Gonzàlez Montañés Julio Ignacio

Titivillus. Il demone dei refusi

Pubblicato il: 3 luglio 2018

Fragmina verborum, Titivillus colligit horum.

Sicque die, mille vicibus se sarcinat ille.

Titivillus raccoglie i frammenti delle parole [omesse nelle Ore].

E così, mille volte al giorno, riempie il suo sacco.

Quando ho visto il titolo di questo agile libretto ho immaginato, con la mia mentalità contemporanea, un personaggio burlesco, quasi da farsa, un demonietto burlone e dispettoso.

In parte era così, ma resta il fatto che nel Medioevo si credeva all’esistenza di questo demone, incaricato di annotare su una pergamena le sillabe e le parole omesse o mal pronunciate dai chierici durante le Messa, la recita dei Salmi o i canti, per presentarle poi come atti d’accusa di fronte a Dio nel giorno del Giudizio.

Poiché le parole erano molte, spesso la pergamena non bastava e così Titivillus si vedeva costretto a tirarla con i denti, finendo spesso per sbattere la testa contro il muro o sul pavimento, facendo ridere tutti.

Nel Medioevo queste credenze venivano prese sul serio e perciò Titivillus faceva paura ( magari meno di altri diavoli), veniva citato o raffigurato spesso sui cori lignei delle chiese o sui portali ed indicava il potere della scrittura, da sempre attribuito ai demoni.

Col tempo inoltre le sue funzioni si ampliarono e venne incaricato di annotare anche le parole inutili dei fedeli e soprattutto i pettegolezzi delle donne in chiesa, considerate maldicenti per natura dalla misogina mentalità medievale.

Le vicende di Titivillus – il cui nome assume nei documenti una lunga serie di varianti – non si fermano al Medioevo, ma travalicano i secoli fino ad arrivare al Diciannovesimo, quando gli viene attribuito il compito di distrarre gli amanuensi degli scriptoria medievali e in seguito i tipografi, che componevano i caratteri da stampare. Di qui il suo attributo di demone dei refusi.

Furono i Dizionari Francesi del XIX secolo a trasformare Titivillus in colui che confonde gli amanuensi e Anatole France diffuse l’idea.

La storia del demone sembra una vicenda burlesca, e per certi versi lo è, eppure a Titivillus sono stati dedicati studi e saggi, poiché è una figura che appartiene all’immaginario medievale e che ha avuto una straordinaria durata nel tempo, indubbiamente perdendo quel valore simbolico che apparteneva alla mentalità antica, capace di vedere aldilà di ogni cosa qualcos’altro di significativo. Certamente era un universo ricco, anche se non privo di superstizione.

Lo studio di Montañés è estremamente documentato, fitto di citazioni e riferimenti ad autori antichi e ci fa scoprire che il primo a parlare di un demone scrittore fu un predicatore francese dei primi del Duecento, Jacques de Vitry, che non gli attribuisce ancora il nome, che comparirà solo con gli scritti di Guglielmo d’Alvernia (1230-36).

Jacques de Vitry racconta che fu un sacerdote, durante una grande solennità, a vedere il demone che tentava di allungare la pergamena con i denti, lo interrogò al riguardo e, conosciuta la risposta, ne fece partecipi i fedeli, che iniziarono a piangere e a pentirsi, cosicché tuti i peccati annotati si cancellarono dalla pergamena.

Si racconta anche che Titivillus conservasse le molte pergamene in un sacco o in un cesto, per tirarle fuori nel giorno del Giudizio.

Titivillus non compare soltanto in testi scritti, ma anche nell’arte e nel teatro (come personaggio comico) e la ricerca di Montañés è dettagliatissima e piena di esempi anche italiani. Un demone con la pergamena dei peccati si trova nel bassorilievo della facciata occidentale della chiesa di san Pietro extra moenia di Spoleto (1200 circa).

Titivillus dunque è una figura che attraversa i secoli con significati diversi. Nel Medioevo si aveva probabilmente più paura, vi era un senso maggiore del peccato e della colpa da espiare. Il demone voleva essere un’ammonizione per i pigri e i distratti delle comunità monastiche e un deterrente contro la pratica delle “Messe secche”, celebrazioni pagate a suffragio dei defunti, che spesso venivano recitate male e in fretta, omettendo addirittura la consacrazione. Dall’altro lato vi era l’insegnamento che, pentendosi, si poteva gabbare anche il diavolo, visto che i peccati si cancellavano.

In epoche più recenti pare che gli uomini desiderassero comunque attribuire ad un altro, a un’entità superiore, i loro errori, per cui anche il refuso può essere causato da Titivillus.

Il saggio è dotato di bibliografia e di appendice iconografica, che aiuta a capire la figura di Titivillus (davvero mostruoso).

Una nota per la casa editrice Graphe, nata nel 2005, che ha un bel modo di presentarsi e anche di recapitare i libri, con lettera d’accompagnamento indirizzata e firmata a mano dal direttore Roberto Russo. Una finezza decisamente rara.

Edizione esaminata e brevi note

Julio Ignacio Gonzàlez Montañés (Ferrol-Galizia 1962), laureato in Geografia e Storia presso l’Università di Santiago de Compostela e dottore di ricerca in Storia dell’arte con una tesi sul teatro e le arti plastiche nel Medioevo spagnolo. È stato docente in diversi istituti della Galizia e ora è professore nel Centro de Enseñanza para Adultos di Pontevedra.

Julio Ignacio Gonzàlez Montañés, Titivillus. Il demone dei refusi, Perugia, Graphe edizioni 2018. Traduzione di Roberto Russo. Titolo originale Tutivillus. El demonio de las erratas.