Dahl Roald

Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra

Pubblicato il: 20 ottobre 2010

Un piccolo libro e due racconti: “Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra” e “Lo scrittore automatico”. Entrambi hanno a che fare, seppur in maniera bizzarra, con il mondo dei libri. Entrambi divertenti ed ironici, leggeri e leggibilissimi, anche dai più giovani. Roald Dahl, d’altro canto, è noto soprattutto come scrittore di narrativa per ragazzi. A lui si devono piccoli, geniali capolavori come “La fabbrica di cioccolato”, “Fantastic Mr Fox”, “Matilde” e tanti altri romanzi per l’infanzia.

Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra” e “Lo scrittore automatico” sono, tutto sommato, storie di truffe. Nel primo racconto ci troviamo di fronte ad una coppia, esteticamente non eccezionale, capace di mettere a punto un sistema, apparentemente infallibile, per far soldi. Tanti, tanti soldi. L’attività di copertura dei due imbroglioni è rappresentata da un negozio di libri rari: “le pareti erano tappezzate di libri dal soffitto al pavimento; e se a questo punto aveste spinto la porta e forse entrati, avreste subito sentito il lieve odore di vecchio cartone e fogli di tè che pervade gli interni di tutte le botteghe londinesi di libri usati”.
Mr William Buggage, il pingue proprietario, e Miss Muriel Tottel, la di lui assistente, non sono mai in negozio, tra gli scaffali o a gestire i clienti, ma rintanati perennemente in un piccolo ufficio. “Né Mr Buggage né Miss Tottel sembravano preoccuparsi minimamente di quello che succedeva in negozio. Mr Buggage era del parere che se qualcuno avesse rubato un volume, ebbene, buon per lui. […] E ammesso che un manigoldo gli avesse sottratto anche cinque o sei libri, Mr Buggage non avrebbe certamente perso il sonno. E perché mai, d’altronde, visto che l’attività condotta nel retrobottega gli rendeva in due giorni lo stesso denaro che col negozio avrebbe guadagnato in un anno? Era il commercio sul retro che contava”.

Ed è da questa piccola stanza che i due architettano la loro remunerativa attività. Mr Buggage, ogni giorno, consultando i necrologi su vari importanti quotidiani londinesi, e il “Who’s Who”, individua ricchi signori, possibilmente titolati (“Più alto è il titolo, più grande è l’idiota”), appena deceduti. Miss Tottel redige accurate missive con le quali richiede, alle addolorate vedove o a distratti parenti del defunto, di saldare salatissimi conti relativi ad acquisti mai avvenuti di rarissimi esemplari di opere librarie. Tomi proibiti nel Regno Unito o testi dai contenuti un po’ troppo osé per essere anche solo messi in discussione. Attività facile e lucrosa, gestita con estrema acutezza, soprattutto nel momento della selezione dei “clienti”. Un sistema che pare collaudatissimo e che, nell’arco di soli undici anni, ha permesso ai due di accumulare più di un milione di sterline su una ventina di conti bancari diversi. Avidi, certo, ma anche scaltri, seppur Dahl sottolinei in vari momenti, la totale villania e la profonda volgarità dei soggetti. La filosofia di Mr Buggage, d’altro canto, è racchiusa in pochissime parole: “non conta chi sei. E nemmeno chi conosci. Conta quello che ciài”.

Tutto sembra procedere a gonfie vele. Eppure, un giorno qualsiasi, all’interno del negozio di libri rari, giunge un giovane e, col lui, una vedova affranta. Hanno ricevuto anche loro una delle lettere di Mr Buggage il quale, stavolta, deve aver sbagliato qualcosa perché, come la donna spiega, suo marito non avrebbe mai potuto acquistare quelle preziose e rare edizioni di cui ora gli si chiede il conto.
Ne “Lo scrittore automatico”, invece, ci troviamo di fronte ad una rivoluzionaria invenzione che, secondo il suo ideatore, il geniale Adolph Knipe, è destinata a stravolgere il mondo della letteratura. Un potente elaboratore, nato per i calcoli, viene abilmente manipolato e trasformato per diventare uno scrittore automatico di racconti. La diabolica macchina viene così utilizzata, dopo opportune messe a punto, dallo stesso Knipe e dal suo capo Mr Bohlen, inizialmente diffidente, per creare, in pochi minuti, racconti di ogni genere da vendere a riviste varie. L’obiettivo è quello di bruciare la concorrenza degli autori veri. Basta manovrare una sequenza di pulsanti, stabilire la trama, definire il numero dei personaggi, il carattere della vicenda, il genere e, soprattutto, la destinazione finale e, in men che non si dica, lo scrittore automatico è in grado di sfornare racconti impeccabili e immediatamente pronti. Ma l’accoppiata Knipe-Bohlen punta ancora più in alto: riuscire a convincere, corrompendoli, tutti gli autori inglesi a smettere di scrivere. Insomma: tutto il mercato della letteratura inglese sarà dominio incontrastato della macchina. Sarà o è? In questo senso la possibilità che Dahl insinua è affascinante e, al tempo stesso, particolarmente inquietante.

Edizione esaminata e brevi note

Roald Dahl è nato in un sobborgo di Cardiff (Galles) nel 1916 da genitori norvegesi. Ha studiato in Inghilterra e, al termine del ciclo scolastico, rinunciando all’Università, decise di lavorare per una compagnia petrolifera che gli consentì di trascorrere quattro anni in Africa, soprattutto in Tanzania e Kenia. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Dahl si arruolò nella RAF (Royal Air Force). Si distinse in varie missioni aeree ma, a causa di alcuni problemi di salute, venne scartato ed inviato a Washington. Iniziò a scrivere solo nel 1942: un racconto per bambini. La maggior parte delle sue opere è dedicata ai lettori più giovani, anche se non mancano romanzi per adulti. In breve è divenuto uno degli scrittori per ragazzi più amati ed apprezzati al mondo, pur avendo scritto anche altri romanzi, poesie e sceneggiature cinematografiche. Tra i suoi libri più noti: “I Gremlins” (1943), “La fabbrica di cioccolato” (1964), “Il dito magico” (1966), “Fantastic Mr Fox” (1970), “Gli sporcelli” (1980), “Boy” (1984 – autobiografico), “Matilde” (1988). Dahl muore nel 1990 a causa di una leucemia.

Roald Dahl, “Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra“, TEA, Milano, 2003. Traduzione di Massimo Bocchiola.