ruota “Ossa fredde”, dove molti lettori avranno conosciuto per la prima volta la rossa Kate dell’unità delitti insoluti di Birmingham. Quindi un nuovo cold case che presto, con la scoperta di nuovi omicidi, più precisamente di strangolamenti, abbandonerà il “cold” per coinvolgere tutta una serie di personaggi disturbati e disturbanti. La scena del crimine si apre in un vecchio capanno quando due giovanissimi, un delinquentello, che avrà un ruolo fondamentale fino al termine della vicenda, e il suo maldestro e sfortunato compagno, ritrovano sotto delle assi di legno il cadavere di mummificato dell’universitario Nathan Troy, scomparso vent’anni prima. Le indagini sono affidate appunto a Kate Hanson, valente professionista e madre divorziata, coadiuvata per l’occasione da Julian, uno studente che svolge un praticantato all’Udi, da Bernie, esperto e disincantato poliziotto britannico, e da Jo, agente americano che pare avere un’ascendente potente sulla Kate versione femmina.

Da lì a poco torna l’elemento dell’arte, con tanto di inganno, perché Nathan Troy era appunto uno studente di arte, tra l’altro, secondo i genitori e i vecchi amici con una vita senza ombre e dotato di solidi valori morali. Tant’è altre persone legate a lui risultano scomparse ed altre ancora si dimostrano reticenti se non profondamente ambigue. Tra queste uno suo ex docente, il celebre pittore e professor Henry Levitte, padre di Cassandra, ragazza psicologicamente disturbata con la quale aveva avuto a che fare Troy, e marito dell’altrettanto ambigua Theda. L’indagine si svolge mettendo sotto la lente d’ingrandimento le vicende di un recente passato che di giorno in giorno si rivela essere sempre più torbido e, svelando le perversioni di insospettabili, risulta nettamente nelle corde di una professionista come Kate Hanson: alla fine, da brava psicologa criminale, troverà il bandolo della matassa anche grazie all’analisi verbale di un interrogatorio apparentemente lineare e privo di drammaticità. “Niente di umano”, o forse per meglio dire “Art of deception”, quale prodotto d’intrattenimento, al netto di una scrittura corretta e di un approfondimento psicologico dei personaggi ancora superficiale, lo possiamo giudicare innanzitutto per la qualità della sua trama, e da quel lato non ci possiamo troppo lamentare: peraltro, e non guasta, una volta tanto si sta parlando di un moderno poliziesco ad enigma con colpo di scena finale, favorito da tutta una serie di false piste e inganni ben congegnati. Ma non è questo il solo elemento che il grande pubblico probabilmente potrà apprezzare nel romanzo di A. J. Cross. La storia di Kate Hanson, seppur priva di grandi momenti di azione e dove i ragionamenti della psicologa ricoprono un ruolo predominante, ricorda davvero un serial come CSI: quasi non ci si accorge dell’ambientazione britannica, le vicende personali della psicologa, madre divorziata, incerta se rimettersi in gioco con il Joe di turno, dubbiosa se dedicarsi a tempo pieno alla docenza universitaria, i contrasti con un ispettore capo ignorante ed ottuso, gli altri colleghi alle prese con storie personali ancora ben lungi dall’essere definitive, rendono “Niente di umano – Art of deception” autonomo e perfettamente leggibile anche senza conoscere il precedente “Ossa fredde”; ma nel contempo rivelano il romanzo come una sorta di episodio di una storia ancora più complessa che si dipana tra le indagini professionali e la vita privata della protagonista. Appunto come se si trattasse di un serial nemmeno troppo trasgressivo; di cui in qualche modo si possono cogliere pregi e difetti. Pensiamo da un lato come la positività di Kate Hanson e dei suoi amici risulti nettamente contrapposta alle perversioni degli indagati e poi dei colpevoli; senza dimenticare ancora come l’elemento psicologico appaia dominante rispetto tutti gli altri aspetti potenzialmente “horror” e sanguinosi. La conclusione è presto detta: “Niente di umano”, a dispetto del titolo, ha poco del noir e semmai lo potremmo definire un poliziesco nel contempo classico, per la struttura ad enigma, e moderno per tutto quello che può ricordare i più famosi serial come CSI.

Edizione esaminata e brevi note

A.J. Cross, è criminologa e psicologa forense. Per questo motivo ha scelto di firmare i suoi romanzi con uno pseudonimo. Si occupa soprattutto di testimonianze di minori e di reati a sfondo sessuale, collaborando come consulente nei tribunali e nelle strutture di assistenza sociale di Birmingham. “Niente di umano” è il suo secondo romanzo, sequel del bestseller “Ossa fredde”, uscito per Giunti nel 2012.

  1. J. Cross, “Niente di umano”, Giunti Editore, Firenze 2014, pag. 512. Traduzione di Annalisa Di Liddo.

Luca Menichetti. Lankelot, giugno 2014