Wolfe Thomas

Un’Oscura Vitalità

Pubblicato il: 19 agosto 2018

Un libro piccino, dall’apparenza facile e veloce, con un titolo altisonante degno di un grande classico letterario, ecco come si presenta alla vista “Un’oscura vitalità”. Come dice l’antico adagio però, l’abito non fa il monaco e di facile e veloce in questo caso non c’è molto.

Tra le pagine di questo piccolo volume troviamo cinque racconti dell’autore americano Thomas Wolfe; uno scrittore poco conosciuto e mediamente ignorato dal grande pubblico che tuttavia ha spesso ricevuto grandi elogi da suoi illustri contemporanei come Faulkner e Kerouac.

Pur trattandosi di poche pagine, questi racconti sono già un bel esempio del suo stile particolare, della sua narrativa e del suo linguaggio. Wolfe era solito concentrarsi sull’analisi popolo e della nazione americana ma il primo racconto ci porta in Baviera, dove un giovane americano intraprende un viaggio in treno e osserva con avidità tutto quello che lo circonda. Ne ricaviamo delle interessanti descrizioni dei personaggi ed un arguto paragone tra i viaggi in treno in America e quelli in Europa: i primi sono più incentrati sulla vastità, la “selvatichezza” del paesaggio, la brama di farlo proprio, di conquistarlo e di renderlo produttivo. In Europa invece “in poche ore si va da un paese all’altro, attraverso secoli di storia, un mondo ricco di cultura e intere nazioni che brulicano di persone…” Molto evocativa è pure la descrizione delle foreste tedesche. Alla fine, proprio qui, nell’Europa continentale il nostro giovane americano prova una strana sensazione di familiarità ancestrale, quasi che le memorie dei suoi avi europei fossero arrivate fino a lui.

I tre racconti successivi sono meno incisivi e parlano rispettivamente di un attore, di alcuni ragazzi che osservano l’arrivo del circo in città e di un critico letterario.

Decisamente più forte è invece l’ultimo racconto, “Il bambino e la tigre”, incentrato sull’aspetto più violento e brutale dell’America: è la storia di un servitore di colore, simpatico, talentuoso, con una miriade di capacità ed un passato nell’esercito, amato e rispettato dalla famiglia per cui lavora. Un giorno però, forse in seguito ad un’offesa da parte di un passante bianco ubriaco, decide di prendere il suo fucile e di cominciare a sparare a chiunque gli si pari davanti. Questo chiaramente scatena una caccia all’uomo da parte degli abitanti che scavalca le forze dell’ordine e diventa presto in un linciaggio dove i “rispettabili” cittadini della città mutano in feroci vendicatori. Leggere questo racconto in un periodo in cui la tematica delle violenze razziali è diventata centrale anche in Italia dà una brutta sensazione a livello dello stomaco ma aiuta a porsi delle domande.

Assolutamente da non ignorare è la postfazione, dove ci vengono dati dettagli molto interessanti sulla vita e la poetica dell’autore.

In conclusione, si può dire che il titolo rispecchia molto bene il testo, Wolfe ci mostra un mondo estremamente vivo, colmo di sfaccettature e di dettagli che hanno però tutti un’ombra scura che li segue e non li lascia mai. Non è un autore facile, i suoi lunghi paragrafi vanno letti con attenzione e il suo linguaggio debordante non permette distrazioni. Lo consiglio agli appassionati di letteratura americana e a quelli di autori meno conosciuti.

Edizione esaminata e brevi note

Thomas Wolfe (1900 – 1938), è nato ad Ashville da famiglia operaia e ha concluso gli studi alla Harvard University, dove si è laureato in scrittura teatrale. Trasferitosi a New York, nel 1929 ha lavorato al suo primo romanzo, Look Homeword, Angel, incentrato sul difficile processo di formazione del personaggio autobiografico Eugene Gant, la cui vicenda verrà ripresa nel secondo romanzo, Of Time and the River, del 1935. Le sue opere sono centrate sull’identità di una generazione e di una nazione, gli Stati Uniti, e sono caratterizzate da una scrittura originalissima che ne fece una celebrità letteraria. Wolfe condusse una vita sregolata ed errante, fuori dagli schemi; morì di polmonite a 38 anni.

Thomas Wolfe, “Un’Oscura Vitalità”, Edizioni Paginauno, Vedano al Lambro (MB), 2018, cura e postfazione di Sabrina Campolongo.