Marrone Gianfranco

Stupidità

Pubblicato il: 9 dicembre 2012

La quarta di copertina o il cosiddetto “piatto” in genere è la carta d’identità di un libro, a volte pretesto per eccedere in elogi. Nel caso dell’opera di Gianfranco Marrone temo però che sia stato evidenziato un aspetto forse secondario, che non assimila affatto “Stupidità” ad alcuni noti best seller. Leggiamo: “l’autore conduce una riflessione sul senso della stupidità, sullo spazio che ha nella vita di ognuno, sulle ambiguità di cui si nutre, proponendone una piccola fenomenologia sociale. Antidoti? Qualcuno sicuramente sì. Prima regola: non sentirsi troppo intelligenti”. In realtà il libro di Marrone è incentrato soprattutto sulla ricerca delle radici filosofiche e letterarie della cosiddetta stupidità, con ampie citazioni da Flaubert, Musil, Adorno, Deleuze, Barthes, Sciascia, Eco; e, malgrado il riferimento ad un “antidoto”, certamente non è un manuale di buone maniere e tanto meno un testo di sociologia spicciola tipo Alberoni. Il problema della stupidità viene posto al centro di questioni di ampia rilevanza teorica, a partire da una non facile definizione. Un brano da “La prevalenza del cretino” di Fruttero e Lucentini subito delimita il tema e poi, di citazione in citazione, si giunge alla fondamentale distinzione proposta da Musil, ovvero la stupidità “onesta e schietta […] un po’ dura di comprendonio” e poi quella più pericolosa, la “stupidità intelligente”, intesa come “il fallimento dell’intelligenza, che si è arrogata compiti non suoi, in cultura, falsa cultura, cultura che si è costituita su false basi, sproporzione tra i contenuto e il vigore della cultura”.

In questo senso Marrone sottolinea più volte come la definizione di stupidità sia stata condizionata, piuttosto che dall’osservazione oggettiva di uno stato di coscienza, da un fatto culturale. Se “in origine c’è l’idiota del paese”, con l’avvento della società borghese vengono meno le certezze di chi poteva riconoscere il Giufà della situazione come altro da sé. Poi “con lo sviluppo e l’esaurirsi della modernità quest’incapacità di tenere distinti il sé e l’altro, arrivano al parossismo […] Lo stupido postmoderno non è più isolabile perché è dappertutto, si identifica nella società nel suo complesso. Stupido non è più chi trasgredisce le regole, o chi non conoscendole cade nell’errore, ma è la regola stessa […] Questi tre momenti fanno riferimento a personaggi tipici che la letteratura e, in generale, la cultura hanno costruito per rappresentare e comprendere la stupidità e i suoi misteri” (pag. 17). Adesso poi con gli studi sull’intelligenza artificiale, si ridimensiona la stessa dialettica tra intelligenza e stupidità, portando ad “rimescolamento delle carte in gioco, contribuendo a eliminare una grande quantità di pregiudizi intellettualistici consolidati”. Comunque sia, nonostante questi aspetti più strettamente filosofici e sociologici, mi pare che Marrone abbia rivolto un’attenzione ancora maggiore alla letteratura e da qui partire per analisi più brevi ma di più ampio respiro e rivolti alla società in generale.

“Il Pendolo di Foucault” di Umberto Eco, ad esempio, è uno dei testi che meglio si sono prestati alle considerazioni di Marrone: “Se “Il nome della rosa” è la storia di un ragionamento efficace che, dopo qualche perplessità, guida un’indagine poliziesca sino alla soluzione veritiera, “Il Pendolo di Foucault segue l’itinerario opposto: mostra i modi e i meccanismi per cui dalla lucidità si possa passare, quasi senza avvedersene, al più sfrenato delirio. E’ la storia della stupidità vittoriosa […]”. L’autore che però viene maggiormente analizzato, in relazione al tema dell’intelligenza e della sua assenza, è Leonardo Sciascia (già citato col Giufà di “Il mare colore del vino”) scrittore al quale viene attribuita un’implicita teoria della stupidità di carattere narrativo. Si parte quindi dal “Cavaliere e la morte”, pubblicato proprio nello stesso periodo del “Pendolo di Foucault”, nel quale un meccanismo “stupido” genera ulteriori imbecilli e dove sicuramente la strategia del Complotto ha che fare con la stupidità. E poi indietro con “A futura memoria” e con “A ciascuno il suo”, dove il paese siciliano teatro della vicenda sembra “sia frequentato da una massa di insopportabili cretini o – ma è lo stesso – che in quel luogo la gente usi tacciare amici e conoscenti di insana stupidità ad ogni minimo segnale di défaillance intellettuale, morale o fisica […] Ma la stupidità invade anche lo spocchioso e l’intransigente, lo scocciatore, il presunto intelligente”. Rimane il fatto che, al di là dei personaggi presenti nei romanzi e racconti, secondo Sciascia la vera stupidità, quella autenticamente malsana, è rappresentata dal fanatismo e sta nell’ostinazione sviscerata verso una e soltanto una delle possibili posizioni di un contrasto politico. Marrone, grazie alla lezione proprio di Sciascia, conclude riflettendo che alla fin fine le assiologie rischiano di diventare loro stesse stupide, a cominciare proprio dall’opposizione stupidità-intelligenza, che invece può generare ulteriori stupidità. Per ovviare al rischio del culto dell’intelligenza come copertura della stupidità c’è una soluzione, ben conosciuta da Flaubert, Musil, Valéry, Brancati, Savinio, Barthes: la letteratura, ovvero il cedimento ad una fascinazione per un certo tipo di stupidità, nella consapevolezza che sono molto meglio “i bei cretini di una volta, a loro modo sinceri e innocui, piuttosto che gli imbecilli adulterati di oggi, ben più subdoli e pericolosi”.

Edizione esaminata e brevi note

Gianfranco Marrone (Palermo, 1959), è un semiologo e saggista italiano. Insegna Semiotica all’Università di Palermo, collabora con diversi giornali. Si occupa di linguaggi, discorsi e media nella cultura contemporanea, analizzando fenomeni diversi come il giornalismo e la fiction televisiva, lo spazio della città e le tecnologie comunicative, la gastronomia e la corporeità, la comunicazione di marca e l’ideologia naturalista. Tra i suoi libri: Il sistema di Barthes (1994), Corpi sociali (2001), La Cura Ludovico (2005), L’invenzione del testo (2010), Addio alla Natura (2011).

Gianfranco Marrone, “Stupidità”, Bompiani (collana Assaggi e Passaggi), Milano 2012, pag. 176

Luca Menichetti. Lankelot, dicembre 2012