Daves Delmer

Quel treno per Yuma

Pubblicato il: 9 settembre 2006

Delmer Daves, in una lettera a Tavernier scritta nel 1960, scrisse: “Quel treno per Yuma” è probabilmente il mio migliore western”. E noi, cultori del genere, siamo d’accordo con lui.
Se consideriamo che il regista è autore di “Rullo di tamburi”, “Broken arrow” (L’amante indiana), “L’albero degli impiccati”, “Jubal”, capite bene che il nostro “Quel treno per Yuma” è un’opera che si presenta con tutte le carte in regola per ricevere adeguata sviolinata.
Un eccellente esempio di apologo western, degno del miglior Daves, dove la paura, il coraggio, l’onestà e la malvagità umana emergono potenti e senza dare adito ad alcun sentore di stucchevole retorica.
Dan Evans (Van Heflin) è un povero contadino che assiste senza poter e voler intervenire ad un assalto alla diligenza da parte degli uomini di Ben Waden (Glenn Ford).
Il nostro non è affatto un eroe, pensa agli affari suoi, ai suoi problemi economici e si allontana dal luogo dalla rapina, impassibile.
Ma le strade dei due, quelle del ranchero e del bandito, si incroceranno presto.
Ben Waden, che oltre ad essere straordinariamente arrogante è pure spavaldo e sbruffone fuori misura, compirà un passo falso: ha lasciato la sua banda, si è fermato nel bar del paese, dove presta servizio una ragazza fisicamente messa molto bene (Felicia Farr); e qui si appresta a dedicarsi ad una sana attività di lumacone.
In queste condizioni, senza la protezione dei suoi scagnozzi, lo sceriffo, con l’aiuto improvvisato di Evans e di altri cittadini, riesce a catturarlo.
Adesso però si pone il problema di come trasferire il prigioniero nel carcere di Yuma.
Il ricco possidente che ha subito il furto dell’oro offre un premio di duecento dollari a chi si renderà disponibile per scortare Waden fino al gabbio, ma due soltanto avranno il coraggio di affrontare l’impresa: il vice sceriffo, un alcolizzato che vuole riconquistare la fiducia dei coloni e lo stesso Evans che è un abilissimo tiratore e soprattutto ha un gran bisogno di quella somma per mandare avanti la fattoria.
Evans non avrà vita facile: in famiglia la moglie lo supplica di far evadere il bandito per avere salva la vita; ed intanto i compagni di Waden si stanno organizzando per fargli la festa.
Asserragliato nella cittadina, rimasto solo col bandito nel suo cammino verso la stazione, ed ormai battezzato col sangue dei suoi antagonisti, per il povero contadino portare a termine l’incarico è diventato qualcosa di più che incamerare soltanto una bella somma di denaro.
La faccia di Waden è perennemente beffarda e quasi indifferente alla prospettiva di ritrovarsi a Yuma: il miglior incentivo per consegnare il fuorilegge alle autorità.
La missione sarà compiuta in extremis, costringendo il suo fin troppo remissivo prigioniero a tuffarsi sul treno che li porterà a destinazione.
Anzi alla fine sembra quasi che Waden voglia aiutare il suo carceriere, non facendo resistenza e non prima di lasciare la stazione con una frase beffarda: “Sono fuggito tante volte da Yuma”.
Un film che pare confermare la fama di Delmer Daves, quale specialista di western, magari meno caratterizzati da aspetti spettacolari ma più attenti a descrivere la psicologia dei personaggi, pur nelle loro espressioni essenziali e meno raffinate; anche se parlare di fama è forse eccessivo, visto che il regista a tutt’oggi appare misconosciuto e non sufficientemente apprezzato da parte della critica e dal pubblico meno attento.
“Quel treno per Yuma” magari rispetto ad altre opere di Daves non ci propone figure femminili particolarmente memorabili, che anzi rimangono a fare da sfondo alla contrapposizione tra l’Evans, eroe suo malgrado (ruolo non nuovo per Van Heflin, già interprete di “Shane”) e il Waden di Glenn Ford, una volta tanto nelle vesti di “cattivo”, che si dimostra particolarmente a suo agio quale
perfetto prototipo dello sbruffone, che quasi riesce a far dimenticare la sua più autentica essenza di uomo violento e prevaricatore.
Forti contrasti che, grazie all’abilità del regista, degli sceneggiatori e degli interpreti, non decadono in una facile convenzionalità dei personaggi.
Il bianco e nero, il ritmo volutamente lento che ricorda certe pellicole di Sergio Leone, è funzionale a questa contrapposizione e ricerca di pathos, con strumenti “poveri” e puramente tecnici; identico concetto riguarda i brevi piani-sequenza come quello sulla banda di Waden dentro il saloon.
Il soggetto del giovane Elmore Leonard, ancora non assurto ai vertici della letteratura di genere, è un altro tassello che contribuisce a fare di “Quel treno per Yuma” un western ben poco convenzionale e a rischio di quella noia, di quel sentore di già visto, altrove sempre in agguato.
Completa il quadro un aspetto che nella critica cinematografica (professionale) rimane spesso e (mal)volentieri ai margini: la musica.
George Duning, l’artefice della colonna sonora, è ricordato per le musiche di “Fiori nel fango, “Da qui all’eternità”, L’uomo di Laramie”, “L’appartamento”, “Cavalcarono insieme”.
Già questo dovrebbe essere motivo d’interesse per tutti coloro che vanno oltre le facili suggestioni della canzone di successo inserita furbescamente a contorno del film.
Qui siamo però negli anni ’50; e se canzone proprio doveva essere, era più facile venisse alla luce grazie all’estro del compositore, piuttosto che con l’uso di ricorrere ad un brano già noto ai più, quale tappezzeria tratta dalla hitparade.
E difatti la canzone del titolo, composta da Duning, grazie anche alla voce aspra e potente di Frankie Laine, non nuovo come interprete “western” (pensiamo a “Mezzogiorno di fuoco” con Dimitri Tiomkin), al tempo fu un grande successo internazionale (un esempio sul preziosissimo http://www.epdlp.com alla pagina “compositori cinema”).
Un grande successo di cui pare pochi si ricordino se è vero che nei recital di Laine in commercio non se ne trova traccia.
I collezionisti attendono fiduciosi smentite prossime venture.
Ma se potrà mancare la fiducia, si spera temporanea, nel rintracciare la colonna sonora completa, con tanto di canzone, la fiducia nella qualità del film in quanto tale è d’obbligo, pena l’inutilità di questa mia sviolinata.

Edizione esaminata e brevi note

Titolo Originale: 3:10 TO YUMA
Regia: Delmer Daves
Interpreti: Glenn Ford, Van Heflin, Felicia Farr, Leora Dana, Richard Jaeckel.
Durata: h 1.32
Nazionalità: USA 1957
Genere: western

Recensione già pubblicata su ciao.it il 21 aprile 2006

Luca Menichetti. Lankelot, settembre 2006