De Silva Amleto

Degenerati

Pubblicato il: 20 gennaio 2016

“E se una volta metrosexual era sinonimo di ricchione accovato, oggi, purtroppo, metrosexual vuol dire proprio metrosexual” (pp.45). La citazione tratta da “Degenerati” non sarà il massimo dell’eleganza ma ci mostra come Amlo-Amleto De Silva ha voluto trattare quella gran parte dell’umanità che, ad esempio, tra le tante alternative avvilenti, ha scelto di vivere dominata dai social network, compiacendosi della propria mediocrità: il ritratto di una specie umana che, secondo Amlo, fa come i gamberi e sta tornando a livelli scimmieschi. Ma non solo: “una specie che si depila le sopracciglia può discendere, in linea diretta, o indiretta, al massimo da un pompelmo”. Insomma, una varietà evolutiva davvero notevole che mostra alcuni tratti comuni nella propensione alla schiavitù volontaria e a un’esistenza irragionevole. Tutto questo in un libro, forse molto pensato – Amlo scrive ” me lo porto dentro da quando ero piccolo” – ma che poi viaggia a ruota libera nel delineare la diagnosi di una malattia soprattutto italiana e una terapia d’urto a base di guasconeria. Difatti, se in prima battuta possiamo leggere i “Degenerati” come uno dei tanti vademecum sarcastici dove impera critica sociale, umorismo e meditata cattiveria (il tutto infarcito di eloquenti espressioni campane), le medicine proposte da De Silva risultano aver molto a che fare con eroi letterari e autori che partono dal Cyrano di Rostand, e arrivano a Kurt Vonnegut e Bianciardi. Anzi proprio quest’ultimo viene citato come precursore di una rivoluzione sostanzialmente incruenta, magari con l’aiuto di “mille uomini che parlavano a voce alta, che arrivavano in ritardo agli appuntamenti: mille uomini soli, ma con la testa alta e nessuna voglia di obbedire a un mucchio di cretinaggini degenerate” (pp.85). In pratica l’idea di De Silva è che ci si possa salvare con tante piccole guasconate, contrapponendo al fare chiassoso dei “degenerati” (alla loro maniera sono chiassosi anche loro) un altro tipo di chiasso, del tutto spiazzante. Discutibile o meno quanto contenuto in “Degenerati” non è soltanto il ritratto disinibito e sboccato dell’Italia più serva e banale, che gioisce dell’apparenza e sprofonda volontariamente nelle abitudini meno convenienti e più disturbanti (“quando sento puzza di marketing smetto immediatamente di fidarmi”), pamphlet che, a suo modo, si inserisce nel filone inaugurato da Fruttero e Lucentini; possiamo leggere il libro anche come viaggio nella memoria, interpretazione eterodossa del Cyrano alla stregua di “metodo” (“per salvarsi la vita in un mondo di idioti”) e proprio come personaggio letterario. Da questo punto di vista, tra una sfanculata e l’altra, del tutto coerente il ricordo di personaggi come Mario Giobbe, Ferdinando Russo e Roberto Bracco.

Quest’ultimo, nemmeno antifascista conclamato ma colpevole di non essersi adeguato alle parole d’ordine del ventennio, per lunghi anni rimase ai margini della vita pubblica, intransigente nel difendere quella che riteneva essere la propria dignità di uomo libero. Un’intransigenza che De Silva intende come guasconeria e che, nel caso di Bracco, si è rivelata anche al termine della sua esistenza quando ormai la dittatura era agli sgoccioli ed erano iniziati i riposizionamenti di politici e intellettuali: di fronte alle ultime blandizie del potere, alla pretesa di un gesto di cortesia in cambio di un aiuto economico, ecco che lo scrittore napoletano rispose urlando “i miei anni di esilio nella mia patria sono la mia gloria” (pp.106). La degna fine, sempre secondo De Silva, di un uomo orgoglioso – non a caso autore della prefazione all’edizione del Cyrano 1907, tradotta da Mario Giobbe – che evidentemente aveva fatto propria la lezione del personaggio di Edmond Rostand. Il Cyrano che, con la sua scarsa attitudine al compromesso, diventa la bandiera di tutti coloro che vogliono contrastare i “degenerati”, una vita priva di ideali e all’insegna della massificazione e della compiaciuta cretineria, viene inteso in maniera probabilmente eterodossa, spogliato di nevrosi e di molti altri luoghi comuni. In pratica un pamphlet che riesce a toccare temi propri della critica letteraria. Con De Silva leggiamo di una guasconeria in qualche modo nobile, tutt’altro che ridicola, per lo più riferita a un Cyrano che sa di dover affrontare la vita senza mai abdicare alla ragione e al sentimento: nulla a che vedere con la caricatura del nasone complessato. Così “la guasconeria gli permette, tramite il rifiuto del mondo così com’è, di esaltare, con le sue scelte, quello che altrimenti sarebbe una mediocrità insopportabile […] basta rinunciare a essere degenerati, basta abdicare a un po’ di sentire collettivo” (pp.163).

Edizione esaminata e brevi note

Amleto De Silva, in arte Amlo, è nato a Napoli, cresciuto a Salerno e vive a Roma. Ha esordito come vignettista su “Cuore”, poi su Smemoranda e altri, vincendo il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi. Autore teatrale con Enrico Montesano, blogger (www.amlo.it), ha pubblicato i romanzi “Statti attento da me” e “La nobile arte di misurarsi la palla” con Roundmidnight. Sue vignette e battute in “La classe è invasa dal principio d’inerzia” per Kowalski e “Carognate di Natale” per Gremese. Cura le rubriche Spoiler, Playlist e On Writing, per TvZap e Ilmiolibro.it.

Amleto De Silva, “Degenerati. Il metodo Cyrano per salvarsi la vita in un mondo di idioti “, LiberAria Editrice (collana Metronomi), Bari 2015, pp. 166.

Luca Menichetti. Lankelot, gennaio 2016