Zweig Stefan

Erasmo da Rotterdam

Pubblicato il: 22 novembre 2008

“Triumph und Tragik des Erasmus von Rotterdam” appartiene al gruppo delle biografie storiche scritte da Stefan Zweig. Non è un caso che lo scrittore viennese abbia scelto l’illustre filosofo olandese. In lui Zweig vede, giustamente, l’antesignano dell’uomo europeo, l’umanista libero, indipendente, moderato e coltissimo.

Il ritratto che Zweig delinea di Erasmo è nitido e puntuale. Ne descrive l’aspetto esteriore, ma anche i moti dell’intelletto e dell’anima. Uno studioso infaticabile, celeberrimo in vita, stimato dai suoi contemporanei. Erasmo Desiderius, figlio illegittimo, non solo, ma figlio di un prete, studia dagli agostiniani e viene a sua volta ordinato sacerdote nel 1492, una consacrazione che manterrà fino alla sua morte (1536). E’ un tempo in cui il mondo sta velocemente mutando: le scoperte geografiche, i germi della rivoluzione Copernicana, la riforma luterana. Erasmo non è un uomo d’azione, non è fatto per le rivoluzioni né per il martirio. Egli mostra ed accetta la propria pusillanimità, il suo distacco dalle passioni violente, il suo voler essere ad ogni costo neutrale, anche quando da più parti gli si chiede di assumere una posizione netta. Egli pretende e riesce a mantenersi indipendente. Zweig ammette che se Dante lo avesse conosciuto, non avrebbe esitato a collocarlo nel limbo dei “neutrali”. Gli unici interessi di Erasmo sono e restano lo studio, il silenzio, la cultura, l’arte. Egli deve la sua fortuna al celebre “Elogio della follia”, un libello satirico che scrisse quasi per gioco: La Pazzia sola, prodiga di illusioni, può rendere felice ogni uomo, e tanto più felice quanto più ciecamente cede alle passioni, quanto più vive contro ragione. Erasmo, attraverso la sua Laus stoltitiae, descrive una dimensione umana ed emozionale completamente opposta alla sua e ci fa intuire quanto, probabilmente, egli stesso fosse sofferente per essere un uomo tanto razionale e temprato.

Il filosofo aborre i fanatismi, di qualunque natura essi siano. Ritiene che l’unica strada che possa garantire il progresso umano e civile debba passare attraverso il confronto moderato, la pacifica convivenza, la tolleranza e la prudenza. In un tempo in cui le guerre si susseguono, i re e i pontefici si combattono l’un l’altro, il sangue scorre abbondantemente in tutti i Paesi d’Europa, l’atteggiamento erasmiano è a dir poco anticonvenzionale.

Erasmo ha piena fiducia nella cultura e, da idealista, ritiene che il popolo vada istruito dall’alto. Egli pensa che si debba giungere ad un’aristocrazia della cultura: solo i più colti possono assumere le redini dello Stato perché solo la mentalità di dotti e studiosi è in grado di garantire il progresso dei popoli. Nulla di democratico in tali princìpi, dunque. Ed è in questa mancanza, secondo Zweig, che si consuma la “tragedia dell’Umanesimo” ossia la causa del suo fallimento e del suo declino: le idee erano grandi ma gli uomini che le proclamavano non lo erano altrettanto.

E’ scontato che Erasmo da Rotterdam e Martin Lutero, contemporanei, venissero a contatto. I due non si sono mai incontrati personalmente ma hanno avuto dei confronti dialettici attraverso lettere e altri scritti. All’inizio Lutero cerca l’appoggio di Erasmo ma costui, rispettando pienamente il proprio desiderio di neutralità, si mantiene a distanza dal ribelle monaco tedesco. Solo in alcune circostanze esprime la propria opinione sull’operato di Lutero giudicando meritorio il suo attaccamento ai principi cristiani ed evangelici ma rimproverandolo per il modo violento e rabbioso col quale conduce la sua lotta. Col tempo, da ogni parte si pretende da Erasmo l’assunzione di una posizione definitiva: con Lutero o con la Chiesa di Roma? Egli temporeggia e divaga, indugia e promette eppure non fornisce risposte a nessuno. La Dieta di Worms e la Dieta di Augusta sono due “momenti fatali” a cui Erasmo manca colpevolmente. Proprio quando le idee di conciliazione e dialogo, da lui tanto professate, avrebbero potuto trarre la forza necessaria grazie ad un suo deciso intervento, vengono tragicamente sconfitte dalle inconciliabili posizioni dei vari partecipanti. Se solo Erasmo avesse avuto il coraggio di parlare ai potenti del tempo riuniti da Carlo V, se solo fosse intervenuto con il prestigio intellettuale a lui riconosciuto, probabilmente, la Storia avrebbe seguito un altro corso. Ma Erasmo, nonostante gli inviti e le pressioni, non è né a Worms né ad Augusta. Non garantisce mediazioni né consigli. Scrive tante lettere ad entrambe le parti, ma nulla vale una parola declamata con fervore e convinzione. Per cui con la Dieta di Augusta la cristianità viene definitivamente scissa. Oramai Erasmo è anziano e stanco ed assiste scoraggiato al trionfo dell’intolleranza e delle dittature. Tommaso Moro, John Fischer, Thomas Münzer vengono torturati e mandati a morire. I Lanzichenecchi mettono a sacco Roma. Il latino dei colti umanisti lascia il posto alle lingue nazionali.

La riflessione finale di Zweig è dedicata a Machiavelli. Il suo “Principe”, manuale di spregiudicatezza politica, esaltazione del successo e del potere, si pone in maniera antitetica rispetto al pensiero erasmiano. E proprio il trionfo del “Principe”, a partire dal XVI secolo e nei tempi successivi, dimostra in maniera lampante quale sia l’orientamento del percorso storico europeo. Il grande sogno pacifista, conciliante, umanistico di Erasmo è affondato nell’utopia. La realtà del tempo e degli uomini ha decretato la sconfitta di principi del pensatore olandese. Ma la filosofia di Montagne, Spinosa, Diderot, Voltaire, Lessing, Schiller, Kant, Tolstoij, Ghandhi, Rolland non sarebbe stata la stessa senza Erasmo da Rotterdam.

Edizione esaminata e brevi note

Stefan Zweig nasce a Vienna nel 1881 da una ricca famiglia ebraica. Si laurea in Filosofia nel 1904. Appassionato viaggiatore, ha modo di conoscere numerosi luoghi del mondo e di incontrare alcuni tra i più importanti esponenti della cultura del tempo: Auguste Rodin, Hermann Hesse, James Joyce, Ferruccio Busoni. Zweig diviene famoso come romanziere, traduttore, biografo e librettista. La sua produzione letteraria è ricca e molto varia, anche se in Italia non tutti i suoi libri sono stati tradotti. Nel 1934 Zweig lascia l’Austria per spostarsi in Inghilterra e nel 1940 si trasferisce definitivamente negli USA al pari di tanti altri esuli ebrei. Il 22 febbraio del 1942, a Petrópolis, cittadina a nord di Rio de Janeiro, Stefan Zweig muore suicida assieme alla seconda moglie Lotte Altmann.