Deliolanes Dimitri

La sfida di Atene. Alexis Tsipras contro l’Europa dell’austerità

Pubblicato il: 1 febbraio 2015

All’indomani delle elezioni in Grecia la Fandango ha pubblicato “La sfida di Atene. Alexis Tsipras contro l’Europa dell’austerità”, un libro scritto chiaramente poco prima del trionfo elettorale di Syriza. Operazione commerciale e platealmente furba? Possiamo anche interpretarla così, ma questo non vuol dire che la lettura del saggio di Dimitri Deliolanes non ci possa dire qualcosa di interessante, considerando oltretutto che i media di tutto il mondo in questi ultimi anni hanno spesso puntato la loro attenzione sugli scontri, di certo non soltanto teorici, tra i fautori dell’austerità, del rigore finanziario e coloro che ritengono invece queste politiche un’autentica iattura e responsabili di inenarrabili sofferenze. Lo scenario è noto: la Grecia devastata da una recessione micidiale, milioni di disoccupati, famiglie impoverite, denutrizione, la classe media allo stremo, “fabbriche chiuse, negozi deserti e immobili deprezzati in svendita”. A fare da contraltare un’oligarchia di privilegiati che non ha conosciuto alcuna crisi ed anzi ha cinicamente approfittato della situazione per saccheggiare tutto quello che poteva. E’ in questo contesto di scontro sociale senza precedenti, dove i nazisti di Alba Dorata sguazzano a meraviglia, che Syriza, la Coalizione della Sinistra Radicale, ha sbaragliato i partiti che fino ad ora hanno avuto responsabilità di governo, votata non tanto per motivi ideologici ma perché ultima spiaggia e perché costituita appunto da candidati non compromessi col più recente regime partitocratico. Il libro, proprio perché scritto prima delle elezioni, per fortuna ci ha risparmiato il fiume di parole dei nuovi fan di Alexis Tsipras che in Italia, da sinistra a destra, si sono spellati le mani per magnificare i risultati scaturiti dalle urne greche. Chi ha memoria ricorda che gli stessi, fino a pochi mesi prima, paventavano l’ascesa del populismo e del radicalismo di Syriza; ma – lo sappiamo bene – da noi funziona così. Pace poi per i nostri militanti di sinistra sinistra (forse un po’ patetici?), quelli che hanno dato l’assist ad una riuscitissima battuta di spinoza.it: “Il trionfo di Tsipras in Grecia è il più grande successo della sinistra italiana dai tempi di Zapatero in Spagna. [miguel mosè]”. Velo pietoso sui renziani (forse un po’ ipocriti?) e su alcuni partiti di destra (affetti da labirintite?) pronti anche loro a spellarsi le mani per il successo del giovane Tsipras. Il fatto è che l’Italia nel libro di Deliolanes, giornalista che lavora nel nostro paese da almeno trent’anni, in qualche modo sembra essere molto presente. L’autore non fa mistero di avere stima del leader di Syriza, ma per fortuna non siamo di fronte ad una mera sviolinata od alla rappresentazione semplicistica di una Grecia senza peccati che combatte alla stregua di Davide contro Golia. Gran parte del libro è infatti dedicato alla malapolitica che ha preceduto la crisi e la politica della Troika potrà essere stata considerata controproducente, cinica, un veleno e non una medicina, ma certo non la causa primaria di quello che è successo. Il racconto è quello di anni ed anni di corruzione a tutti i livelli, di un sistema fatto di tanti partiti e partitini, di un connubio ambiguo tra destra e sinistra, di un liberismo straccione e fasullo spacciato per riformismo, di privatizzazioni truffaldine che di fatto hanno socializzato i passivi e hanno arricchito soltanto pochi privilegiati, oltretutto portando il debito pubblico alle stelle. Vengono citati ad esempio alcuni enti nati e foraggiati in maniera a dir poco oscura: “è totalmente controllato da governi e società straniere, pesa sulle casse dello stato greco e sta gestendo in base a criteri sconosciuti la sorte dei beni pubblici greci. Anche i risultati della sua attività sono dubbi: non c’è neanche una privatizzazione promossa dall’Hradf che possa essere considerata un affare per il paese” (pag.33). E poi la situazione dell’informazione e dei media: “Capita infatti che i proprietari delle emittenti private siano gli oligarchi che fanno business col governo. Lo scambio è molto semplice e chiaro e va avanti da sempre: la televisione offre al governo visibilità e consenso e il governo provvede ad indirizzare verso l’oligarca di turno buona parte delle risorse pubbliche, sotto forma di appalti, di forniture o di immunità fiscale” (pag. 27). Tutto questo vi ricorda qualcosa? A noi si. Anche il nostro Paese è messo molto male e difatti il futuro premier greco, interpellato da Deliolanes, ci ricorda in relazione alla politica della Troika: “Se la Grecia sarà espulsa dall’eurozona, allora i mercati si metteranno alla ricerca della prossima vittima che potrebbe essere l’Italia, a causa del suo enorme debito pubblico, oppure la Spagna” (pag. 14).

