Ricapito Francesco

Reportage dall’Azerbaigian: gli Autobus di Baku

Pubblicato il: 24 maggio 2015

Azerbaigian mappaCi sono diversi modi per andare oltre il livello di semplice turista o visitatore e diventare un osservatore o un esploratore di un paese straniero. Si tratta di piccole cose, veramente minime, ma che fanno la differenza tra il viaggiare in modo passivo e l’esplorare un posto vedendone le diverse sfaccettature. Il più ovvio e immediato è di sicuro andare al mercato cittadino o bazar nei paesi orientali. Vedere come la gente normale fa la spesa, come le merci vengono vendute, pesate e imballate, vederne la qualità e la quantità, entrare nella folla e ascoltarne i rumori, annusarne gli odori e osservarne i colori fa capire molto di più che il visitare un museo o un sito archeologico, tutti atti che fanno comunque parte del complesso procedimento del viaggiare. Un secondo modo per entrare in contatto con la realtà di un paese straniero è l’usare i trasporti pubblici. Vedere come la gente si muove tra le varie zone della città o del paese fa capire molto più di quanto si possa pensare. In un articolo precedente ho già parlato della metropolitana di Baku, ora vorrei descrivere gli autobus cittadini. Una regola generale a Baku è che bisogna stare attenti a non farsi ingannare dalle apparenze: il centro città è un scintillante complesso di nuovi edifici luccicanti, belle auto, gente vestita all’occidentale e negozi appartenenti a famosi marchi europei o americani. È sufficiente allontanarsi un paio di chilometri per trovare pozzi petroliferi tra le case e deprimenti paesaggi industriali. Allo stesso modo, le fermate degli autobus in centro città sono tutte dotate di uno schermo interattivo dove è possibile vedere che linee passano di là, tra quanti minuti arriva il prossimo autobus e pure quale percorso fa.

Molto spesso gli autobus ci mettono più tempo ad arrivare rispetto a quello che è indicato negli schermi, tuttavia si tratta comunque di un sistema moderno simile a quello di grandi città europee. Va però detto che man mano che ci si allontana dal centro città si nota dapprima che gli schermi non funzionano e poi sono ridotti solo a un cartello col simbolo dell’autobus. Riguardo le fermate va detto che sono utili solo fino ad un certo punto: una delle principali peculiarità degli autobus azerbaigiani infatti è che li si può fermare praticamente quando si vuole sia per scendere che per salire. Se una persona deve prendere un autobus e, mentre sta camminando verso la fermata, questo arriva, in Italia il povero potenziale passeggero deve cominciare a correre nella speranza che il guidatore non abbia una brutta giornata e abbia la pazienza necessaria per aspettarlo, cosa che tra l’altro, spesso non accade. In Azerbaigian invece basta mettere il braccio fuori e l’autobus si fermerà immediatamente anche se si trova lontano dalla prossima fermata. La cosa funziona nello stesso modo pure per scendere, non serve aspettare di arrivare alla fermata più vicina alla propria destinazione per scendere, basta solo segnalare all’autista di fermarsi. Questo può essere fatto urlando semplicemente “sakhla” che significa “ferma”, oppure battendo una monetina sul finestrino. Suddetta monetina, di soli venti centesimi, è quella che in genere si usa per pagare la corsa. Solo le tratte fuori città richiedono un pedaggio di trenta o quaranta centesimi. Questa elasticità riguardo le fermate, all’inizio può essere affascinante e divertente per uno straniero, tuttavia già dopo un paio di volte che si sale su un autobus, la forma mentis occidentale che pretende orari e fermate precisi di solito prende il sopravvento e ci si ritrova ad odiare questo sistema, che tende a rallentare sensibilmente il percorso. Come detto non esistono biglietti da comprare, la corsa la si paga direttamente quando si esce dall’autobus, ma non all’autista. In quasi tutti gli autobus infatti esiste una seconda figura che potremmo paragonare al bigliettaio. Come l’autista, costui non ha una divisa particolare che lo distingue dagli altri passeggeri e capita addirittura che si tratti di ragazzi di quindici anni o poco più. Il loro compito è stare di fianco al conducente e assicurarsi che tutti quelli che scendono paghino. Certe volte inoltre annuncia le fermate cercando di capire se qualcuno deve scendere. L’autista come detto non ha nessun tipo di divisa e l’impressione è che l’autobus sia una sua proprietà o quasi. In Azerbaigian ogni autista ha un suo autobus assegnato e ogni giorno fa lo stesso tragitto più volte. Questo spiega come mai tutti i conducenti amino decorare le loro postazioni con bandiere azerbaigiane, pendenti sul parabrezza, scritte varie e a volte pure qualche festone colorato per decorare il tutto.

