Morello Marco, Tecce Carlo

Contro i notai

Pubblicato il: 23 novembre 2013

I due autori nelle conclusioni del loro “Contro i notai” sono stati espliciti nel delimitare il senso della loro inchiesta: “questo libro, sarà ormai chiaro, non ha demonizzato i notai con facili pretesti, non ha cercato di mischiare privilegi e soprusi. Ha solo tentato di dimostrare che sguazzano a meraviglia in un Paese di caste grandi e piccole, di rendite di posizione a cui nessuno, per nessun motivo, ha coraggio e la dignità di rinunciare” (pag. 131). Ma evidentemente quel “sarà ormai chiaro” non deve aver sempre funzionato perché, con un titolo e sottotitolo come “Contro i notai. Tutti i misteriosi privilegi della casta più inviolabile e ricca d’Italia”, molte reazioni, se andiamo a verificare in rete e poi se vogliamo usare eufemismi, sono state “negative”. Chiaramente le repliche dei notai e degli aspiranti notai non si sono fatte attendere, a volte con ragioni tutt’altro che banali, seppur in mezzo a parole e frasi poco carine tipo “cerchiobottisti”, “concetti populistici”, “il libro contiene strafalcioni imperdonabili”, “numeri sparati a casaccio”, “esercizio di odio viscerale” e così via . Nell’economia di poco più di centotrenta pagine gli autori, Morello e Tecce, probabilmente qualche cantonata l’hanno presa davvero, tipo confondere sedi e distretti notarili, o quanto meno hanno proposto paragoni azzardati; ad esempio tra i public notaries americani, poco più che dilettanti al servizio del pubblico, ed i nostri notai, che, seppur appartenenti ad un ordine o casta o come la vogliate chiamare, rimangono dei professionisti diventati tali teoricamente al termine di un complicato e durissimo percorso di studio. Al di là di ogni altra considerazione i  public notaries, che non sono affatto notai come li possiamo intendere noi,  risultano evidentemente funzionali ad un sistema profondamente diverso da quello italiano, costruito nei decenni, nei secoli, forse anche per legittimare la presenza di certe professioni e quindi caratterizzato da una legislazione talmente barocca e piena di vincoli che poi diventa difficile pensare di affidarsi ad un dilettante. Leggiamo: “Così mentre da noi il mestiere è intoccabile esclusiva, si svolge in zone bene, in studi eleganti dove si è ricevuti solo per appuntamento, là il notaio può essere il vicino di casa o il farmacista o il fioraio. Per garantire sulla buona fede di due persone o sulla loro identità, in fondo basa una vista nemmeno troppo acuta e una cultura non necessariamente accademica” (pag. 102).

Un piccolo libro che quindi non si perde più di tanto nei meandri della farraginosa legislazione italiana e notarile, volendo forse proporsi come una sorta di “Report” in versione cartacea, e che punta l’attenzione semmai sull’attività di lobby portata avanti dall’ Ordine notarile e dai loro rappresentanti in Parlamento, a volte in contrasto, a volte in sintonia, con l’altra grande casta italiana, quella degli avvocati. Da qui il capitolo “La protezione politica”, con “La salvezza arriva sempre di notte”, dove diventano protagonisti gli altolà di Mastella, l’ex ministro Castelli, Alfano, Giancarlo Laurini, notaio ed ex onorevole berlusconiano, la scomparsa di emendamenti in Commissione. I successivi capitoli, “Le pecore nere”, con “Le pene, esemplari e tardive”, proseguono con questa linea che intende mostrare i notai italiani come appartenenti ad un consesso non privo di ombre. A parte l’evidenza di una professione spesso appannaggio di figli e nipoti (ma qui bisogna mettere in conto una sorta di simbiosi che facilita, senza necessità di truffe, lo studio dei predestinati) molto più sconfortante, anche per gli aspiranti notai, risulta “Strani concorsi”, cronaca recente che non si limita a raccontare di quel novembre 2010 nel quale l’allora ministro Alfano fu costretto ad annullare il concorso, tra denunce circostanziate e commissari in pieno conflitto d’interesse, (“c’era gente che scriveva prima che fosse comunicata la traccia”), ma tutto quello che “sfata il mito che il concorso per notai sia un’armonia, un’orchestra eccellente, senza note stonate”: [ndr: quando un gruppo di bocciati ha deciso di fare le pulci al lavoro delle commissioni di esame] “così è saltato fuori di tutto: atti che contenevano errori di procedura molto gravi che, nella vita reale, oltre a rendere nullo il documento avrebbero potuto portare alla cancellazione dall’ordine dell’autore. Invece i candidati che li avevano scritti sono stati premiati, promossi insieme a quelli che hanno dimenticato certificati fondamentali” (pag. 83).

Morello e Tecce, pur accusati di generalizzare e di aver preso cantonate, per loro stessa ammissione hanno voluto fare una sorta di ragionamento sulla mancata evoluzione del notariato italiano, almeno rispetto a quanto accade all’estero, ormai in piena rivoluzione cibernetica. Certo è che a fronte di quasi cinquemila notai che guadagnano una media di 327 mila euro l’anno, protezioni politiche evidenti, una Cassa nazionale del notariato che gestisce un patrimonio di quasi un miliardo e mezzo di euro, parlare di un cambiamento radicale e della prospettiva che un notaio del futuro possa avere ancora più concorrenza e magari possa guadagnare qualcosa di meno rispetto ad oggi, appare quasi un’utopia. Soprattutto in Italia.

Edizione esaminata e brevi note

Marco Morello, giornalista freelance, catanzarese, è nato a Milano nel 1982 e vive a Roma. Scrive su Panorama, Corriere della Sera, Icon, il sito e i supplementi del Sole 24 Ore. Ha collaborato con Affari & Finanza della Repubblica, il Giornale, Lettera43, Corriere dello Sport, First, Economy e altri periodici nazionali. Ha contribuito con racconti e inchieste a Mediocri (2008) e Peccatori (2009) di Antonello Caporale.

Carlo Tecce è giornalista del Fatto Quotidiano e collaboratore di Vanity Fair. Irpino, nato ad Avellino nel 1985, vive a Roma. Ha scritto per La Gazzetta dello Sport, il Guerin Sportivo, Il Mattino e l’Unità. Ha raccontato il sistema di Raffaele Lombardo in Sicilia e i circoli sportivi romani per Mediocri (2008) e il suo terremoto e le ragazze di Papi in Peccatori (2009) di Antonello Caporale.

Marco Morello, Carlo Tecce,“Contro i notai. Tutti i misteriosi privilegi della casta più inviolabile e ricca d’Italia”, Ponte alle Grazie (collana Inchieste), Firenze 2012, pag. 144.

Luca Menichetti. Lankelot, novembre 2013