Tsipras è diventato quindi il campione di coloro che auspicano una soluzione keinesiana e non monetarista del problema del debito (al netto di sperperi insensati tipo sistema Tav versione Lunardi e cementificazioni che invece creano sempre più passivi); ma la sua storia, come testimonia Deliolanes, è piuttosto sorprendente. Da contestatore e militante di un piccolo partito movimentista il nuovo leader greco negli anni avrebbe modificato molti dei suoi atteggiamenti, proponendosi sempre più come esponente di una sinistra che, seppur radicale, intende mostrare concretezza, portatrice di una proposta politica a lungo termine e non solo di protesta, un approccio poco ideologico ai problemi, pragmatica ed addirittura nazionale. Al punto da rivedere recenti posizioni sull’immigrazione e sulla sicurezza, non più declinate con fare buonista e lassista. Tsipras, almeno da come la racconta  Dimitri Deliolanes, risulta infatti aver passato un bel po’ di problemi proprio a causa dell’area internazionalista del suo partito, quella che vede il mondo in bianco e nero, ancora diviso tra proletari e capitalisti. Non a caso una delle sfide che attendono il nuovo premier sarà quella di conciliare le diverse anime di Syriza, tra ex Pasok e massimalisti più intransigenti: “il leader del partito ha avviato un lento ma costante aggiustamento della linea del partito per incontrare le richieste di chi ha votato ma soprattutto non ha ancora votato Syriza. Piano piano ma sempre più chiaro, accanto alla parola “popolo” si comincia ad accostare anche la parola “patria” e perfino “nazione” (pag.114). Una scelta tacciata di opportunismo da molti compagni più ortodossi e che spiega perché Deliolanes si sia dilungato a raccontare la storia, estremamente complessa e sanguinosa, dei partiti comunisti greci, settari, nati senza l’apporto di intellettuali alla Gramsci, e tra i quali il Kke risulta aver sempre rivendicato un’ideologia vetero-sovietica e stalinista: uno dei motivi, forse il principale, perché non è stata contemplata alcuna coalizione di governo tra Syriza e i comunisti più ortodossi.

L’autore del libro, come abbiamo detto, non fa mistero di riporre molta speranza in questa nuova sinistra radicale, pur nella consapevolezza che Tsipras è leader di una coalizione fatta anche di personaggi meno pragmatici di lui, ancora nostalgici di una politica carattetizzata da settarismo e manicheismo. Un pragmatismo questo di Tsipras che sarà presto messo alla prova e che paradossalmente potrebbe pure andare d’accordo con certi rigurgiti stalinisti. La questione Ucraina, tanto per capirci, è già all’ordine del giorno del nuovo governo, mentre Deliolanes non ha approfondito più di tanto: “Per Tsipras la Grecia deve attivarsi per soffocare l’emergenza di focolai nazionalisti e irredentisti nei Balcani e in particolare difendere i greci del Ponto, che pochi giorni prima avevano subito un attacco nel loro villaggio fuori da Mariupol, in Ucraina. La polemica implicita era rivolta verso il leader del Pasok e ministro degli Esteri [ndr: Venizelos] che si era affrettato a riconoscere il regime di Kiev, astenendosi dal chiedere garanzie per la numerosa comunità di greci da secoli residenti in zona. La Grecia aveva anche aderito senza battere ciglio alle sanzioni contro Mosca, subendo un gravissimo danno alle sue esportazioni nel settore agroalimentare” (pag. 118). Si dice che oggi Atene, in cerca disperata di finanziamenti, possa cedere alle lusinghe di Putin e così, già ben predisposta nei confronti del vicino russo, barattare aiuti economici con il suo veto ad iniziative pro Ucraina. Staremo a vedere, ma sicuramente sarà una delle questioni che mostreranno se siano ancora esistenti certi riflessi pavloviani della sinistra radicale, che ha molto presenti i principi di eguaglianza, ma che a volte (o spesso) sembra avere ancora problemi quando si parla di libertà e pochi scrupoli quando si tratta di aver a che fare con satrapi e dittatori (anche se “democratici”). Molto più rassicuranti le parole di Tsipras che si congeda da Dimitri Deliolanes: “Noi siamo pronti, abbiamo un progetto realistico, abbiamo la volontà e non faremo passi indietro. Ecco, forse così una via d’uscita dal labirinto potremmo anche trovarla. Non solo per noi greci, ma per tutta l’Europa” (pag. 188).

Edizione esaminata e brevi note

Dimitri Deliolanes, è un giornalista greco. È il corrispondente per il canale televisivo greco Ert in Italia. Ha pubblicato: “Come la Grecia. Quando la crisi di una nazione diventa la crisi di un intero sistema”(Fandango, 2011), “Alba Dorata. La Grecia nazista minaccia l’Europa” (Fandango, 2013).

Dimitri Deliolanes,“La sfida di Atene. Alexis Tsipras contro l’Europa dell’austerità”, Fandango Libri (collana Documenti), Roma 2015, pag. 190.

Luca Menichetti. Lankelot, febbraio 2015