Autori Vari

Difendere la Costituzione

Pubblicato il: 19 agosto 2017

Poco prima del 4 dicembre 2016 sono stati pubblicati innumerevoli libri dedicati al progetto di riforma costituzionale Renzi-Boschi, molti di più rispetto quanto avvenuto al tempo dei referendum del 2001 e del 2006: evidentemente il significato politico della consultazione e l’impianto della riforma che, secondo noi, avrebbe portato a compimento l’involuzione della nostra sempre più malata democrazia, ha contribuito a scatenare un acceso dibattito anche mediante pubblicazioni specialistiche o meramente propagandistiche. All’indomani dell’esito – fortunatamente – infausto del referendum, non è che l’argomento della Costituzione secondo la vulgata Renzi-Boschi sia venuto meno: altri libri per altre analisi su quali potranno essere davvero le riforme utili all’Italia, e su cosa ha voluto dire questa contrapposizione tra difensori della Costituzione repubblicana e sostenitori del “meglio cambiare che stare fermi”. “Difendere la Costituzione”, edito a cura del professor Marco Severini per celebrare i sei anni di vita dell’Associazione di Storia contemporanea, malgrado il titolo possa far pensare ad una sorta affiliazione al “comitato del No”, ha inteso invece affrontare dei temi più generali e apparentemente meno legati all’attualità della Renzi-Boschi.

Otto tra giuristi, storici e parlamentari, in base alle loro sensibilità e interessi, hanno infatti risposto ad una domanda (la leggiamo esplicita in quarta di copertina): “contro chi e da parte di chi va difesa la Costituzione della Repubblica Italiana entrata in vigore il 1° gennaio 1948?”. Da qui i contributi di Giovanni Di Cosimo, Luca Frontini, Marco Severini, Lidia Pupilli, Rita Forlini, Giorgio Godi, Irene Manzi, Beatrice Brignone. Il primo, ordinario di Diritto costituzionale, scrivendo che “La Costituzione repubblicana è un sofisticato strumento di difesa delle persone” (pp.9) sembra evocare le tesi della politologa Nadia Urbinati che nel suo “La vera seconda Repubblica” ha demolito gran parte della “narrazione” renziana sulla velocità applicata al diritto e ci ha ricordato l’autentica funzione delle costituzioni: un limite al potere. Del resto lo stesso Giovanni Di Cosimo, anche in questo suo breve intervento, pur con molto garbo non ha lesinato critiche all’impianto della Renzi-Boschi. Il professor Frontini è poi l’autore di “Il riformismo costituzionalmente necessario. Come e perché la Repubblica democratica è fondata sul lavoro”. Il professor Marco Severini in “Storie di quotidiana regressione civile”, nel narrare episodi di ordinaria inciviltà e di “ricorrente assenza di memoria storica” (pp.35), ha insistito sull’importanza dell’associazionismo, “uno dei pochi pilastri su cui oggi si regge la società italiana” (pp.46). La professoressa Lidia Pupilli ha ricordato la figura di Giuseppe Chiostergi e quanto è stato fatto per la valorizzazione dell’archivio intitolato al costituente repubblicano. Gli insegnanti Rita Forlini e Giorgio Godi sono autori rispettivamente di contributi dai titoli molto eloquenti: “Percorsi femminili: dalla Costituente ai giorni nostri” e “Ripudiare ovvero la guerra fa schifo”.

A conclusione, dopo questi excursus più propriamente storici, l’articolo dell’onorevole renziana Irene Manzi, “Tutto andrà perduto come lacrime nella pioggia?”, e quello della civatiana Beatrice Brignone, “Un patrimonio da non disperdere”: maggioranza e opposizione a confronto su di un progetto di riforma costituzionale che ha diviso l’elettorato come mai è successo nella storia repubblicana. L’effetto della politicizzazione, intesa come sostegno o meno ad una momentanea maggioranza parlamentare, ha quindi dato i suoi frutti il 4 dicembre 2016; anche se rimane dubbio che gran parte dell’elettorato favorevole o contrario alla Costituzione targata Renzi-Verdini non abbia davvero capito su cosa andava a votare. Del resto non sono argomenti facili e di immediata comprensione per nessuno. Molti di noi, intenti a studiare il testo della riforma, si trovavano magari nelle università e hanno avuto la possibilità di partecipare a gruppi di studio dedicati. Soltanto che spesso, quando la lettura si è interrotta di fronte agli svarioni logici e lessicali, immaginando cosa sarebbe potuto capitare con la costituzione renziana vigente, i gruppi di studio si son presto trasformati in gruppi di preghiera.

Infatti, sarà che siamo inossidabili antirenziani, leggendo l’intervento dell’On. Manzi permane il dubbio che gli stessi fautori della riforma non abbiano capito o non abbiano voluto capire cosa conteneva davvero il testo licenziato dal Parlamento. O peggio: che l’abbiano capito ma si siano dati ad uno storytelling utile soltanto alla propria parte politica. Il fatto che sia stato scritto della Costituzione come argine del populismo, quando poi la riforma costituzionale è diventata un evidente esercizio di “populismo di governo” (cit. M. Revelli), effettivamente non fa pensare benissimo. Considerazioni del tutto antitetiche quelle dell’On. Brignone: la riforma come “pretesto su cui li presidente del Consiglio chiedeva un voto su di sé e, quindi, di fatto, un plebiscito” (pp.92). Siccome poi dall’intervento dell’On. Manzi si coglie la speranza di tornare ad una Costituzione del tipo Renzi- Boschi (“Non rinviando di altri dieci anni”) –  senza che siano stati messi in discussione, tanto per fare un esempio, aspetti davvero discutibili tipo le disposizioni dell’art. 100 C. e art. 103 C. (normativa totalmente ignorata dalla riforma renziana) – credo che molti di noi una risposta alla domanda iniziale, “contro chi e da parte di chi va difesa la Costituzione della Repubblica Italiana?”, se la siano già data.

Edizione esaminata e brevi note

Marco Severini (1965) insegna Storia dell’Italia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata. È autore di numerose pubblicazioni di cui alcune in lingua straniera, che trattano aspetti politici, civili e culturali dell’età contemporanea. Ha iniziato a svolgere attività di ricerca storica all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, occupandosi di storia e storiografia politica dell’età risorgimentale e contemporanea. Ricercatore confermato, è professore aggregato dal 2006. Dal 2012 insegna Storia dell’Italia contemporanea. Ha fondato (2011) e presiede l’Associazione di Storia Contemporanea.

Associazione di Storia Contemporanea, “Difendere la Costituzione”, a cura di Marco Severini, Zefiro edizioni (Collana: I marchi di Krzysztof), Fermo 2017, pp. 104.

Luca Menichetti. Lankenauta agosto 2017