Guadagnino Luca

Chiamami col tuo nome

Pubblicato il: 3 marzo 2018

“Tu cosa fai qui? Leggo libri, trascrivo musica”.

Lo spot di Chiamami col tuo nome non attinge ad altro.

Niente frasi ad effetto sul senso della vita o sulla caducità dell’amore. Gli ultimi prodotti del nostro cinema sembrano voler risolvere le crisi esistenziali dello spettatore, portarlo in sala per rivedersi in quel protagonista avvilito e scontento quanto o più di lui.

Guadagnino zittisce i bonzi tibetani (per dirla alla Battiato), promuovendolo con questo secchissimo dialogo fra i due protagonisti.

Dal tono suadente dei doppiatori, quella che potrebbe passare per una chiacchiera da bar, suona immediatamente come l’incipit di una storia d’amore. Quella tra Oliver ed Elio, scoprirò dopo essermi documentato sul film, tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman.

Il mio interesse per la nuova opera del regista palermitano nasce anche da una curiosa coincidenza. Qualche giorno prima dell’uscita in sala, trovai in offerta il dvd di A Bigger Splash, il suo lavoro precedente. La visione mi aveva parzialmente deluso. Ho apprezzato certamente la mano sicura del regista, le suggestive ambientazioni e l’indubbio charme degli attori ma la trama evolve in modo esasperato, forzatamente ambiguo, densa di inquietudini e di parentesi sospese, irrisolte anche. L’eros viene strumentalizzato e mostrato nella sua esuberanza prettamente fisica.

La sensualità ritorna in tutt’altre vesti in Chiamami col tuo nome, che nel progetto di Guadagnino chiude la trilogia del desiderio (Io sono l’Amore, A Bigger Splash e quest’ultimo per l’appunto). L’erotismo è qui denso di emozione, coinvolgente nelle sue più vive rappresentazioni proprio perché riconosciamo i moti sinceri che spingono i due ragazzi ad amarsi così visceralmente.

La vicenda inizia nell’estate del 1983 con l’arrivo in una cittadina del Nord d’Italia di Oliver, un giovane studente americano prossimo al dottorato che il prof. Perlman, padre di Elio, accoglierà nella sua villa per aiutarlo nella stesura della tesi. Elio è un diciassettenne molto colto, dedito agli studi musicali e quasi mai distratto dalla compagnia dei suoi coetanei, neanche dalle grazie della deliziosa e interessata Marzia. Il verde di casa Perlman è il riparo del ragazzo.

Tutto è lieve, rassicurante e monotono. Elio non ha l’irrequietezza della sua età ma solo perché non vuole scoprirsi, teme di perdere quella parvenza di bambino saputello e intelligente che lo esenta dalla vera sfida di ogni adolescente, la scoperta dei propri sentimenti.

Oliver però ha già preso dimora nella villa ed anche nei pensieri di Elio. È  vulcanico, sfacciatamente attraente e non solo i Perlman ne rimangono conquistati. Persino il paese, che si anima nelle musicali notti estive, sembra irretito dal suo fascino solare. Il gentil sesso si arma per conoscerlo, ballare con lui, sedurlo, e tutto sotto gli occhi di Elio, che comincia a fremere.

Oliver è tutt’altro che invadente col ragazzo, suona alla sua porta timidamente, sfiorandolo con delicatezza per suggerirgli, sussurrargli un timido richiamo.

Il turbine emotivo di Elio è irrefrenabile. Ci sarà qualche goffo tentativo di soffocarlo con Marzia ma quella sfida a sé stesso sarà ben presto persa.

Elio affronterà Oliver, e troverà in un bacio ricambiato la conferma del suo interesse.

I primi tentennamenti dell’americano verranno spazzati via da Elio che ha deciso di liberare tutto il furore che aveva dentro. Viversi sarà l’unica scelta ammissibile per entrambi, che soffriranno le conseguenze di una passione che non potrà perdurare. Oliver tornerà negli States e si sposerà dando per telefono la ‘buona nuova’.

È tutto finito?

Non ci scommetterei.

Drammatico si direbbe, malinconico e triste specialmente nelle ultime battute eppure quest’amore fugace ma fortissimo cresce davanti ai nostri occhi con una dolcezza che spiazza.

La pellicola è innegabilmente bella, dall’inizio alla fine. Il regista fa tutto come un artista d’altri tempi. Colloca davanti al suo pubblico una cornice abbacinante. Foto di incantevoli statue greche si incastrano come perfetti puzzle con oggetti che richiamano il costante confronto fra Antica Grecia e Anni 80; monete d’oro si confondono fra spartiti di musica, macchine da scrivere e persino bolli datati 1983.

Contrariamente a quanto qualche perbenista ottuso possa pensare questa è una storia intramontabile, perfettamente in linea con i dettami del mondo ellenico. Un adulto forte e virile sceglie un giovinetto imberbe per formarlo alla vita e alle sue leggi più intime. Non a caso Oliver studia col Sig. Perlman l’arte e le sculture di quel tempo ed entrambi scrutano incantati quei corpi perfetti, divini.