Non ho mai capito se l’assistente venga scelto dall’autista, ma l’impressione è che sia un suo amico o conoscente. Non è raro vedere il bigliettaio tenere la porta anteriore aperta anche mentre l’autobus è in movimento in modo da potersi tranquillamente fumare una sigaretta, spesso in contemporanea con l’autista che però ha il suo finestrino di fianco alla postazione. Mi è capitato pure di vedere l’autobus che si fermava per poter permettere al bigliettaio di scendere e comprarsi un pacchetto di sigarette, tra l’altro chiacchierando per un minuto abbondante con il venditore che probabilmente era suo amico. Parlando di portiere aperte, quando comincia a fare caldo può succedere che l’autista ne lasci almeno una aperta durante il percorso, dal momento che in genere nessuno si azzarda ad accendere l’aria condizionata. Comportamento assolutamente impensabile in Italia. Negli ultimi mesi tutte queste caratteristiche hanno visto un leggero cambiamento ma solo per quanto riguarda il centro città. Tra meno di un mese infatti Baku ospiterà la prima edizione dei Giochi Europei e le autorità locali stanno cercando di “normalizzare” alcune cose che ritengono possano dare una cattiva immagine del paese ai numerosi stranieri che arriveranno. Ecco allora che su alcune linee urbane gli autisti cominciano ad avere una camicia blu che funge da divisa, l’assistente non c’è più, le fermate sono tendenzialmente più rispettate e le postazioni di guida sono meno decorate. Tuttavia basta uscire di poco dal centro città e tutto torna “normale”. Dimostrazione di come l’economia può pure avere un boom di crescita, ma alcune cose hanno bisogno di tempo per cambiare e forse è anche bene che facciano una certa resistenza al cambiamento. Sugli autobus vige lo stesso codice di cavalleria che si può ritrovare nella metropolitana, ossia ogni donna, vecchio o bambino ha il sacrosanto diritto di vedersi cedere il posto a sedere da un uomo. Tutta questa cavalleria tuttavia alle volte causa dei problemi, perché quando l‘autobus è affollato, se un uomo vuole cedere il posto ad una donna e si trova in fondo, deve praticamente fare un percorso ad ostacoli che dovrà poi essere ripetuto dalla donna creando così un certo disagio tra gli altri passeggeri, costretti a spostarsi alla meglio nell’esiguo spazio a disposizione. Spesso poi la donna arriva a sedersi quando ormai è praticamente giunta alla sua destinazione. Riguardo all’affollamento degli autobus, si tratta di una costante cronica in centro città e anche nella periferia. Tuttavia tutti sembrano esserci abituati e non si stupiscono quando uno si ritrova bloccato nel mezzo della folla senza riuscire a raggiungere un punto di sostegno. A questo proposito è bello notare come molto spesso, se un passeggero in piedi porta una borsa della spesa o uno zaino, qualcuno di quelli seduti si offrirà di tenerli per lui in modo da rendergli la vita più facile. Probabile che nemmeno vi chiederanno se possono tenervi lo zaino, ma ve lo afferreranno direttamente dandovi quasi l’impressione di volervelo rubare, anche se si tratta solo di semplice cortesia. I veicoli sono tutti in condizioni ragionevolmente buone, ma nessuno ha il cambio automatico e spesso, quando l’autista cambia marcia, si sentono gli ingranaggi vibrare sotto i piedi. Inoltre questi autobus non hanno un soffitto molto alto e una persona piuttosto alta vedrà ben poco dai finestrini. Capita inoltre di sedersi su un sedile e di scoprire che si muove in modo piuttosto fastidioso, per non parlare del fatto che probabilmente non è stato mai pulito. Al riguardo, siccome molte strade fuori dal centro città hanno qualche problema di drenaggio, quando piove è consigliabile non appoggiare nulla per terra perché il fango portato dalle scarpe degli altri passeggeri è parecchio. Nelle fermate più affollate capita spesso che, mentre l’autobus è fermo, a bordo salga qualche venditore ambulante. Gli articoli più comuni da acquistare su un autobus sono frutti di stagione, pane, porta documenti e, sorprendentemente, pure calzini. Dal momento che in genere gli stranieri che si trovano a Baku usano i taxi, probabilmente vi sentirete leggermente osservati lungo il percorso, specialmente se state andando fuori città. Non sono sguardi di disprezzo o di giudizio, il fatto è che probabilmente è una delle prime volte che vedono uno straniero su un mezzo pubblico e la loro è solo onesta sorpresa, tra l’altro se chiedete informazioni su dove dovete scendere saranno ben felici di aiutarvi. Può pure capitare che qualcuno dei più giovani cerchi di scambiare qualche parola in un inglese incerto. Ovviamente la prima cosa che vi chiederanno è da dove venite e cosa ci fate a Baku. Se siete italiani è probabile che il vostro interlocutore vi chieda subito se vi piace il calcio. Appare sorprendente come il semplice fatto di salire su un autobus possa rivelarsi un’esperienza unica per entrare in contatto con la cultura e la vita quotidiana di un popolo. Informarsi, leggere libri e guide e guardare documentari sono tutte cose consigliabili da fare prima di intraprendere un viaggio, ma se lo si fa senza interessarsi alle persone che abitano il luogo che si visita, si capisce solo una parte del paese. Le informazioni sulla storia e sull’arte le potete trovare su wikipedia in due minuti, ma ci sono cose che non si possono imparare nei musei e negli hotel e in Azerbaigian battere una monetina su un finestrino ed urlare “sahkla” potete farlo solo se prendete un autobus.

Francesco Ricapito, maggio 2015