Monfrecola Vincenzo

La stagione degli scapoli

Pubblicato il: 2 novembre 2014

Vincenzo Monfrecola è un napoletano che a quanto pare conosce molto bene la cultura britannica e non ha fatto fatica a dimostrarcelo col suo nuovo romanzo, “La stagione degli scapoli”, ambientato proprio nell’Inghilterra edoardiana. Intendiamoci, l’intento di Monfrecola è stato chiaramente quello di divertire, di scrivere qualcosa di leggero e garbato e quindi i riferimenti culturali li possiamo meglio intendere come una particolare disinvoltura nel proporci situazioni paradossali e atteggiamenti“understatement”; se proprio vogliamo citare una figura retorica tipica d’oltremanica.

E’ nella Londra del primo Novecento che il critico letterario Cyril Billingwest, proprio durante i festeggiamenti di addio al celibato in quel dell’Eghoist Club, si ritrova scapolo suo malgrado, abbandonato e derubato dalla fidanzata alla vigilia delle nozze. Deluso e infuriato Cyril non potrà che sfogarsi scrivendo un feroce prontuario, Le dodici mosse di Ulisse, tutto dedicato agli scapoli ben intenzionati a non farsi accalappiare. Il cugino George Billingwest saputo del progetto letterario tenterà di volgere a suo vantaggio la situazione proponendo al parente di fondare un vero e proprio sindacato: lo scapolificio Billingwest. In teoria una grande idea per riunire misogini veri o presunti, difenderli dalle donne tiranne e farsi pagare la quota sociale, ma meno facile da realizzarsi soprattutto dopo aver assunto Penelope Truton, una segretaria tuttofare, quella che doveva essere “brutta e antipatica così da accentuare in ogni uomo la propensione alle magnificenze di una vita solitaria” (pag. 18), e che invece si rivela di  tutt’altro aspetto e carattere, con gli effetti collaterali del caso: “Superato lo sbigottimento iniziale, Cyril riprese la piena padronanza del suo corpo, che ora sembrava addirittura migliorato: le spalle era dritte e sembrava più alto, lo stomaco non tracimava dai pantaloni, il braccio che reggeva la valigia della ragazza addirittura poteva dirsi più virile e muscoloso” (pag. 21). Tanto che saranno gli stessi fondatori dello scapolificio a trasgredire al loro Statuto. Se poi il povero Cyril Billingwest ci viene raccontato come un timido, piccoletto, soprappeso, efficace contraltare allo sfigatello intellettuale appare il cugino George, tanto ignorante quanto borioso, calcolatore e di bell’aspetto, e soprattutto prototipo del misogino chiacchierone (sarà il caso ma lui le donne le chiama “prugne” proprio come “prugna” era il soprannome di P.G. Wodehouse). Tutte certezze che verranno meno nel corso del romanzo e soprattutto di un epilogo che fa giustizia di molte apparenze e del cinismo dispensato senza troppa convinzione e con molta confusione dai protagonisti della vicenda. Insomma tutto concorre nel romanzo di Monfrecola a smentire la serietà dello scapolificio e degli intenti realmente misogini di Cyril, George e dei loro affiliati, semmai ridotti a paraninfi di cuori infranti e di matrimoni allo sfascio.

E’ vero che il romanzo di Monfrecola, complici le interviste all’autore e le prime recensioni, ha suscitato un bel po’ di considerazioni sul rapporto uomo/donna, su come può essere vista oggi l’istituzione matrimoniale rispetto al passato; ma non bisogna nemmeno pensare che le pagine di “La stagione degli scapoli” siano state scritte innanzitutto per diffondere chissà quale messaggio impegnativo e impegnato. Su tutto – e l’autore non l’ha certo smentito – domina la volontà di divertire il lettore, anche a costo di sacrificare la coerenza della trama per dare spazio a dialoghi dove humour vuol dire innanzitutto mettere alla berlina i luoghi comuni di una società apparentemente più ingenua della nostra. E proprio questa esibita vivacità dei dialoghi, che pure non smentiscono il citato “understatement”, fa pensare a qualcosa di molto teatrale ed anche certe a macchiette dove predomina la manipolazione del linguaggio. In questo senso si coglie quanto Monfrecola sia napoletano e non abbia certo dimenticato lo spirito della sua terra. Probabilmente questo voluto equilibrio tra humour britannico e humour campano risulta uno degli aspetti più apprezzabili del romanzo di Monfracola, che pure qualcuno potrebbe considerare fin troppo leggerino ed appunto disimpegnato; per non dimenticare il fatto che l’umorismo presente nelle pagine di “La stagione degli scapoli” funziona perfettamente come antidoto per contrastare il rischio che la leggerezza decada  in banale sentimentalismo.

Edizione esaminata e brevi note

Vincenzo Monfrecola (Napoli 1959) giornalista e scrittore, è stato responsabile della sede di Londra dell’Osservatorio sui Beni Culturali, Faldbac Trade Union. Attualmente lavora per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha pubblicato Il Decisionista (Cavallo di Ferro 2010) e Lo strano furto di Savile Row (Cavallo di Ferro 2012).

 Vincenzo Monfrecola,“La stagione degli scapoli ”, Gargoyle, Roma 2014, pag. 207.

Luca Menichetti. Lankelot, novembre 2014