L’arte greca, libera e per vocazione volta all’idealizzazione della virilità fa da sfondo ideale ad un’opera che nobilità l’affettività mascolina, che esalta l’intesa fra il virile Oliver ed il “pupillo” Elio.

Non c’è frenesia nella conduzione del racconto, né voglia di puntare l’accento sul risvolto pruriginoso di un’unione omosessuale. Viene raccontato un amore diverso dagli altri soltanto perché più intenso di troppi altri.

Guadagnino azzecca in pieno la scelta dei suoi interpreti.

Armie Hammer ha dalla sua il phisique du role di chi può facilmente incantare con i doni generosi di Madre Natura.

Impresa più sottile ma per questo decisamente più lodevole per Timothée Chalamet, esile, affatto avvenente, che, fisicamente surclassato dal confronto col biondo yankee, ne esce vittorioso con una interpretazione carismatica e appassionata. Compie davvero miracoli con quei suoi occhi intensi e col trasporto della sua recitazione.

Grazie a questa naturalezza e bravura riusciamo a capire quei passaggi così difficili dell’adolescenza soprattutto omosessuale che portano inizialmente a rinnegare quelle naturali pulsioni verso il proprio sesso.

Nel film i primi approcci di Elio non vengono affatto visti come sofferti o forzati, ma anzi fotografati con la leggerezza e la spensieratezza imbranata che è tipica di quella età. Ma quella giocosità esplorativa che lo riprende fra le gonne della sua amica, si dissolve fra i muscoli di Oliver. I loro corpi si attraggono senza sosta, si nutrono reciprocamente per poi strapparsi con la maledetta partenza.

Si accende il tormento di sentirsi persi e smarriti perché ancora impreparati alla rinuncia.

Questa escalation emotiva viene registrata da Chalamet, che esprime magistralmente tutte le sfumature del suo ruolo. Domina in tutto il film.

La sensorialità è accentuata; ammiriamo, gustiamo la polpa dei frutti di casa Perlman  e soprattutto veniamo deliziati da una colonna sonora magnifica.

L’intro di John Adams (Hallelujah Junction) ne è l’esempio ma non da meno anche la romantica Mistery of Love che scandisce i momenti che la coppia condivide.

Guadagnino, come dicevo prima, completa la sua opera firmando il ‘quadro’ con alcune sequenze davvero significative, che si soffermano sulla grandezza di un altro Amore. Quello per il proprio figlio.

Elio, dopo la partenza di Oliver, è straziato e spento, totalmente restio ad un confronto. La loro relazione non è stata palesata ma il giovane ha sottovalutato le empatiche percezioni che solo un genitore può cogliere.

La sig.ra Pelman ha raccolto in silenzio lo struggimento di Elio; ha lasciato che vivesse totalmente il suo amore, laddove una mamma chioccia avrebbe strappato al dolore, sottraendo il cucciolo ai pericoli. Veglia da lontano; avverte tutta la gioia, sente tutto il tormento ma non si spinge oltre perché sa che il suo bambino deve diventare un uomo.

Il sig. Perlman, interpretato da un efficacissimo Michael Stuhlbarg, ci consegna infine un monologo superlativo (lo riserva ad Elio ma è tanto utile anche a noi). Con tenerezza ammette al figlio di ammirare l’intesa che è scattata con Oliver. Che è cosa rara, speciale, quasi magica e per questo da custodire gelosamente. Ed arriva quindi la sua più grande lezione.

Non bisogna soffocare l’inquietudine, combattere la sofferenza  rendendosi duri e ostili al dopo, che ci fa paura. Dobbiamo, interpretando quanto detto dal professore, lasciare che l’anima si plachi per rigenerarsi sulle tracce che il passato ha percorso.

Prenderemo a piangere perché abbiamo perso. Ma poi sorrideremo perché in fin dei conti l’abbiamo pur sempre avuto.Questo Elio ci farà capire col lungo piano sequenza del suo volto.

Indimenticabile, come il film.

 

 

Giovanni Capizzi

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Guadagnino Luca

Soggetto: Aciman André, Guadagnino Luca, Fasano Walter

Sceneggiatura: Ivory James

Tratto da un romanzo di: Aciman André

Direttore della fotografia:  Mukdeeprom Sayombhu

Montaggio: Fasano Walter

Interpreti principali: Chalamet Timothée, Hammer Armie, Stuhlbarg Michael, Casar Amira, Garrel Esther

Musica originale: Stevens Sufjans

Scenografia: Deshors Samuel

Costumi: Piersanti Giulia

Produzione: Frenesy Film, La Cinéfacture, RT Features, Water’s End Productions

Origine: Italia, Francia, Brasile, Stati Uniti d’America (2017)

Durata: 132 min.

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiamami_col_tuo_nome_(film)

http://www.imdb.com/title/tt5726616/

https://www.comingsoon.it/film/chiamami-col-tuo-nome/53703/scheda/

https://www.warnerbros.it/scheda-film/genere-drammatico/chiamami-col-nome/