Cavina Cristiano

Alla grande

Pubblicato il: 12 marzo 2011

Cristiano Cavina è nato a Casola Valsenio. Ed è proprio a Casola Valsenio che è nato (esattamente il 29 maggio 1974 come Cavina) anche Bastiano Casaccia, detto Bla, l’eroe undicenne protagonista principale ed io narrante di “Alla grande”, romanzo d’esordio di Cavina. Un libro brillante, colorato, divertente. Pieno di super eroi, di avventure, di sogni ad occhi aperti e di una miriade di storie fantastiche, infarcite di invenzioni di ogni genere. Perché, come spiega Bla: “Una qualunque storiella, se la raccontavo bene, era quasi vera. Ma se la gonfiavo a dovere nei punti giusti, allora diventava vera del tutto”.

In Viale Neri ci sono le case popolari. E in uno degli appartamenti dalle porte scrostate e deformi ci vive Bastiano. Con lui c’è la nonna, che si lamenta in continuazione per i dolori e che resta tutto il giorno seduta con una gatta in braccio; c’è il nonno, che fa rumore quando mangia e che va in giro a bordo di una Vespa; c’è la mamma, che cerca di mandare avanti la famiglia lavando e stirando i panni presso altre famiglie e che, fin troppo spesso, deve andare a recuperare Bastiano dai Carabinieri o dai Vigili Urbani. Perché Bla è un ragazzino sveglio e vivace, ma anche sfacciato, spaccone, incontenibile e perennemente impegnato a compiere quelle che, nella sua testa, sono gesta eroiche e leggendarie ma che, irrimediabilmente, diventano atti pericolosi o dannosi.

L’impresa più emozionante che Bla sta per compiere, però, cambierà il suo destino. E, nei suoi sogni, anche quello della mamma e dei nonni. Il progetto è chiaro ed è pure ben disegnato sul maxipigna di Bomba: un sommergibile. Serve: silicone, una pistola per il silicone, scotch da muratore, remi da canottino per bambini, corda robusta, pneumatici da trattore. Il piano di Bastiano è picaresco perché una volta realizzato il sommergibile potrà raggiungere i fondali del laghetto e lì, proprio nel luogo più buio e difficile, recuperare un sacco nero pieno zeppo di monete. Proprio quello che il mago Mammola, il vicino di casa dall’aria strana e con le braccia piene di buchi e di lividi, ha abbandonato sul fondo. “Il sacco del pattume riemerse nei miei pensieri, gocciolante, gravido di svanziche dorate. La mano guantata di una fata lo teneva alto, come la spada di Re Artù. Rividi la scena del soldi sul tavolo. Con una differenza. Prima la ventola del frigorifero si sarebbe messa in moto gemendo, strappando un gridolino di sorpresa a mamma, e poi, imitando il mio Signore, avrei detto E la luce fu, pigiando l’interruttore. Il lampadario avrebbe scatenato riflessi su tutte le monete. In quel momento esatto, mamma sarebbe corsa ad abbracciarmi. Scalciai soddisfatto, pestando i pugni sul materasso. Un’entrata coi fiocchi”.

Bastiano, a bordo della sua Turboberta, una Bmx grigio argento con copertoni gialli “che mamma aveva pescato dal cimitero delle macchine a Borgo Rivola”, vaga nel paese alla ricerca di ciò che serve per costruire il sommergibile. Ha già adocchiato quanto occorre. E una notte, abbandonando in silenzio il proprio letto, senza svegliare la mamma, Bla va a prendersi il silicone. Peccato che, proprio quando l’impresa sembrava conclusa con successo, il ragazzino si imbatte in Mone, uno dei ragazzi delle case popolari, uno dei grandi e più prepotenti, di quelli che è meglio non guardare nemmeno negli occhi. Con lui due scagnozzi: Loson e Gianluca. Ed è proprio da questo incontro violento e fatale che la storia di Bla subisce una svolta clamorosa ed inaspettata.

Gli occhi di Bla vedono il mondo e lo trasfigurano continuamente. La realtà si adatta alla sua fantasia e si tramuta in una sorta di palcoscenico in cui lui è un eroe che mostra di sé l’immagine più sfavillante e magica, proprio come uno dei personaggi straordinari e invincibili visti in TV o conosciuti attraverso i fumetti o su qualche libro.

Bla è Cristiano. Ed è Cristiano che racconta Bla con un linguaggio da undicenne. Immediato, diretto, spontaneo ed ingenuo. Perché Bastiano, anche se in ogni occasione tenta di mantenere contegno da duro ed atteggiamenti da campione, è pur sempre un bambino che si scioglie per l’abbraccio di sua madre e che si innamora di Milena, la bambina che è in classe con lui. “Alla grande”, che poi non è altro che l’intercalare spavaldo usato continuamente da Bastiano, è un romanzo di formazione e di crescita, è una storia delicata, piena di momenti comici ma anche di numerose amarezze e di qualche dolore. La fonte principale del libro è, ovviamente, l’infanzia dell’autore. Cavina ha riportato in queste pagine i luoghi, le immagini, le facce e i personaggi del paese di provincia in cui è nato e in cui vive. Una trama semplicissima trasmessa con estrema cura e slancio che rende la lettura incantevole ed appassionante, proprio come tutte le storie avventurose lette da bambini.

Edizione esaminata e brevi note

Cristiano Cavina è nato a Casola Valsenio, provincia di Ravenna, nel 1974. E’ cresciuto insieme a sua madre e ai suoi nonni materni. Non ha mai amato studiare, ma ha sempre avuto una grande passione per la lettura. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 2003 e si intitola “Alla grande”. Segue, nel 2005, “Nel paese di Tolintesàc” grazie al quale Cavina viene conosciuto in tutta Italia. Nel 2006 pubblica “Un’ultima stagione da esordienti”, nel 2008 “I frutti dimenticati” e nel 2010 “Scavare una buca”. Tutti i libri di Cavina sono editi da Marcos Y Marcos.

Cristiano Cavina, “Alla grande”, Marcos Y Marcos, Milano, 2010.