Carbone Rocco

Il padre americano

Pubblicato il: 30 novembre 2011

Amo Rocco Carbone e non mi aspettavo di poter leggere un suo nuovo romanzo. Quando tra le uscite autunnali di Cavallo di Ferro ho notato la presenza di “Un padre americano” ho sospettato si trattasse di un caso di omonimia. Mi sbagliavo. E’ stato pubblicato, con mia enorme gioia, un romanzo inedito di Rocco Carbone. Con la sua morte, verificatasi a seguito di un incidente nel 2008, è venuto a mancare uno degli autori italiani più interessanti e validi degli ultimi anni. Ma questo l’ho scritto anche altrove e non sono l’unica ad affermarlo.

Non so con esattezza chi abbia rinvenuto questo romanzo e dove fosse finito, so solo che ho provato una grande commozione nell’averlo tra le mani. L’ho letto con tutta la passione che provo per uno scrittore di cui, immagino, non potrò leggere altro.

“Il padre americano” è fondamentalmente un viaggio. Un viaggio nello spazio e nel tempo. Antonio, protagonista della storia e palese alter ego di Carbone, è un cinquantenne, professore universitario specializzato in Letteratura italiana dell’800. Il suo viaggio negli Stati Uniti prende il via fin dall’incipit: “Dopo una certa età è difficile ad un uomo non dare ragione a una donna giovane e bella. Fu per questo motivo che mi lasciai convincere da Mirta a partire con lei il giorno stesso del funerale di mio padre“.

Il viaggio di Antonio, però, è anche un viaggio nella memoria. L’uomo ricorda e racconta la sua infanzia in Calabria e la precoce imposizione di trasferirsi a Roma per proseguire gli studi. Il padre, magistrato, temeva che qualcuno potesse fargli del male se fosse rimasto a Reggio per cui Antonio, giovanissimo, è costretto a stabilirsi nella capitale. La Calabria descritta da Carbone è una terra senza Stato, popolata da gente priva di scrupoli e senza cultura che il padre gli descrive con amarezza: “è l’unica soluzione, prima che venga distrutto. Prima che uomini ignoranti e privi di scrupoli riescano a mettere le mani anche su questo – disse alzando un braccio e indicando il paesaggio circostante. – Tu non sai quante case abusive si stanno cominciando a costruire. E dietro ognuna di queste costruzioni, in modo più o meno diretto, c’è la loro mano. Quando avranno distrutto tutto ciò, il bene più prezioso che abbiamo, quando avranno devastato la costa e inquinato il nostro mare, allora potremo dire che hanno vinto veramente loro. Ma io spero che questo non accadrà, soprattutto per te, per il tuo amico Luigi, per tutti quelli che come voi hanno ancora una vita davanti“.

Antonio è un ragazzo tenace, metodico e molto capace. Studia con profitto ma non ha molti amici. Fatta eccezione per Ernesto, un giovane iscritto alla facoltà di Lettere che non ha alcuna intenzione di studiare e laurearsi. Ernesto sembra essere l’esatto opposto di Antonio e probabilmente proprio per questo è destinato a divenire il suo migliore amico.

Mentre i flash back ci portano a recuperare numerose reminiscenze, Antonio va avanti nel suo viaggio americano con Mirta, una ragazza bella ma capricciosa e vagamente irritante. Non a caso il rapporto tra i due si logora velocemente tanto che Antonio la lascia sull’aereo del ritorno scegliendo impulsivamente di concedersi ancora un po’ di tempo da trascorrere negli States. Proprio l’occasione giusta per andare ad incontrare la comunità calabrese che vive a New York.

Suo padre gli ha parlato sommariamente di quelle persone. Nel periodo in cui, ormai vedovo da tempo ed incapace di badare a se stesso, il vecchio magistrato ha abitato nell’appartamento romano di suo figlio, i due hanno potuto parlare e raccontarsi un po’ di più. L’anziano, arrivato in una città per lui troppo grande e troppo caotica, ha iniziato dopo qualche tempo a dare segni di degrado mentale preoccupanti. La senilità, come accade a molte persone di età avanzata, lo aveva indotto a sentirsi spiato da nemici immaginari ma anche a menzionare un viaggio in America di suo padre. Il nonno di Antonio, quindi, era rimasto negli Stati Uniti per cinque anni anche se, in famiglia, nessuno aveva mai parlato di tale impresa. Incontrare i calabresi americani, ora, significa per Antonio capire e conoscere qualcosa in più su suo nonno. Il padre di suo padre, quel “padre americano” che troviamo nel titolo del libro.

Terminare la lettura di questo romanzo mi ha intristita. Mi è dispiaciuto arrivare alla fine del libro perché avrei voluto continuare ad immergermi ancora per un po’ nei luoghi e nella scrittura di Rocco Carbone. Il suo stile è sempre elegante, misurato, composto. Un incedere che, anche in questo caso, non posso fare a meno di ammirare. La scelta di montare la storia accostando un pezzo dopo l’altro, senza alterazioni e senza inutili orpelli stilistici, ha dato alla lettura de “Il padre americano” un ritmo perfetto. Tutti gli episodi hanno trovato la loro giusta collocazione rispettando esattamente l’economia della storia. Anche la vecchiaia, la malattia, il dolore e la morte trovano la loro logica, il loro naturale compimento. “Il padre americano” sembra una storia semplice, tutto sommato. Ma dietro e dentro a tanta apparente semplicità c’è un talento speciale ed irripetibile. E’ per questa ragione che  devo continuare a considerare la prematura perdita di Rocco Carbone una delle peggiori sventure per la narrativa italiana.

Edizione esaminata e brevi note

Rocco Carbone nasce a Reggio Calabria nel 1962 ma vive a Cosoleto. Dopo essersi laureato il Lettere a La Sapienza di Roma, vince un dottorato di ricerca presso la Sorbonne di Parigi. Dopo qualche tempo decide di abbandonare la carriera universitaria e si dedica alla critica letteraria: scrive per le pagine culturali de “Il Messaggero” e de “L’Unità”, oltre che per diverse riviste letterarie come “Nuovi argomenti”, “Paragone”, “L’Indice”, “Linea d’ombra”. Nel 1993 pubblica, per Theoria, “Agosto”, il suo primo romanzo. A cui fanno seguito “Il comando” (Feltrinelli, 1996), “L’assedio” (Feltrinelli, 1998), “L’apparizione” (Mondadori, 2002) e “Libera i miei nemici” (Mondadori, 2005). Nel 1998, e per i successivi sei anni, lo scrittore insegna e letteratura italiana nel braccio femminile di Rebibbia. Rocco Carbone muore a Roma nella notte tra il 17 e il 18 luglio 2008 a causa di un incidente motociclistico. Il romanzo “Per il tuo bene” esce postumo nel 2009 per Mondadori mentre “Il padre americano” è pubblicato da Cavallo di Ferro solo nel 2011.

Rocco Carbone, “Il padre americano”, Cavallo di Ferro, Roma, 2011. Con un ricordo di Romana Petri.